Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Rassegna stampadi Pino Nicotri
pubblicato il 30 gennaio 2009 alle 09:25 dallo stesso autore - torna alla home

Fiat lux? No: Fiat un altro cadeau alla FIAT, un’altra miliardata di soldi pubblici regalati. Ma come? Non era Montezemolo quello che si vantava che la Nuova 500 aveva a bordo perfino lo spruzza profumi, particolare (ridicolo) e tocco di italianità (provinciale e del menga) che avrebbe impennato in alto le vendite della casa automobilistica torinese? E non era Sergio Marchionne il nuovo turbo manager che a detta dei vari Elkann avrebbe spaccato il culo ai passeri? E prima ancora non doveva spaccarlo – il culo ai passeri – anche quel frescone di Paolo Fresco finito in chissà quale spazzatura della Storia? Invece siamo ancora con il cappello in mano…. O meglio: con il cappello in mano ci stanno i padroni della Fiat, i vari parassiti del vasto arcipelago Agnelli e affini. Noi invece stiamo con la mano in tasca, a raccattare altri quattrini da bruciare nella fornace torinese. Dove sono i Piero Ottone, i Peppino Turani e tutta la gagliarda galassia di adolatori-adulatori dell’Avvocato che hanno fatto carriera e quattrini anche non accorgendosi bene che Gianni Agnelli le automobili non le sapeva fare, barattoli incapaci di reggere la concorrenza con le auto giapponesi, tedesche, francesi, ecc.? Come abbiamo più volte detto, Roberto Maroni quando era ministro del Lavoro, cioè orma2695vign Tutti al gran ballo di beneficenza per Fiati qualche anno fa, ha detto chiaro e tondo che soldi alla Fiat lo Stato non doveva regalarne più, perché “dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi le ha già regalato l’equivalente di un milione di miliardi di lire“. E poiché era l’epoca delle trattative per “il colpo gobbo“, cioè il solito bidone, della trattativa con General Motors, Maroni ha voluto aggiungere: “Con questa cifra la Fiat poteva la General Motors comprarsela tre volte“. Da notare che un milione di miliardi di lire, oggi 500 miliardi di euro (aumentati però della svalutazione intervenuta nel frattempo…), equivalgono a metà dell’intero debito pubblico italiano!

Qualcuno si ricorda che esistevano le fabbriche di automobili chiamate Autobianchi, OM, Innocenti, Lancia, Maserati, e si chiede anche che fine hanno fatto? Comprate dalla Fiat. E poi? Scomparse. O ridotte a fantasmi come l’Alfa Romeo, a suo tempo marchio glorioso e fabbrica di auto di razza. Oggi chi comprava le Alfa compre le BMW e chi comprava le Lancia compra le Volvo e le Saab. Resiste solo la Ferrari. Per ora. Ma chiaramente non può essere un asse portante dell’industria italiana, al massimo un bel fiore all’occhiello e ormai un premio di consolazione per l’italianità tanto decantata quanto calpestata da un mondo imprenditoriale che, al pari del mondo editoriale che fa giornali, sa fare industria solo se protetto dal muro dei dazi e alimentato dalle regalie dello Stato, cioè dai soldi di tutti noi. Che però col cavolo che per questo salasso continuo siamo piccoli azionisti. Neppure microscopici. Se vogliamo una azione Fiat dobbiamo andare a comprarcela in Borsa, e magari rimetterci anche lì. Solo pochi anni fa infatti – anno 2002 – le azioni Fiat erano giudicate “titoli spazzatura”. E’ perciò desolante il ricatto lanciato da quel gran marpionne (con due enne) d’un furbonne (idem) di Marchionne: “O ci date gli aiuti dello Stato, oppure ci sono 60 mila posti in pericolo”. Ricatto al quale ha fatto immediatamente eco l’ex enfant prodige (ma all’italiana…) Emma Marcegaglia: “Aiuti a tutti, altrimenti sono in pericolo almeno 300 mila posti di lavoro” . Del resto a intonare il pianto greco per una nuova grassa elemosina era stato tra i primissimi il cardinale di Torino Severino Poletto . Anzi, vale la pena riportare per intero una dichiarazione di Poletto che si erge a ufficiale della Chiesa e gentiluomo di Palazzo Fiat, dichiarazione che ha il pregio di mostrare come i vari gangli dei vari poteri siano interconnessi, almeno fino a quando fa comodo: ”Noi abbiamo bisogno, anche se la Fiat si unisse ad un’altra importante casa automobilistica, che non si lasci sradicare da Torino e dall’Italia: io l’ho definita un po’ la spina dorsale del manifatturiero, dell’industria metalmeccanica italiana. Io credo che dobbiamo, anche questa volta, accettare un momento di difficoltà. La cassa integrazione è indubbiamente una sofferenza per le famiglie e per gli operai che devono vivere ma ringraziamo il Signore che c’è. Io mi auguro che venga estesa anche ai precari, mi auguro che il governo prenda la decisione di estendere gli ammortizzatori sociali anche agli operai precari“. Il cardinale prega e batte cassa, ma la Lega Nord abbaia e minaccia sfracelli, anche se per bocca di Roberto Calderoli anziché di Roberto Maroni: “Caro Berlusca, se regali ancora quattrini alla FIAT sarà rivolta popolare” (  ) “Basta regali alla Fiat. La Fiat ha rovinato General Motors portandola al tracollo ed adesso si appresta nuovamente ad attingere a fondi pubblici“, è un discorso che ormai fanno non solo i leghisti, ma perfino i vescovi.

C’è poi un piccolo problema, che a ben vedere non è niente affatto piccolo. Perché continuare a gettare soldi nella fornace di questi incapaci, con annessi contorni di nani, ballerine, leccaculo, giornalisti a comando, intellettuali a gogò, piste varie e qualche trans per le danze a ritmo di Lapo Lapo, anziché spenderli meglio? Largo ai giovani, per esempio, dove per giovani non si intendono i rampollini agnellini o elkanini, ma quelli che studiano e sono costretti ad andare all’estero oppure restano ma non li caga nessuno, non riescono ad avere un credito decente per idee imprenditoriali nuove? Se il nuovo – ennesimo – “aiutino” è fatto sono ancora una volta di soldi pubblici, perché non reclamare posti nel consiglio di amministrazione anche per rappresentanti per esempio dei lavoratori, anziché lasciare che la nuova palata di quattrini finisca anch’essa nei dividendi e nei conti in banca dei soliti noti? Infine, un’ultima cosa, forse la più importante. E’ stato Al Gore, il premio Nobel per la pace e presidente Usa mancato, a documentare e denunciare nel film “Una scomoda veritàda lui prodotto che le case automobilistiche a stelle e strisce inquinano mooolto di più per esempio di quelle cinesi. Ovviamente è da presumere che i cinesi nel frattempo non se ne starebbero fermi, cercherebbero di sicuro ulteriori miglioramenti. Ma il discorso che Al Gore fa sulle auto made in Usa si può fare pari pari per quelle made in Italy: perché allora allargare ancora il debito pubblico per di regalare soldi a industriali non solo incapaci, ma anche inquinatori? Berlusconi un po’ se la gode, assaggia il sapore della rivincita rispetto quando Gianni Agnelli, nel frattempo passato a sniffare piste celesti sciandoci anche sopra, lo trattava da parvenù, prestandogli per soli sette mesi il suo Renato Ruggiero come ministro degli Esteri . Nel mio piccolo, potrei godermela anch’io, visto che in piena Tangentopoli scoperchiata da Mani Pulite ho avuto l’incoscienza di scrivere il libro “FIAT – Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti”. Ma non me la godo neanche un po’: ho solo una grande tristezza per come sta sprofondando il Bel Paese, preda di ciarlatani, dissipatori di danaro pubblico oltre che di sudore e vite dei lavoratori. Ciarlatani e incapaci, ma sempre incensati dalle “grandi firme” in doppiopetto blu con bottoni di Ottone.

***

Ah, dimenticavo: il sottoscritto e Alessandro D’Amato saranno oggi alle 17 alla Sala Galilei in quel di Roma per presenziare al dibattitoIl Governo della Paura – Verità e disiniformazioni del Nostro quotidiano“, insieme a Paolo De Nardis (ordinario di Sociologiaall’Università La Sapienza) e a Nuccio Iovene (Sinistra Democratica). Mi raccomando: accorrete numerosi. E lasciate a casa le P38, possibilmente.

19 commentistampa - fallo leggere