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Alma Group, operazioni inesistenti per 93 milioni di euro e 31 milioni evasi: 7 persone arrestate

Il Consorzio Alma Group, operante nel settore delle pulizie, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per 92 milioni di euro ed evaso Iva per 31 milioni. Per questo la Guardia di Finanza ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare – in carcere per due persone, ai domiciliari per cinque – disposta dalla magistratura di Milano.

 

LaPresse
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GLI ARRESTI – Ci sarebbe “un’unica cabina di regia” dietro la frode a gestione ‘familiare’ da 31 milioni di euro che oggi ha portato in carcere Natale Sartori, titolare dell’Alma Group e amministratore di fatto di otto cooperative della “galassia” del gruppo, noto alle cronache anche per i suoi rapporti di amicizia con Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri e il cui nome è già comparso in inchieste sulla criminalità organizzata. Oltre a lui è finito in cella Bruno Righetti, suo uomo di fiducia, mentre sono stati posti ai domiciliari la moglie separata, Provvidenza Giargiana, le loro due figlie Tiziana e Cristina Sartori, e i professionisti Roberto Notargiacomo e Andrea Gorgoglione. Le ordinanze di custodia cautelare, eseguite stamane dagli uomini del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, sono state firmate dal gip di Milano Vincenzo Tutinelli su richiesta del pm Carlo Nocerino.

I 31 MILIONI – Le Fiamme Gialle hanno inoltre sequestrato beni e disponibilità finanziarie per 31 milioni, la cifra relativa a tre anni di evasione Iva (2009-2011)contestata. La vicenda, per la quale sono indagate in totale 21 persone ha al centro il Consorzio Alma Group, specializzato in pulizie, trasporto merci per contro terzi e deposito e movimentazione di magazzino, il quale si e’ aggiudicato decine di appalti privati, compresi quelli di alcune grandi catene di supermercati come Esselunga, Conad e Il Tirreno.

 

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LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI – Secondo la ricostruzione di inquirenti e investigatori Alma Group faceva capo a otto cooperative ritenute fittizie, le quali avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per 92 milioni, Iva compresa ( e da loro mai versata), a favore di Alma Group consentendo a quest’ultimo di detrarre illegittimamente l’imposta stessa sul valore aggiunto. Si tratta di un sistema fraudolento di cui il “dominus”, si ipotizza, era Sartori, e nel quale avrebbe avuto un ruolo determinante anche la sua famiglia – moglie separata, figlie e padre indicato come “prestanome” alla guida di alcune coop- , e significativi contributi da parte di una serie di professionisti tra cui un funzionario di Bpm il quale avrebbe omesso adeguate verifiche sul rispetto della normativa antiriciclaggio del Consorzio. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a un serie di reati fiscali, come utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento dell’Iva e riciclaggio, avrebbero fatto parte di un “associazione criminosa” il cui “costitutore e promotore”, come si legge nel provvedimento del gip, sarebbe stato Nicola Sartori e “in seconda battuta” i suoi familari, ognuno con un compito preciso. Inoltre, ha sottolineato il giudice, dalle indagini e’ emerso “un quadro di insieme in cui la Alma Group e le cooperative che a questa fanno capo operano attraverso una condotta ‘a due facce’, in maniera speculare e contrapposta: ‘verso l’alto’, ossia verso i grandi committenti (Esselunga e Conad) l’approccio è quello tipico rispondente alle normali logiche commerciali: acquisizione della commessa, assicurazione della prestazione dei servizi ed emissione della fattura attiva a fronte degli ingenti guadagni ricevuti”. Invece “verso il basso” – ha osservato ancora il gip – il modus operandi trascende/sconfina nell’ illegalita’” con le coop definite “società a scopo di lucro”. (Fonti: Ansa)

(Photocredit: LaPresse)