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Luciano Violante: quattordici volte no

Per quattordici volte il Parlamento in seduta comune ha bocciato il nome di Luciano Violante come nuovo giudice della Corte Costituzionale.

Per quattordici volte gli ex colleghi di Violante, nell’aula da lui presieduta per cinque anni, hanno evitato di eleggerlo alla Consulta. Nonostante, almeno sulla carta, Violante potesse contare sulla famigerata maggioranza che ha sottoscritto il patto del Nazareno, e che non sia proprio un estraneo agli ex alleati di SeL.

Eppure, nonostante questa solida base di partenza, Violante non ha mai nemmeno sfiorato il quorum necessario all’elezione. Non solo. Non si può dire, nemmeno, che in queste numerose votazioni, sia emerso un distacco sensibile tra i voti suoi e quelli del supposto indagato Donato Bruno.

Ci aspettiamo, arrivati a questo punto, che davanti al quattordicesimo “No” del Parlamento, Luciano Violante abbia il coraggio di prendere atto che è il momento di fare un passo indietro.

Un passo indietro che prima di tutto deve servire a salvaguardare se stesso. Sarebbe un peccato se Violante continuasse ad accumulare “niet” dai suoi ex colleghi, dando l’impressione di essere disposto a tutto pur di arrivare alla poltrona della Consulta.

Ma è anche un passo indietro necessario per “liberare” il Parlamento da uno stallo che ne blocca ormai i lavori da giorni, creando un ulteriore scollamento tra politica e cittadini, come ha fatto notare il Presidente della Repubblica nei suoi recenti appelli.

Inoltre, Violante dovrebbe chiedersi quale sia il suo attuale rapporto con il gruppo parlamentare che lo ha candidato alla Consulta. L’impressione, non tanto nascosta, è che proprio dalla pancia del gruppo del Pd, soprattutto tra i renziani, nasca un secco rifiuto a Violante e a quello che Violante rappresenta: una stagione passata, una sorta di commistione tra politica e magistratura che va superata una volta per tutta, e, probabilmente, una cultura politica che in molti vogliono superare.

Ecco, caro Violante, il quindicesimo “no” non se lo merita nessuno, neanche lei.