Fiat lux? No: Fiat un altro cadeau alla FIAT, un’altra miliardata di soldi pubblici regalati. Ma come? Non era Montezemolo quello che si vantava che la Nuova 500 aveva a bordo perfino lo spruzza profumi, particolare (ridicolo) e tocco di italianità (provinciale e del menga) che avrebbe impennato in alto le vendite della casa automobilistica torinese? E non era Sergio Marchionne il nuovo turbo manager che a detta dei vari Elkann avrebbe spaccato il culo ai passeri? E prima ancora non doveva spaccarlo – il culo ai passeri – anche quel frescone di Paolo Fresco finito in chissà quale spazzatura della Storia? Invece siamo ancora con il cappello in mano…. O meglio: con il cappello in mano ci stanno i padroni della Fiat, i vari parassiti del vasto arcipelago Agnelli e affini. Noi invece stiamo con la mano in tasca, a raccattare altri quattrini da bruciare nella fornace torinese. Dove sono i Piero Ottone, i Peppino Turani e tutta la gagliarda galassia di adolatori-adulatori dell’Avvocato che hanno fatto carriera e quattrini anche non accorgendosi bene che Gianni Agnelli le automobili non le sapeva fare, barattoli incapaci di reggere la concorrenza con le auto giapponesi, tedesche, francesi, ecc.? Come abbiamo più volte detto, Roberto Maroni quando era ministro del Lavoro, cioè orma
i qualche anno fa, ha detto chiaro e tondo che soldi alla Fiat lo Stato non doveva regalarne più, perché “dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi le ha già regalato l’equivalente di un milione di miliardi di lire“. E poiché era l’epoca delle trattative per “il colpo gobbo“, cioè il solito bidone, della trattativa con General Motors, Maroni ha voluto aggiungere: “Con questa cifra la Fiat poteva la General Motors comprarsela tre volte“. Da notare che un milione di miliardi di lire, oggi 500 miliardi di euro (aumentati però della svalutazione intervenuta nel frattempo…), equivalgono a metà dell’intero debito pubblico italiano!
Qualcuno si ricorda che esistevano le fabbriche di automobili chiamate Autobianchi, OM, Innocenti, Lancia, Maserati, e si chiede anche che fine hanno fatto? Comprate dalla Fiat. E poi? Scomparse. O ridotte a fantasmi come l’Alfa Romeo, a suo tempo marchio glorioso e fabbrica di auto di razza. Oggi chi comprava le Alfa compre le BMW e chi comprava le Lancia compra le Volvo e le Saab. Resiste solo la Ferrari. Per ora. Ma chiaramente non può essere un asse portante dell’industria italiana, al massimo un bel fiore all’occhiello e ormai un premio di consolazione per l’italianità tanto decantata quanto calpestata da un mondo imprenditoriale che, al pari del mondo editoriale che fa giornali, sa fare industria solo se protetto dal muro dei dazi e alimentato dalle regalie dello Stato, cioè dai soldi di tutti noi. Che però col cavolo che per questo salasso continuo siamo piccoli azionisti. Neppure microscopici. Se vogliamo una azione Fiat dobbiamo andare a comprarcela in Borsa, e magari rimetterci anche lì. Solo pochi anni fa infatti – anno 2002 – le azioni Fiat erano giudicate “titoli spazzatura”. E’ perciò desolante il ricatto lanciato da quel gran marpionne (con due enne) d’un furbonne (idem) di Marchionne: “O ci date gli aiuti dello Stato, oppure ci sono 60 mila posti in pericolo”. Ricatto al quale ha fatto immediatamente eco l’ex enfant prodige (ma all’italiana…) Emma Marcegaglia: “Aiuti a tutti, altrimenti sono in pericolo almeno 300 mila posti di lavoro” . Del resto a intonare il pianto greco per una nuova grassa elemosina era stato tra i primissimi il cardinale di Torino Severino Poletto . Anzi, vale la pena riportare per intero una dichiarazione di Poletto che si erge a ufficiale della Chiesa e gentiluomo di Palazzo Fiat, dichiarazione che ha il pregio di mostrare come i vari gangli dei vari poteri siano interconnessi, almeno fino a quando fa comodo: ”Noi abbiamo bisogno, anche se la Fiat si unisse ad un’altra importante casa automobilistica, che non si lasci sradicare da Torino e dall’Italia: io l’ho definita un po’ la spina dorsale del manifatturiero, dell’industria metalmeccanica italiana. Io credo che dobbiamo, anche questa volta, accettare un momento di difficoltà. La cassa integrazione è indubbiamente una sofferenza per le famiglie e per gli operai che devono vivere ma ringraziamo il Signore che c’è. Io mi auguro che venga estesa anche ai precari, mi auguro che il governo prenda la decisione di estendere gli ammortizzatori sociali anche agli operai precari“. Il cardinale prega e batte cassa, ma la Lega Nord abbaia e minaccia sfracelli, anche se per bocca di Roberto Calderoli anziché di Roberto Maroni: “Caro Berlusca, se regali ancora quattrini alla FIAT sarà rivolta popolare” ( ) “Basta regali alla Fiat. La Fiat ha rovinato General Motors portandola al tracollo ed adesso si appresta nuovamente ad attingere a fondi pubblici“, è un discorso che ormai fanno non solo i leghisti, ma perfino i vescovi.
C’è poi un piccolo problema, che a ben vedere non è niente affatto piccolo. Perché continuare a gettare soldi nella fornace di questi incapaci, con annessi contorni di nani, ballerine, leccaculo, giornalisti a comando, intellettuali a gogò, piste varie e qualche trans per le danze a ritmo di Lapo Lapo, anziché spenderli meglio? Largo ai giovani, per esempio, dove per giovani non si intendono i rampollini agnellini o elkanini, ma quelli che studiano e sono costretti ad andare all’estero oppure restano ma non li caga nessuno, non riescono ad avere un credito decente per idee imprenditoriali nuove? Se il nuovo – ennesimo – “aiutino” è fatto sono ancora una volta di soldi pubblici, perché non reclamare posti nel consiglio di amministrazione anche per rappresentanti per esempio dei lavoratori, anziché lasciare che la nuova palata di quattrini finisca anch’essa nei dividendi e nei conti in banca dei soliti noti? Infine, un’ultima cosa, forse la più importante. E’ stato Al Gore, il premio Nobel per la pace e presidente Usa mancato, a documentare e denunciare nel film “Una scomoda verità” da lui prodotto che le case automobilistiche a stelle e strisce inquinano mooolto di più per esempio di quelle cinesi. Ovviamente è da presumere che i cinesi nel frattempo non se ne starebbero fermi, cercherebbero di sicuro ulteriori miglioramenti. Ma il discorso che Al Gore fa sulle auto made in Usa si può fare pari pari per quelle made in Italy: perché allora allargare ancora il debito pubblico per di regalare soldi a industriali non solo incapaci, ma anche inquinatori? Berlusconi un po’ se la gode, assaggia il sapore della rivincita rispetto quando Gianni Agnelli, nel frattempo passato a sniffare piste celesti sciandoci anche sopra, lo trattava da parvenù, prestandogli per soli sette mesi il suo Renato Ruggiero come ministro degli Esteri . Nel mio piccolo, potrei godermela anch’io, visto che in piena Tangentopoli scoperchiata da Mani Pulite ho avuto l’incoscienza di scrivere il libro “FIAT – Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti”. Ma non me la godo neanche un po’: ho solo una grande tristezza per come sta sprofondando il Bel Paese, preda di ciarlatani, dissipatori di danaro pubblico oltre che di sudore e vite dei lavoratori. Ciarlatani e incapaci, ma sempre incensati dalle “grandi firme” in doppiopetto blu con bottoni di Ottone.
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Ah, dimenticavo: il sottoscritto e Alessandro D’Amato saranno oggi alle 17 alla Sala Galilei in quel di Roma per presenziare al dibattito “Il Governo della Paura – Verità e disiniformazioni del Nostro quotidiano“, insieme a Paolo De Nardis (ordinario di Sociologiaall’Università La Sapienza) e a Nuccio Iovene (Sinistra Democratica). Mi raccomando: accorrete numerosi. E lasciate a casa le P38, possibilmente.
























Non è domani. E’ oggi.
Copincolla bene.
ho sbagliato io: corretto. Grazie, ricchiù.
Sei sempre un bravo ragazzo. In bocca al lupo per oggi, io e Pansa non verremo e quindi dovrebbe andare bene.
grandissimo !
Carissimo direttore,
questo articolo fa scaturire in me un amore (platonico)incondizionato verso di lei!
Quello che fa più rabbia ( si proprio rabbia) è la totale malafede dei giornalisti (“nani e ballerine, leccaculo, giornalisti a comando, intellettuali a gogò…”) sempre pronti a stare con i potenti.
Tutti a dire di aiutare la fiat, tutti a incensare l’operazione alitalia, tutti a scrivere che aiutare le banche è cosa buona e giusta.
Volevo andare in aereo a torino per comprarmi una fiat con un prestito bancario…
PENSI UN PO’ QUANTI SOLDI SPENDEREI PER SOSTENERE ALITALIA, FIAT E BANCHE!!!
VIVA VIVA IL CAPITALISMO ALL’ITALIANA (TANTO AMATO AL VATICANO)
Definizione di capitale di rischio:
Il capitale di rischio è quel capitale immesso nella società dai fondatori a fronte dell’acquisizione di una partecipazione (azione o quota) nella stessa.
Si definisce di rischio perché finanzia il rischio imprenditoriale, nel senso che non deve essere restituita se non con dei dividendi quando si formeranno eventuali utili o quando la società verrà messa in liquidazione;
la Fiat negli anni ha contribuito a prosciugare le casse dello Stato. La tecnica degli (pseudo) manager (tipo Romiti e la sua buonuscita miliardaria) era sempre la stessa. incapacità gestionale, richiesta di denaro allo Stato (a tutti noi cittadini), altrimenti si minacciavano licenziamenti selvaggi. Loro non hanno mai pensato di cambiare le strategie o diminuire i prezzi delle auto (la legge del mercato parla di incontro domanda offerta, se non si incontrano mai, è perché il prezzo è troppo alto. Loro chiedono i soldi, poi se li spartiscono tra loro e tra qualche anno ce li richiederanno.
Alle prossime elezioni voterò solo il partito che nella prima riga del proprio programma dirà: NON DAREMO PIU’ UN CENTESIMO DI EURO ALLA FIAT!
Chapeau. Aggiungerei soltanto che la FIAT è una delle poche aziende italiane ad aver ripetuto il giochino anche con le banche, attraverso il famigerato “convertendo”: il prestito fatto per “salvare” la Fiat, per carità di patria e costato svariati miliardi a causa della conversione forzata in azioni, che le banche hanno dovuto scaricare sul mercato, mentre gli Agnelli si tutelavano e guadagnavano a colpi di operazioni nascoste dietro il velo dei derivati.
E’ per prodezze come queste che Cerberus vuole gli italiani come soci, non (solo) per la tecnologia: uno dei punti chiave dell’accordo è ch eFIAT scriverà a quattro mani la petizione perottenere nuovi fondi dal Governo USA.
Altro che common rail, il vero know-how di Torino è quello di scroccare soldi a chiunque.
Un po’ come la Juve dei tempi d’oro
Io penso che sebbene sia vero che il Pensiero Unico dei media abbia deciso di suonare la gran cassa dell’aiuto alla FIAT non è corretto mettere sullo stesso piano Marchionne con gli illustri predecessori (Fresco in testa).
Partiamo dal concetto delle auto scatolette che non reggono la concorrenza: la 500 è una auto che ha tolto clienti alla Mini (di proprietà BMW) e alla Smart (Mercedes) e nessuno si sognerebbe fuori dall’Italia di denigrarne le qualità (basta vedere i giornali inglesi che sono degli specialisti indipendenti e la acclamano). Per quanto riguarda l’Alfa e la Lancia non si può non riconoscere che la nuova dirigenza ha provato (in alcuni casi con successo) al rilancio. Le ultime auto prodotte sono ottimi esempi di come si costruiscono auto moderne, sufficientemente ecologiche, e concorrenziali con le marche estere. Se poi citiamo Al Gore che giustamente vede ad un mondo completamente diverso dal punto di vista ecologico non possiamo restringere il discorso alla FIAT ma a tutti i costruttori del mercato attuale.
Non per niente le vendite di tutto il gruppo Fiat ante crisi hanno subito un rialzo eccezionale. Non per niente ha resistito meglio di tante altre case (ad esempio le citate Volvo e Saab sono in difficoltà enormi con la seconda che deve decidere a breve se dichiarare fallimento o provare con un nuovo partner straniero).
Insomma la crisi sarà dura per tutti ma questa volta non si può dire che gli ultimi anni della Fiat non siano andati nella direzione di costruire qualcosa di industrialmente e non solo finanziariamente solido soprattutto facendo largo ai giovani.
Che poi vedendo la possibilità di ottenere gli aiuti statali (che però stanno dando tutti in Europa e USA quindi non solo in Italia) si mettano con il cappello in mano, beh questo non c’entra con la qualità delle auto ma è una cattiva abitudine di qualsiasi industriale capitalista
MArblestone, su Marchionne hai ragione : è meglio dei suoi predecessori; quesot non vuol dire che non ne condivida alcuni difetti.
E’ un esperto di ristrutturazioni ed ha ristrutturato, tagliando molto del marcio e valorizzando quello che c’era rimasto di buono. Il punto è che anche lui, come i suoi predecessori, non ha esitato ad impiegare l’aiuto statale anche negli anni buoni ed ora, come anche il resto degli automaker europei, bercia per ulteriori sussidi . Questo, purtroppo per lui e per noi, lo rimette nel mucchio degli industriali capitalisti per finta, quelli che campano anche di sussidi , che piaccia loro oppure no.
il discorso sarebbe ben più articolato di un paio di paginette e soprattutto, quello di cui sopra, vanta anche una scarsa informazione e disinforma allegramente molti passaggi, soprattutto da “Qualcuno” a “Per ora.”. l’alfa grande e spaccatutto c’era, ma non di certo durante l’acquisto di fiat, visto che i casini immondi creati durante la creazione di alfasud come polo industriale sono stati fatti non di certo da agnelli & co, ma dalla dirigenza politica. la miopia industriale della gestione lancia subito prima di fiat è stata portata ai massimi livelli dove tutti hanno copiato al mondo e poi ficcata direttamente al cesso dall’arrivo costretto dell’alfa romeo perché un qualcuno ha deciso così ed agnelli ha dovuto sottostare..che siano santi, non lo sono, ma che siano solo marci, nemmeno. poi si tira in ballo volvo e saab..ma si sa almeno di cosa si sta parlando? volvo è un near premium che vive con quello che ford gli da e, anche se messa in vendita, nessuna se la piglia..saab è ferma a metà anni 90 (la prima per giunta) con tutto e vive solo con motori fiat e roba vetusta ed inadeguata di gm..però è robbbbba bbbbbbelllla, aooo!! prego fare analisi più approfondite su questo argomento..allora cosa dobbiamo dire di mediaset? di telecom? della rai? o buttiamo via tutto o teniamo almeno una parte che produce qualcosa che sia utilizzabile (ed anche di un livello a cui diversi concorrenti non arrivano) e non solo prepagate per le partite del mercoledì sera..
DIMENTICAVO
Responsabilità ne ha anche Prodi, che a suo tempo impedì che l’Alfa Romeo andasse ad americani della Ford anziché alla Fiat per un tozzo di pane (molto poco salato). Se all’epoca la Fiat fosse stata messa con un concorrente in casa Italia, anziché continuare a starsene sdaraia come una odalisca viziata, viziosa e costosa, avrebbe dovuto imparare in fretta a fare meglio le auto e magari anche altro.
Riporto un passo istruttivo, che condivido appieno, dell’epoca delle “trattative” con GM:
“La svendita di questa fabbrica è avvenuta nel 1986 durante il governo Craxi e con Prodi (proprio lui) presidente dell’IRI (l’ente di stato proprietario dell’Alfa), fu definita all’epoca un vero e proprio ‘regalo di Stato alla famiglia Agnelli’. La Ford fece un’offerta di 3.300 miliardi di lire in contanti (valore dell’epoca), ma si preferì l’offerta Fiat di 1.072 miliardi, pagati in 5 rate e senza interessi… a decorrere dal 1993 (un valore reale di soli 400 miliardi di lire tra l’altro non ancora interamente versato).
Da allora tutti in governi che si sono succeduti (ed i collegati sindacati confederali e ‘autonomi’) hanno sempre avallato il sistematico saccheggio aziendale di decine e decine di migliaia di miliardi di lire di finanziamenti pubblici erogati dallo Stato ‘a perdere’, senza alcun vincolo o controllo sui Piani Industriali e delle ricadute sociali ed occupazionali.
Sono state portate le produzioni della 166 a Mirafiori e della Spyder alla Pininfarina con le conseguenti riduzioni degli organici che si sono andate ad aggiungere a quelle precedenti e che hanno portato il numero dei lavoratori al 10% di quello della fine degli anni 80.
Perché lo Stato non chiede conto alla Fiat del finanziamento di 350 miliardi di vecchie lire per la produzione, ad Arese, delle vetture ecologiche? E perché la Regione Lombardia non chiede conto dei ben 700 miliardi dati per la stessa ragione? Non dovevano questi soldi (specie quelli della Regione) essere spesi per difendere i posti di lavoro ad Arese?
Perché è stato consentito alla Fiat di portare a termine l’affare della vendita dell’area di Arese che ha portato nelle sue casse oltre 1000 miliardi?
Grazie a questa politica del lasciar fare, oggi la Fiat è l’azienda privata che ha ricevuto più finanziamenti pubblici di qualsiasi altra azienda in Italia (280mila miliardi di lire solo per Gig e Cigs) , e ancora ‘batte cassa’ per spuntare l’ennesimo buon affare per la ‘Famiglia Agnelli & Soci’ nella già concordata vendita del Gruppo alla GM”.
Aggiungo che la fortuna di Romiti fu che Prina Linea, o le BR,ora non ricordo, assassinarono un dirigente importante, mi pare Ghiglieno, cosa che permise al Cesare della 4 ruore di occuparne lo spazio sostituendone però le sua capacità manageriali con la propria capacità di manovrare sul debito Fiat in funzione prevalentemente finanziaria e bancaria. Insomma, si è passati dall’accento sulla produzione all’accento sulla finanza. E il risultato s’è visto: mega buona uscita a Romiti, compreso il regalo forzato del Corriere della Sera, e ulteriore declino della Fiat.
pino nicotri
Esiste differenza fra i politici e la dirigenza FIAT? Le grandi imprese oligopolistiche e protette dallo Stato non sono aziende. Sono burocrazie, esattamente ocme i ministeri. Con buona pace pace delle tante ottime perone che si spaccano la schiena per tirare la carretta, sia nei ministeri che alla Fiat et simila – e che sono le vere vittime dei politici, dei dirigenti-satrapi, dei fannulloni e dei sindacalisti che fanno da pretoriani per tutti i suddetti.
aggiungiamo il fatto che proprio la città di arese NON voleva alcun tipo di fabbrica automobilistica sul suo territorio..però i profitti li ha sempre chiesti, le manifestazionie e le rotture che ci sopportiamo ancora oggi, sono opera degli stessi personaggi..
E aggiungiamo pure che qui c’è il rischio che Fiat, pappati anche questi ultimi contributi, trasferisca – in tutto o in parte – la produzione all’estero. Cosa che per altro sta già facendo.
A settembre scorso (ma non c’era già la crisi?), Fiat si è impegnata a investire in ex Jugoslavia (per la precisione in Serbia) ben 640 milioni di euro. Per dar vita ad un nuovo stabilimento che a pieno regime potrebbe sfornare fino a 300mila auto (Punto e 500).
In Polonia, poi, lo stabilimento di Tichy – tra Fiat e Ford – sforna altre 400mila macchine.
Chi ci garantisce che dopo quest’ennesimo aiutino i rampolli degli Agnelli e i loro dirigenti non ci dicano grazie e arrivederci chiudendo qualche stabilimento? Perchè il governo, come chiedono i sindacati (Epifani), non pretende in cambio del suo sostegno economico che l’azienda si impegni a mantenere la produzione in Italia?
Insomma: noi italioti non saremo mica così fessi da finanziare gli Agnelli pure per delocalizzare…
no, siamo così stupidi che delle volte, anche quando si può lavorare, abbiamo a che fare con gente chiamata:
-sindacati
-sigle sindacali
-sindacalisti
-associazione dei lavoratori
-dl 81
tutto pur di non lavorare se non in casi specialissimi extra lunari..
avete mai letto il dl 81? si capisce solo una cosa: è scritto da chi non ha mai lavorato
@Net Flier. Se agli Agnelli non va bene il mercato del lavoro italiano (sindacati, statuto dei lavoratori, etc.), che trasferiscano la produzione all’estero. Ma con i soldi loro, please.
Dopo di che: se la questione “delocalizazione” la solleva Epifani o Papa Ratzinger a me non fa alcuna differenza. Il dubbio sui piani futuri dell’azienda c’è e rimane.
Direttore, nulla da eccepire, gran bel pezzo ed anche l’ggiunto post. Bravo.
@bamboccioni alla riscossa
che bello ogni tuo commento è il mio pensiero!
Secondo me si può dire che Marchionne, gli Agnelli e tutti gli altri fanno schifo. Ma allora fatemi un esempio, uno solo, di buon manager.
Perchè se il discorso si riduce alle tante colpe del capitalismo allora secondo me diventa sterile.
La FIAT era una azienda in bancarotta e, un po’ con l’aiuto dello stato, un po’ con la bravura di un manager che ha seguito i gusti della gente unendolo alla eccellenza tecnica si è ripresa.
Vogliamo dire che è stupido mettere il profumo personalizzato e sarebbe meglio fare l’auto elettrica? Bene, purtroppo la gente compra il primo e non la seconda e allontanandosi dal mercato si fallisce inesorabilmente.
E se si fallisce Marchionne va alla UBS mentre i 300.000 sono nei guai a meno che non arrivi un manager senza macchia e senza colpe che implementi delle politiche industriali geniali ma che nessuno ha mai visto
Marblestone, sono d’accordo.
Ribadisco che di buoni manager ce ne sono: lo stesso Marchionne lo è, per esempio. Purtroppo, si è adeguato un po’ troppo in fretta all’andazzo italiano, ma la colpa è di politici e finti capitalisti. Non del capitalismo in generale, di cui in Italia di solito ci tocca vedere una versione imbastardita con dosi da cavallo di corporativismo socialcattolico, altro che turboliberismo.