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Sinodo della Famiglia, Papa Francesco fra rivoluzione e paura

Sinodo della Famiglia, Papa Francesco darà il via domenica l’appuntamento dell’assemblea straordinaria dei vescovi della cristianità con la messa di apertura. Il consiglio che discuterà della concezione cristiana della vita familiare nel nuovo contesto del mondo moderno si apre “con tutti gli occhi del mondo” addosso, dice Padre Federico Lombardi nel briefing introduttivo in Sala Stampa Vaticana. Un sinodo, questo, interessante non solo per i temi, ma anche per lo spirito che lo permea, per le innovazioni metodologiche che la Santa Sede ha scelto di introdurre nella procedura sinodale, ma anche per qualche decisione che agli addetti ai lavori suona come “un passo indietro“.

SINODO DELLA FAMIGLIA, PAPA FRANCESCO E IL POPOLO DI DIO – “La religione cristiana è Storia, non è ideologia”, dice Monsignor Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo per i vescovi: “Il mondo è cambiato e non siamo più nel contesto della Familiaris Consortio“, il documento del 1981 pubblicato da Giovanni Paolo II dopo il primo sinodo in cui si parlò dei temi della famiglia. “Il popolo di Dio deve vedere il contesto autentico e i Vescovi devono essere in grado di calare la dottrina della Chiesa nel contesto del presente. La Chiesa cammina, evolve, Sinodo significa camminare insieme: non è che abbiamo detto una parola di verità 2mila anni fa e la partita è finita qui“: nelle parole del segretario del Sinodo l’intenzione, chiara, di Papa Francesco che ha promosso questo primo appuntamento sinodale. “Papa Francesco vuole che il popolo di Dio si interroghi a tutti i livelli”, continua Baldisseri: “Vuole una chiesa che guardi agli ultimi in maniera nuova, una chiesa che esce dai suoi steccati, che sia un segno d’amore”.

LE NOVITA’ DEL SINODO – E i segni di novità ci sono già nell’impostazione stessa del Sinodo. Il programma dei lavori comprende più sessioni al giorno delle Congregazioni generali, sorta di commissioni dei padri sinodali – e dunque vescovi e altri invitati – che si confronteranno durante i giorni del sinodo, in ordine, sulle sezioni dell’Instrumentum Laboris, il documento preparatorio che deriva dalla consultazione a tutti i livelli delle diocesi cristiane in tutto il mondo. La particolarità sta nel fatto che, ha spiegato Baldisseri, “ogni Congregazione generale si aprirà con l’annuncio del tema da parte del Presidente Delegato di turno, cui seguirà l’intervento di una coppia di sposi uditori, che offriranno ai Padri sinodali la loro testimonianza di vita familiare, contribuendo a far conoscere ed arricchire il confronto sulla vita pastorale“. Insomma, saranno 12 coppie di fedeli laici ad introdurre le discussioni delle Congregazioni generali, che spiegheranno a sacerdoti e ai vescovi cosa voglia dire per loro vivere in famiglia riguardo gli argomenti che le Congregazioni generali si apprestano a trattare.

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COPPIE MISTE E COPPIE IMPEGNATE – “Davanti alle problematiche del mondo la Chiesa deve chinarsi con misericordia”, ripete Baldisseri: “Fra le coppie che abbiamo scelto ci sono anche due laici che vivono un matrimonio misto fra cristiani e mussulmani. Le altre sono coppie che sono inserite in percorsi ecclesiali, associazioni e movimenti“, continua padre Federico Lombardi. Cosa diranno queste coppie ai vescovi, si vedrà; ma la novità non può non essere colta. “Le persone attendono quel che il Sinodo deciderà, il Papa ha dato ai Padri Sinodali la più ampia possibilità di discutere dei temi contenuti nell’Instrumentum Laboris“, risponde Baldisseri a chi gli chiede come finirà l’annosa questione dei divorziati risposati che chiedono di tornare a potersi accostare ai Sacramenti: “Sarà il Sinodo di quest’anno, e quello ordinario dell’anno prossimo, ad avere l’ultima parola, su questa e su altre questioni“.

“UN PASSO INDIETRO” – Dunque, novità di contenuto e di metodo. Ma anche alucni “passi indietro”, secondo gli addetti ai lavori. Fa scalpore in Sala Stampa vaticana l’annuncio che il comunicato quotidiano della Santa Sede non riporterà, seppure in riassunto, gli interventi dei singoli padri sinodali, ma una sintesi unica dell’intera seduta delle Congregazioni Generali fornita dalla Sala Stampa stessa. In questo modo sarà sostanzialmente impossibile per giornalisti, operatori e fedeli capire le posizioni dei singoli vescovi e partecipanti al Sinodo: chi avrà detto cosa? Quale esponente avrà preso quale posizione? Quali frasi, dette in quel preciso momento, potrebbero avere un rilevante impatto sul futuro della Chiesa? Questo, senza poter attribuire gli interventi ai singoli vescovi, sarà molto difficile saperlo. E le motivazioni sembrano essere essenzialmente due.

AP Photo/Alessandra Tarantino
AP Photo/Alessandra Tarantino

UN TEMA SPINOSO – Primo: il tema trattato da questo sinodo è eccezionalmente delicato ed è realistico, dicono molti a microfoni spenti, che dalle parti del Vaticano abbiano timore che possano trapelare e venir sovradimensionate su stampa e giornali le posizioni di singoli vescovi più progressisti o più conservatori, a seconda del momento. “I media hanno avuto la loro responsabilità nel presentare questo Sinodo come un’assemblea concentrata su alcuni temi che fanno notizia: divorziati risposati, omosessualità, situazioni eticamente delicate. Ma nell’Instrumentum Laboris c’è molto altro“, ha detto d’altronde monsignor Baldisseri. L’intenzione è dunque quella di celebrare un’assemblea che sia un vero momento di innovazione e discontinuità nella storia della Chiesa, ma senza rischiare l’anarchia comunicativa e disdicevoli fughe di notizie durante i lavori.

RIVOLUZIONE E PAURA – Secondo: l’ennesima conseguenza della rivoluzione in Vaticano di Papa Francesco, e forse questa volta un effetto non auspicabile. Tutta la vecchia guardia curiale, anche per quanto riguarda la struttura del Sinodo dei Vescovi, è stata rapidamente sostituita con l’arrivo del pontefice argentino; nel portare avanti la sua “rottamazione“, Francesco ha cambiato anche persone che avevano celebrato più di un Sinodo, fra ordinari e straordinari, e che avevano dunque un certo know how anche nel rapporto con giornalisti, comunicatori e addetti ai lavori. “Baldisseri, un sinodo, non l’ha mai organizzato“, dicono a denti stretti i cronisti in Sala Stampa. E padre Federico Lombardi più o meno aveva precedentemente confermato il “work in progress” della nuova gestione: “Questo Sinodo sarà un po’ sperimentale, stiamo cercando di rendere operativo questo strumento e di adeguarlo alle sfide della modernità“. Insomma: sì alle novità, ma con prudenza e controllo.