Attraverso Falkenberg apprendiamo una notizia di importanza fondamentale: la Regione Sicilia ha deciso di cancellare l’Ente Porto di Messina. L’istituzione era stata fatto ufficialmente rinascere “con decreto del Presidente della Regione Totò Cuffaro firmato nel 2002 per nominarne i componenti. In base al decreto Legge N° 270 del 1953 l’Ente Porto aveva la competenza sulla gestione del “Porto franco” (anteriore Legge del
1951 mai attuata, ma mai decaduta) e la gestione regionale, in convenzione con la Smeb del bacino di carenaggio e della degassifica”. Una zona extradoganale all’interno della falce portuale (esattamente nell’area ex Smeb), pensata per rilanciare il molo commerciale e le strutture antistanti.
Peccato che il Porto franco non fosse, nel frattempo, ancora nato in quel di Messina. Ma questo era un dettaglio, visto che “Costava, in media, 225mila euro l’anno: 1.700 al mese per il presidente, 850 per il suo vice, 550 per i dodici consiglieri di amministrazione”. Il tutto per svolgere il numero esorbitante di sei riunioni-assemblee l’anno. Per parlare di cosa? Probabilmente del tempo che faceva. E per dare direttive alle maestranze assunte. Ovvero, UN SOLO dipendente. Ma ovviaemente – non potevano mancare – alcuni consulenti, i quali probabilmente avevano la funzione di indicare a tutti il modo migliore per passare il tempo in attesa della nascita del Porto franco. La decisione è arrivata dal presidente della Regione Raffaele Lombardo, ma l’Ansa dice che a sollevare il ‘caso’ dell’ente porto, istituito nel 1952 e che oggi, solo sulla carta era stato il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello. Che sulla questione chiedeva una decisione da appena un anno.
E ovviamente, siccome siamo in Italia, dobbiamo anche trovare qualcuno che si mette di traverso: A protestare contro questa possibilità intervengono gli esponenti del partito dei Comunisti Italiani: “la notizia dell’avvio della procedura, da parte della Regione Siciliana, per la liquidazione o il commissariamento dell’Ente Porto, salutata con favore da qualcuno in città - attaccano – costituisce l’ennesima beffa per Messina, diventata ormai terra di conquista per catanesi e palermitani, indipendentemente dal fatto che si tratti di imprenditori, organi istituzionali o affaristi di ogni livello e natura”. Secondo i comunisti la presunta “inutilità” dell’Ente è da ricercare nei governi regionali che si sono succeduti, che avrebbero impedito lo svolgimento dell’attuazione delle finalità e dei programmi che prevedevano l’attuazione del punto franco. “Ammesso che si tratti di liquidazione e non di semplice commissariamento - concludono – sorge il sospetto che i tempi di eliminazione dell’Ente Portuale saranno tali che la “manovra” servirà solo ad affidare indirettamente la sua gestione alla politica regionale, quella che ha già espulso Messina dalla Giunta regionale e dall’Ente Stretto”.
Altre notiziuole: sul Corriere ecco la difesa d’ufficio di Marco Tronchetti Provera a proposito di Telecom. Da registrare che Massimo Mucchetti, il giornalista del Corriere spiato perché considerato probabilmente vicino a una linea ostile a quella di Pirelli nel Cda della Rizzoli, ancora non si è espresso. Ma la notiziona è su Repubblica, ed è firmata da Giuseppe D’Avanzo: si parla di lui in uno dei dossier come “retribuito da De Gennaro“. Cossiga fa rimbalzare la frottola in una delle sue solite interpellanze, e Del Boca rilascia una dichiarazione allarmata. Poi succede che “La frottola attecchisce e finisce scolpita nella voce che mi riguarda su Wikipedia, ritenuta in Internet l’enciclopedia più democratica, perché aperta a tutti i contributi e a tutte le correzioni. Il 13 agosto del 2007, uno studente d’informatica, Virgil Griffith, crea e lancia un motore di ricerca: Wikiscanner. Consente d’identificare gli autori delle modifiche anonime.Preso dalla curiosità, applico Wikiscanner alla mia wikibiografia e scopro con sorpresa che quella bufala è stata sistemata lì da un computer del Senato della Repubblica italiana. In modo indelebile perché da un pezzo quella frottola rimbalza da un sito all’altro”. Fantastico. E poi si dice che i parlamentari non lavorano!
(Vignetta di Mauro Biani)























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