Il complotto contro Woodcock

29/10/2011 - Un accordo tra magistrati e politici per costruire una macchina del fango La macchina del fango ha un buco nella gomma. E quindi l’accordo tra magistrati, politici e servizi segreti per fermare le inchieste di Henry John Woodcock, di cui

     
 

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Un accordo tra magistrati e politici per costruire una macchina del fango

La macchina del fango ha un buco nella gomma. E quindi l’accordo tra magistrati, politici e servizi segreti per fermare le inchieste di Henry John Woodcock, di cui si era parlato per tanto tempo senza arrivare a prove concrete, adesso sembra diventare realtà. Ne parla Giuliano Foschini su Repubblica:

A Catanzaro nasce Toghe lucane bis. A riprova che l’originaria inchiesta di Luigi De Magistris, all’epoca pm in Calabria e oggi sindaco di Napoli, aveva una sua piena ragion d’essere. Adesso il procuratore aggiunto del tribunale calabrese Giuseppe Borrelli e la pm Simona Rossi hanno notificato nei giorni scorsi una decina di avvisi di garanzia: tra gli indagati ci sono l’ex procuratore generale di Potenza Vincenzo Tufano (ora in pensione), i sostituti procuratori generali Gaetano Bonomi e Modestino Roca e una serie di agenti di polizia giudiziaria, compreso l’ex agente del Sisde Nicola Cervone. Sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, violazione della legge sulle società segrete, corruzione in atti giudiziari e abuso d’ufficio.

L’inchiesta è nata da un’indagine su alcune lettere di calunnia arrivate a Woodcock e girate per competenza a Catanzaro:

Gli investigatori hanno accertato che non si trattava del lavoro di mitomani. Ma al contrario che si trattasse di un piano preciso di delegittimazione, pensato dal sostituto procuratore generale Bonomi. Sarebbe stato lui a suggerire l’invio di un esposto anonimo contro Woodcock nel quale si accusava il pm di passare notizie coperte da segreto istruttorio a una serie di giornalisti, e in particolare a Michele Santoro e Federica Sciarelli. E sarebbe stato proprio Bonomi, grazie all’aiuto di agenti infedeli ed accedendo a informazioni riservate alle quali aveva accesso in qualità di sostituto procuratore generale, a organizzare una vera e propria associazione segreta che tutelava gli interessi degli iscritti. Il sostituto pg, con l’aiuto della polizia giudiziaria, faceva in modo di assicurarsi notizie di prima mano che gli servivano per informare amici politici e imprenditori ai quali chiedeva in cambio favori per la sua carriera personale.

E l’impegno era un lavoro di squadra bello e buono:

Il tutto mentre il gruppo lavorava a infangare il lavoro dei magistrati non organici, come Woodcock e i colleghi Vincenzo Montemurro, Alberto Iannuzzi, Annagloria Piccininni e Laura Triassi. Un sistema che non lasciava nulla al caso, dicono i magistrati di Catanzaro che nei prossimi giorni vogliono ascoltare i colleghi indagati. Agli atti ci sarebbe una sorta di vademecum su come si organizza e si struttura la macchina del fango: da un lato, gli agenti infedeli raccoglievano materiale sulla vita privata dei magistrati o esponenti delle forze dell’ordine. Dall’altro, Bonomi provvedeva a preparare esposti anonimi o a far presentare da esponenti politici nazionali interrogazioni parlamentari o richieste ispettive. In questa maniera pensavano di intimidire i colleghi, spingendoli a usare il pugno leggero su determinate inchieste, in particolare quelle che riguardavano il mondo politico e imprenditoriale.

     
 

1 Commento

  1. Egregio scrive:

    Siamo alla frutta cari signori. Se anche la magistratura ha raggiunto questi livelli di illegalità la democrazia vera non può esistere. Esiste quella finta che di fatto è solo un governo dei più forti sui più deboli e basta.

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