Matteo Renzi e i cento punti nati vecchi
31/10/2011 - “Un collage di idee già sentite”, ci dice Mario Seminerio, blogger su Phastidio. E anche i cinque minuti al microfono e il Wiki-PD lanciati alla Leopolda sono invenzioni altrui E’ un fatto: tutte le idee, tutte le migliori intuizioni del
“Un collage di idee già sentite”, ci dice Mario Seminerio, blogger su Phastidio. E anche i cinque minuti al microfono e il Wiki-PD lanciati alla Leopolda sono invenzioni altrui
E’ un fatto: tutte le idee, tutte le migliori intuizioni del dibattito politico pubblico e della pratica dei movimenti hanno un uomo che li ha sintetizzati. Si tratta di Matteo Renzi, che alla Stazione Leopolda di Firenze ha concluso ieri il Big Bang, la sua manifestazione pubblica che voleva riportare al centro della discussione la voce dei “Rottamatori” del Partito Democratico. In realtà, dire che la Leopolda è stata la manifestazione dei Rottamatori non è proprio corretto, visto che sul palco della “casa” di Renzi si sono alternati esponenti dei partiti del centrosinistra, amministratori, cittadini, uomini del pubblico, personalità dell’arte, dello spettacolo e della cultura.
IL NUOVO CHE NON LO ERA - Chiunque volesse parlare ha potuto raccontare, salendo sul palco per cinque minuti, cosa avrebbe fatto, se fosse stato presidente del Consiglio. Una scelta di metodo che Matteo, ieri, ospite a Che Tempo Che Fa da Fabio Fazio, si è esplicitamente rivendicato.
“Intanto il metodo”, ha detto Matteo; “noi siamo stati tre giorni, chiedendo a ciascuno dei relatori, alcuni molto autorevoli, altri più improvvisati, di raccontarci in cinque minuti cosa avrebbero fatto loro se fossero diventati presidenti del Consiglio”. Come se fosse una sua idea: però l’intuizione del “programma in cinque minuti” l’avevano avuta a loro tempo gli organizzatori del convegno de iMille, gruppo politico attivo negli anni scorsi nel Partito Democratico – dalle file del quale proviene l’attuale vicepresidente Pd, Ivan Scalfarotto – che venne chiamato “Uccidere il padre”, ben prima che i Rottamatori si affacciassero al dibattito politico.
Cinque minuti per venticinque oratori, tutti accomunati dall’essere nuova classe dirigente, dall’essere innovatori nelle proprie professioni, da essere un po’ di quell’aria fresca di cui il Partito Democratico e il paese hanno bisogno.
Il primo prodotto dell’assemblea Leopoldina è stato il Wiki-PD, ovvero un programma aperto a tutti i contributi – sul modello di Wikipedia – alla base del quale vi sono i 100 punti che il team del Big Bang ha formalizzato: anche quest’idea, copiata da iMille, che misero in piedi un Wiki-Programma già nel 2007. Il profilo Facebook de iMille, ormai rivista e luogo di dibattito e pensiero, ha sottolineato la contraddizione già da qualche ora.
Il WikiPD di Renzi somiglia cosi’ tanto al WikiProgramma con le idee per l’italia che iMille misero su nel 2007 http://imille.wikispaces.com/ , in cui molti lettori fecero proposte per l’Italia usando il metodo Wiki. Ma ovviamente e’ un piacere vedere che le idee che proponemmo vengono riprese oggi
IN PRESTITO – “E’ ufficiale, l’idea del wikipd [è stata]presa in prestito da Matteo Renzi, speriamo almeno in una citazione di merito”, scrive in seguito il Facebook dei Mille, inascoltato. “Sì, l’abbiamo scovata noi l’idea dei cinque minuti”, ci dice oggi al telefono Marco Simoni, allora portavoce de iMille, docente alla London School of Economics nel comitato promotore di Italia Futura, la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo: “Lo dico con certezza perché prima di noi non l’aveva fatto nessuno”. Ma se gli chiediamo se si senta “scippato” da Renzi, o se avrebbe gradito quantomeno una citazione o un ringraziamento, Simoni si schermisce: “Ma no, l’abbiamo inventato noi ma poteva inventarlo chiunque altro; come ogni idea si trattava di proporre un’innovazione; un’innovazione riuscita, direi, perché ora chiunque faccia una manifestazione politica usa questa formula. Non è però su cui rivendicare un brevetto o riconoscere primogeniture”, perché “i cinque minuti sono necessari” se “la politica ti preclude un ricambio e una partecipazione naturale”. Insomma, secondo Simoni, è parte della crisi italiana l’idea che sia necessario far intervenire “cinquanta persone in due giorni” per presentare una proposta politica organica: a quel punto, “i cinque minuti”, come dicevamo, “sono inevitabili”: se si riuscisse ad aggregare consenso politico “in altra maniera”, non ci sarebbe bisogno di questa modalità.
C’ERA UNA VOLTA GRILLO – Sta di fatto però che le due innovazioni che Renzi si è come prima cosa rivendicato, proprio proprio sue non sono: “Ogni esperienza politica”, d’altronde, “si basa sul meglio di quelle precedenti”, ci dice ancora Simoni. Il sindaco di Firenze si è inoltre detto molto soddisfatto dicome “la tre giorni abbia riportato la politica nelle case dei cittadini”; il bisogno, dice Renzi, è stato quello di “ritornare a parlare dei problemi concreti, dei temi”. Non solo: “Non discuteremo di alleanze e di leader”, diceva il manifesto della Leopolda: “Noi siamo gente semplice”; ancora, “non arriverà l’uomo sul cavallo bianco, il Cavaliere del ‘ghe pensi mi’: è molto meglio candidare le idee”. Insomma, basta discussioni sui leader, sulle persone, e si riparta dalle tematiche e dai temi concreti. Ispirazione analoga l’aveva avuta Beppe Grillo quando organizzò le “Primarie dei Cittadini”.
Fino ad oggi le primarie le hanno fatte i nostri dipendenti. E’ arrivato il momento che le primarie le facciano i datori di lavoro.
Da oggi pubblicherò una proposta su temi importanti come l’energia, i trasporti, le regole elettorali, aiutato da esperti riconosciuti, per ricevere i vostri commenti. I post saranno mantenuti visibili sulla barra di destra sotto il titolo: “Primarie dei cittadini” insieme ai vostri commenti fino alle elezioni.
Dipendenti, nel linguaggio grillino, sono come è noto gli esponenti della classe dirigente politica; i datori di lavoro sono i cittadini. Grillo propose cinque temi da sottoporre a dibattito pubblico, in cui chiunque potesse condividere e integrare: intervennero politici, segretari di partito, dirigenti dell’allora Unione che spingeva per l’elezione a presidente del Consiglio di Romano Prodi. Il concetto è esattamente lo stesso: basta discussioni sulle persone, pensiamo alle idee.
UN PROGRAMMA NATO VECCHIO – Il risultato delle primarie dei cittadini venne portato da Grillo a Prodi in persona, che le lesse, si disse d’accordo e la cosa finì lì. Secondo Mario Seminerio d’altronde, esperto di economia ed animatore del blog Phastidio, le idee di Renzi, il suo programma economico – che, in questi tempi di crisi, è sicuramente la prima delle urgenze – saranno pure condivisibili e di buon senso: ma sono tutte già sentite, non c’è nulla di innovativo o di rivoluzionario; “sono reiterazioni di concetti che ci girano in testa da molti anni, sono la sintesi del dibattito pubblico degli ultimi cinque anni”, con idee “di destra, di centro e di sinistra”. Cose “risapute” e in linea di massima talmente generiche da non poter non essere “condivisibili”, perché tanto il punto è che “le misure necessarie all’Italia sono più che risapute, ma non vengono messe in pratica perché il paese è paralizzato dai veti corporativi incrociati”. Per Seminerio il programma di Renzi è “un remake del Decidere.net di capezzoniana memoria” – e qui il blogger di Phastidio si riferisce al progetto dell’attuale portavoce del Popolo delle Libertà che, una volta uscito dalla Rosa nel Pugno e dai Radicali Italiani, formò il think tank Decidere che lo traghettò appunto nel centrodestra.
“LUOGHI COMUNI DI BUON SENSO” -Seminerio commenta con noi alcuni dei 100 punti di Renzi in tema di economia: “Punto 18, portare il rapporto debito/PIL in tre anni? Perché non 18 o 12 anni? E’ una dichiarazione di intenti come quelle che sentiamo dal governo con cadenza giornaliera; il tutto da raggiungersi con privatizzazioni di imprese pubbliche o dismissioni immobiliari. Sono proposte banali, e comunque: auguri, perché non è che uno si sveglia la mattina e riesce a vendere gli asset dello Stato come se niente fosse”. Punto 19, quello sulle pensioni, dove si propone di “accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti”: secondo l’esperto è una proposta condivisibile- “è una buona posizione”- ma non c’è da sperare che possa portare guadagni nel breve periodo, perché la stragrande maggioranza degli attuali pensionati sono pagati con il sistema retributivo – peraltro “percependo molto di più di quanto non abbiano versato” – e non sarebbe possibile trasformare automaticamente quelle pensioni ricalcolandole in base al contributivo: i cambiamenti si potrebbero applicare solo ai nuovi pensionamenti. “L’abolizione dell’Irap? In astratto ha senso: ma mancano dei numeri, chiari e netti, perché l’Irap determina svariati miliardi di gettito annuo”. Come coprire “l’abolizione totale?”; non ci si ritroverà, invece, a doverla semplicemente “ridurre?”; ancora: “Abolire gli ordini professionali superflui? E chi decide quali sono quelli superflui?”. Insomma, dice Seminerio: “Sembrano le invenzioni di Archimede Pitagorico: le barche con le ruote per i fiumi in secca e i pettini senza denti per i calvi”; “era necessario un Wiki per queste proposte?”, ironizza Phastidio: “Bastava l’archivio dei giornali”. Il punto, conclude, è che bisogna capire perché mai “negli ultimi tre-quattro anni queste idee dirompenti non siano state attuate: e potrà questo giovanotto di belle speranze attuarle, finalmente?”.












Più che altro in un post che cita idee riutilizzate da Renzi vi siete scordati che il programma del 96 del polo delle libertà si chiamava 100 impegni per cambiare l’Italia
http://88.59.97.74/SebinaOpac/Opac?action=search&thTitSecBase=Cento+impegni+per+cambiare+l'Italia.+-&startat=0