Fa benissimo Pierluigi Bersani a dirlo : “Basta con questa storia che non ci sarebbero alternative a Veltroni. Se serve, io sono disponibile“. Così si sarebbe espresso qualche giorno fa Pier Luigi Bersani. Nel senso: se l’ex ministro è davvero così pronto, allora è giusto che non lo nasconda, possiamo concordare con quanto scritto sul Foglio del 31 gennaio, a firma di Francesco Cundari, giornalista che segue molto Massimo D’Alema. Oppure, possiamo essere ancora più concreti, e dire addirittura che: “la candidatura di Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd diventa sempre più cosa probabile, ieri l’ipotesi è stata evocata durante una riunione di ReD alla presenza di Massimo D’Alema e dello stesso ex ministro dello Sviluppo economico e oggi è stata la ‘Velina rossa’ di Pasquale Laurito a divulgare la notizia, scatenando il dibattito nel Pd“. Ricordando sempre che la Velina Rossa fa riferimento a D’Alema, e che la data dell’agenzia di stampa Apcom è sempre 30 gennaio.
Oppure fa benissimo Bersani a non aver detto nulla di tutto questo? Perché, a leggere invece l’Unità, avrebbe dichiarato tutt’altro: “Proprio sulla necessità di essere uniti, è intervenuto Pierluigi Bersani, che rispondendo ai giornalisti riguardo alle voci che lo danno come successore di Walter Veltroni alla guida del Pd, ha detto: «Anch’io leggo sui giornali che mi si accrediterebbe come successore di Veltroni». «Semplicemente la cosa – ha spiegato – è nata dal fatto che io ho qualche idea su come rafforzare il progetto del Pd e certamente quando sarà il momento dirò le mie idee. Punto e basta»“. E lo avrebbe detto il 30 gennaio, secondo la data pubblicata nel sito. Probabilmente, quindi, è un articolo scritto il giorno prima e pubblicato il giorno dopo: il 29. E allora come fa l’agenzia di stampa a p
arlarne il giorno dopo, senza aver tenuto conto di quanto pubblicato su l’Unità, e detto in un’uscita pubblica dallo stesso Bersani? E il Foglio, che aggiunge addirittura: “Di sicuro, nessuna fretta ha mostrato finora Bersani, che delle sue intenzioni ha parlato tre giorni fa in una riunione di Red (l’associazione voluta da Massimo D’Alema), svoltasi nella sede della fondazione (dalemiana) ItalianiEuropei. Curiosamente, in quell’occasione, il meno impaziente di tutti è parso però proprio D’Alema. “Il meno impaziente – racconta uno dei partecipanti – ma anche il più preoccupato. Perché poi è a lui che arrivano le telefonate, le email e gli appelli dal partito di mezza Italia“. Presente l’intero comitato di presidenza di Red, dal lettiano Paolo De Castro al mariniano Nicodemo Oliverio, ai dalemiani Livia Turco e Michele Ventura, tutti si sono detti d’accordo sulla linea del ““né anticipare, né rinviare”. Per non danneggiare la ditta, naturalmente“: Il Foglio pubblica il 31, e quindi scrive il 30: parla del 28 gennaio. E fornisce un dato importante: che i cosiddetti “Lettiani” – ovvero i “seguaci” di Enrico Letta – sarebbero d’accordo con l’opzione Bersani.
Il giorno dopo la riunione, Bersani smentisce l’intenzione manifestata in privato D’Alema, secondo la versione dei dalemiani almeno. Che però viene messa in discussione, oltre che dal calendario, anche da questo articolo apparso sul Tempo: “E i dalemiani già lavorano a Bersani segretario. Il nome di Pier Luigi Bersani, come alternativa a Walter Veltroni al prossimo congresso del Pd, è stato esplicitamente evocato mercoledì pomeriggio in una riunione di «Red», l’associazione che fa riferimento alla Fondazione ItalianiEuropei di Massimo D’Alema. Il ministro ombra dell’Economia ha ribadito che per lui quello che conta non è la leadership ma la «solidità e credibilità del progetto», ma si è pure detto preoccupato proprio per le incertezze che riguardano il progetto politico del partito. La riunione doveva rimanere riservata, ma la «Velina Rossa» ieri ha alluso ad essa, lasciando intendere che i dalemiani mirano a una resa dei conti prima delle europee per lanciare Bersani“. Si lascia chiaramente intendere, insomma, che Bersani non ha detto “sono pronto a offrirmi”, ma più o meno quello che ha dichiarato a l’Unità il giorno prima. Dove diceva soltanto che “dirà le sue idee”, non che si candiderà a segretario contro Veltroni. Della cosa, curiosamente, sembrano più che convinti i dalemiani, che ci tengono a presentarla come un’idea di Bersani alla quale loro e i lettiani acconsentono. E perché acconsentano, se D’Alema è un nome di primo livello ed Enrico Letta sarebbe molto giovanile e trendy, così trendy da aver spinto, qualche tempo fa, D’Alema a sussurrare di vederlo bene nel posto di segretario, è un mistero. “Che ora i dalemiani abbiano cambiato idea?”, penseranno arroventandosi i veltroniani. Oppure, balenerà in testa ai più machiavellici tra di loro, che sia un modo per bruciare Bersani, tanto più che si tratta di un cambio da effettuare prima delle Europee: difficile, molto difficile anche solo immaginarlo. Ma mandare lui perché all’altro “vien da attendere” potrebbe costituire una strategia di logoramento. E i bindiani, cosa penseranno? E l’Opus Dei? E Franceschini si lascerà far fuori così? Rutelli, va beh, lui e la Barbara Palombelli che ne pensano? L’Ingegnere l’avete sentito? Perché alla fine il potere di nomina di Repubblica lo mantiene. Bassolino? Si allineerà di nuovo o dovrà rassegnarsi finalmente a lasciare? Qualcuno almeno un colpo di telefono ad Antonio Polito glielo ha dato? Perché lo sapete che poi magari gli dispiace. Quei rancorosi delle prime firme? Avvertiti? No, dite che non serve perché tanto… ok. Le Coop? Ah, già, di Bersani saranno contente. Nemmeno da discutere. Ma il mondo della cultura? Bertinotti? Berlusconi? La Confindustria? Il sindacato?…
…spero comprenderete che si potrebbe andare avanti all’infinito. Ecco, il dramma del Partito Democratico è proprio tutto qua.
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Nel frattempo, i più acuti di voi se ne saranno già accorti. Giornalettismo cambia un po’, e si spera che gradiate. Spazio informativo aumentato con nuovi contenuti, più Posta per tutti, nuove rubriche, nuove versioni di vecchie rubriche, e speriamo sempre maggiore qualità. Le cose, ogni tanto, cambiano. Quelle vecchie, e quelle nuove, sono tutte necessarie.
Vignetta di Artefatti



Settimanalmente mi trovo a colloquiare con persone della prima sinistra,miei parenti. (io non lo sono).Parliamo di tutti difronte ad un bicchiere di vino.Ieri,domenica,mi hanno riferito che Grillo ha diagnosticato la fine del goverso Berlusconi entro 4-5 mesi.Non lo so,e stento a crederlo sotto l’aspetto temporale(che cadrà è cosa certa-ci sono troppi-non tutti,imbecilli).Prevedono la sostituzione di Berlusconi con Bersani.Bene,magari : è certamente la perasona più seria e capace che abbiamo.Ma con chi governerà? Con Veltroni? Da solo non lo può fare.I miei amici di sinistra mi hanno dato ragione.E’ certo che ai massimi livelli siamo governati da buffoni: (Siulvio,Bossi ed altri…ma non tutti)
Non credo che riscaldi il cuore degli italiani il fatto che al posto di Veltroni vada Bersani. Probabilmente non gliene importa un bel piffero a nessuno. Il PD si sta avvitando su se stesso, sui giochini delle mezze verità, per far passare la propria balla del giorno. Il fatto è, che è diventato un partito burocratico che rappresenta le caste (e quando dico caste, intendo tutte le caste). Da quella dei giornalisti, a quella dei magistrati politicizzati e superefficienti!!!!!!, dalla creme de la creme nella sanità, alle baronie nell’Università (dove il pensiero dominante è “Ma se nessuno fa un bel niente, perchè mi devo da fare io?”, ovvero sottocategoria del pensiero unico. Dai banchieri ai bancari, dagli assicuratori alle assicurazioni.E non parliamo della pubblica amministrazione, priva di controlli, dove ci rimette sempre il povero cristo che lavora a fronte di altri che sono protetti e amano il dolce far niente. Tutto fa brodo. E ora come la mettiamo con il buon Di Pietro che con quelle sue sparate ultime ricatta il PD sul tema giustizia? L’avete voluto, ve lo siete allevato, ne avete fatto un PM da sfondamento, e ora ciucciatevelo. Insomma il PD, tanto per riandare alle vecchie analisi marxiste, rappresenta un blocco conservatore, il blocco dei privilegiati che vogliono mantenere i propri privilegi mentre il mondo cambia velocemente. In questo caso, paragonarsi al partito democratico americano ed a Obama è semplicemente una bestemmia, loro sono innovatori e progressisti, mentre quelli del PD sono intolleranti e per il proprio tornaconto di casta, sono rimasti al tanto peggio tanto meglio e il fine giustifica il mezzo. Ma quale fine? Il potere per il potere?
I dalemiani meriterebbero il ventennio veltrusconiano nel Pd.
La prossima volta ci pensano bene prima di far ritirare Bersani dalle primarie all’ultimo momento!
Mo’ so’ cazzi!
Ah… dimenticavo…
ma è vero che in caso di candidatura alla segreteria del Pd di Enrico Letta, Giornalettismo diventerà organo della corrente lettiana del partito democratico?
Lo dice il nome stesso: Giorna-LETTISMO
Aspetto una risposta
staccate il sondino naso-gastrico al PD e lasciate che la natura faccia il suo corso
la chiesa e Formigoni non si opporranno per questa volta
Si il PD è morto con Prodi, questa è la verità.
Quando si va a guidare una macchina prima bisogna
bisogna farsi dare le istruzioni.
Troppo superbi i capi che liberatisi di Prodi, avevano la strada del successo libera.
Non è così, Bersani può ripartire da Prodi e dare
una svolta al PD, restituendogli il suo volto originale. Ma Bersani lo vuole ?
Bersani vuole questo o avventurarsi nell’ ignoto come Veltroni ? Perchè se non è così c’ è già Valter, a che serve un altro avventuriero ?
Bersani potrebbe cambiare le cose se lo vuole.