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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 29 gennaio 2009 alle 09:25 dallo stesso autore - torna alla home

Caso Battisti: l’Italia è sempre più sola” è il titolo di un articolo pubblicato su Liberazione, quotidiano di Rifondazione Comunista che usufruisce di 3,7 milioni di euro di contributi pubblici. Il pezzo si riferisce al caso del terrorista Cesare Battisti, del quale abbiamo già parlato raccontandone le eroiche gesta a difesa del proletariato unito, perpetrate (ops) uccidendo un gioielliere, un autista della GdF, un agente di polizia penitenziaria, un macellaio. Paolo Persichetti, l’autore (anch’egli ex brigatista rosso), spiega perché, a suo parere, l’esito a cui si è arrivati finora – in attesa dell’ultimo verdetto – è felice: “Tra questi il fatto che gli episodi contestati a Battisti poggiassero tutti sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Pietro Mutti, lautamente remunerato con l’impunità, senza 20090129 artefatti Caso Battisti: Liberazione è sempre più scemaaltri fondati elementi di prova; la presenza di una legislazione penale speciale, cioè di una giustizia d’eccezione che sovrasanziona i delitti politici e riduce le garanzie processuali e la sussistenza di un contesto storico caratterizzato da un conflitto sociale acceso. Il mantenimento, a distanza di tanti decenni, di un intento ultrapersecutorio che ha reso tabù qualsiasi chiusura politica delle eredità penali degli anni 70, avrebbe così suscitato quel rischio di «persecuzione politica» che tanto scandalo ha suscitato nel ceto politico-giudiziario italiano“.

Ecco, non per essere pedanti, però forse qualche puntino sulle i bisognerebbe metterlo. Anche per rispondere a Roberto De Caro del Corriere e a Carmillaonline, che dice: “L’appello per Cesare Battisti – e quello precedente per Paolo Persichetti – non era legato solo alla sua vicenda, ma implicava la denuncia della giustizia emergenziale degli anni ’70 e ’80 come risposta politica a un’«esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata». Fu una negazione in termini dello Stato di diritto, sfociata, per citare un episodio tra i tanti, nell’atroce nemesi che uccise Enzo Tortora“. Ora, a parte che Enzo Tortora (uno che si è sempre difeso nel processo e non dal processo, come ha fatto e fa la gente come Previti e Battisti) è citato assolutamente a sproposito, visto che il presentatore è stato alla fine dichiarato innocente, forse qualcuno dovrebbe darsi la pena di smentire qualche favoletta che ancora circola sul caso Battisti. La prima: non è vero che il Mutti è stato “lautamente remunerato” con l’impunità per aver testimoniato contro Battisti, visto che si è fatto otto anni di carcere (Battisti non se ne è fatto nemmeno uno), e oggi con i soldi dello Stato non ha potuto passare gran parte dell’esistenza né a Parigi né a Copacabana, visto che lavora in una cooperativa con stipendio da operaio. La seconda: è particolarmente idiota continuare a dire che a Mutti non è credibile, visto che nelle sue confessioni si è anche autoaccusato di un delitto anche se a suo carico non c’erano prove. E nemmeno che la sua è l’unica testimonianza a carico di Battisti, visto che ci sono anche le dichiarazioni dell’ex fidanzata di Battisti, alla quale l’eroe del proletariato confessò l’omicidio Santoro, di un altro “collega“, e della famiglia Fatone. La terza: è vero che la legislazione antiterrorismo prevedeva pene e sanzioni che facevano orrore ai giuristi, specialmente per i fiancheggiatori. Ma non risulta che il reato di omicidio sia stato introdotto in Italia in occasione degli anni di piombo. Quindi, tirare ancora in ballo le legislazioni speciali per un condannato a quattro omicidi sembra un po’ una cretinata. Senz’offesa per i cretini, eh? E visto che è tempo di appelli, anche noi si ripete quanto scritto l’altra volta: . Venisse qui, Battisti, a pagare il suo conto con la giustizia, perché se continua ad accampare scuse del tipo “se vengo mi ammazzano” sembra uguale a quei padroni che voleva combattere, per lo meno nelle scuse da dire nei Tribunali. Compia un atto di coerenza, il primo o l’ultimo che sia. Poi parliamo di Parigi, Oh cara e Copacabana.

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Quesito per i più piccini: secondo voi, la smetterà, prima o poi, Paolo Madron di inviare articoli anonimi a Dagospia autoelogiando i suoi pezzi usciti sul Sole 24 Ore (l’ultimo, su De Benedetti, fa davvero impressione: “Certamente al 75enne Carletto non sarà sfuggito il racconto che Paolo Madron scrive sul “Sole 24 Ore” a proposito dell’Ultima Cena, quella di lunedì scorso quando insieme a un gruppo di banchieri e di economisti ha incontrato uno studioso americano autore di un libro su business & invecchiamento“). Piccoli Kim Il Sung crescono.

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Ah, dimenticavo: il direttore di Giornalettismo Pino Nicotri e chi scrive saranno domani alle 17 alla Sala Galilei in quel di Roma per presenziare al dibattito “Il Governo della Paura – Verità e disiniformazioni del Nostro quotidiano“, insieme a Paolo De Nardis (ordinario di Sociologia all’Università La Sapienza) e a Nuccio Iovene (Sinistra Democratica). Mi raccomando: accorrete numerosi. E lasciate a casa le P38, possibilmente.

(vignetti di Artefatti)

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