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La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 2 febbraio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

I minacciosi proclami di disobbedienza fiscale dei sindaci del Settentrione nascondono disagi e problemi reali ma anche uno strisciante egoismo “nordista” bipartisan. Il Governo tace, la Lega sembra presa in contropiede, e gli equilibri potrebbero rompersi sullo scoglio del federalismo fiscale

Il Nord è in rivolta contro Roma. Non sarebbe una novità, se non per il fatto che stavolta non è la solita Lega a scagliarsi contro Roma ladrona, ma sono i sindaci del settentrione, anche quelli di “sinistra”, che attaccano duramente il governo più feder209251938 83adf4a356 m Sciopero fiscale, se è il Nordest a guidare la rivoltaalista che c’è sul versante del federalismo. Mentre il Carroccio resta prudentemente alla finestra, tra i maldipancia della base e le oggettive difficoltà nel governare una questione che troppo spesso è lasciata alla demagogia.

LA RIVOLTA DEL PIAVE – I sindaci veneti sono pronti ad una rivolta che, secondo il presidente dell’Anci Veneto Vanni Mengotto, sarà senza precedenti. Il casus belli è stata la deroga sul patto di stabilità concessa a Roma. “Ho l’impressione che né il governo, né i parlamentari, si rendono conto della reazione provocata dal trattamento di favore riservato alla capitale: sto assistendo a una levata di scudi senza precedenti che vede schierati l’uno al fianco degli altri i rappresentanti di tutte le istituzioni locali di tutti i colori politici“. Infatti, il vicepresidente nazionale dell’Anci, Flavio Zanonato, ex PCI ed attuale sindaco Pd di Padova, è durissimo: “Ciò che il governo ha negato alla totalità dei comuni italiani, è stato concesso all’amministrazione di Roma. A dimostrazione che esistono comuni di serie A e comuni di serie B, territori che contano e altri che vengono dimenticati“. Ma, scavando tra le dichiarazioni dei vari amministratori locali del Veneto, la frattura sembra molto più profonda.

VENETO LIBERO – L’attacco non è solo al patto di stabilità, che impedirebbe ai Comuni di fare investimenti nel territorio, alla deroga data a Roma per la sua metropolitana. Ma anche al federalismo fiscale che non arriva, destinato – anche nelle ipotesi più ottimistiche – ad una transizione infinita. E i sindaci vogliono restituire la fascia tricolore al prefetto, propongono azioni di disobbedienza fiscale chiamando alla rivolta, civile e pacifica: Gianluca Forcolin, parlamentare del Carroccio e sindaco di Musile di Piave tuona: “Sono state date a tutti i sindaci padani, a partire da quelli parlamentari, a sentirsi liberi dai paletti del patto di stabilità“. Il vicesindaco di Crespano Antonio Guadagnini è alla testa di molti amministratori locali di ogni partito che chiedono, in attesa di un federalismo fiscale che vedono incerto e lontano, la restituzione immediata del 20% dell’Irpef prodotto in loco. Secondo i sindaci del Piave i trasferimenti complessivi dello stato ai comuni veneti sono circa 823 milioni di euro mentreNord est2 Sciopero fiscale, se è il Nordest a guidare la rivolta il 20% dell’Irpef (calcolato sul 2004) è circa 2,2 miliardi di euro. Sarebbero 1,4 miliardi in più per i comuni.

IL PATTO DI STABILITA’ – Il nemico dei sindaci veneti è quindi il patto di stabilità interno, in vigore dal 1999, che esprime gli obiettivi finanziari per gli enti territoriali (regioni e enti locali) in termini di contributo al mantenimento dell’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione rispetto al Pil al di sotto del 3%, cioè uno dei più importanti “parametri di Maastricht“. Per il 2009 è previsto che il saldo finanziario di ciascun ente locale – ovvero la differenza tra entrate finali (primi quattro titoli di bilancio dell’entrata) e spese finali (primi due titoli di bilancio della spesa)  in termini di “competenza mista” (cioè competenza e cassa) -  per gli anni 2009, 2010 e 2011 sia pari al saldo finanziario registrato nel 2007, corretto di un ammontare che varia a seconda della situazione finanziaria di ciascun ente al 2007. Sono stati individuati 4 gruppi e – in base alla loro maggiore o minore solidità finanziaria – è stata individuata la variazione del saldo 2007 necessaria per determinare il  saldo programmatico per ciascuno degli anni 2009/2011. In pratica, si tratterebbe di tagliare più o meno le spese (senza distinguere tra quelle “correnti” e quelle di “investimento”) o di aumentare più o meno le entrate per centrare l’obiettivo di contenimento dell’indebitamento netto complessivo nazionale.

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