Conoscendo Youssef

29/01/2009 - CHI COMANDA IL MONDO?- “Come voi in Italia, è tutto uguale, solo che noi scioperiamo…” Gli chiedo di chiarire la battuta improvvisa. Ribatte: “Non ho mai visto un italiano scioperare, protestare davvero”…Berlusconi, dite tutti che non vi piace, ma non

     
 

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CHI COMANDA IL MONDO?- Come voi in Italia, è tutto uguale, solo che noi scioperiamo…” Gli chiedo di chiarire la battuta improvvisa. Ribatte: “Non ho mai visto un italiano scioperare, protestare davvero”…Berlusconi, dite tutti che non vi piace, ma non fate nulla per cambiare le cose. Io lo ascolto qualche volta. Dice sempre così: Io credo, io faccio. Comunque sono tutti uguali i presindenti, i capi… Non credere che Obama sia diverso. Sai chi comanda il Mondo? Provo a rispondergli tirando in ballo i soldi, gli affari ed una spiegazione pseudofilosofica delle mie. Niente. Dopo un po’ mi risponde secco: “Israele”. Non capisco. Cerca di convincermi. Avrebbe bisogno di più tempo-dice- per raccontarmi come stanno le cose dal suo punto di vista, perché dalle sue parti anche la guerra di Gaza viene vissuta in modo diverso.  Mi raccomanda di seguire Al Jazeera e non mi fornisce altre spiegazioni se non “…comanda Israele. Ha azzittito  tutti quanti, Italia, Francia…tutti! Pure l’America. Secondo te?”

INCOMPRENSIONI- Sorvoliamo…Guardo la madre. Sembra inquieta, all’improvviso. Forse legge qualcosa nei miei occhi: l’incomprensione. Deve farle paura. La conosce bene, così come il figlio del resto. Quante volte l’avrà scorta negli sguardi della gente? Forse anche in quelli fugaci e curiosi che ci spiazzano appena ci voltiamo, ora, qui, in questa carrozza in silenzio…Youssef ha degli amici qui in Italia, e non solo nel posto dove vive. Hanno un legame quasi fraterno. Si aiutano a vicenda, si sostengono, perché non è facile, perché il razzismo c’è, ancora. Con il piccolo gruppetto del suo paese, tempo fa, era solito andare in un bar a giocare a carte. Non c’era stato mai alcun problema, per sei  mesi almeno. Poi è cambiata la gestione del locale. Un giorno si son trovati lì come le altre volte. Hanno chiesto le carte. “Non ci sono”- gli è stato risposto. Dopo poco è entrata una comitiva italiana e si è seduta a spartirsi il mazzo al posto loro. E la scena si è ripetuta ancora, nei giorni successivi. Ma questo ragazzo è forte. Non ha paura-mi assicura. Il suo Dio gli è vicino, quello stesso che… che, insomma, non può spiegarmi in quattro battute. “Prendi il Corano, edizione italiana e leggi. Capirai tante cose“, si raccomanda ancora una volta. Il treno è appena arrivato a Casal Pusterlengo. Mi invitano a cena. Non posso scendere, non sono ancora arrivata. Sarà per un’altra volta.

Ps. Questa  storia  è sprovvista di documentazione fotografica poiché Youssef e Kouchia non hanno voluto farti fotografare. Ho lasciato la mia mail ed il mio numero telefonico al ragazzo perché potesse spedirmi qualcosa. Per ora non si è fatto sentire. Ed avevo persino avuto un attimo paura che potesse farne cattivo uso. Ahi, il pregiudizio.

( la prima foto è di Dario Antonini)
     
 

1 Commento

  1. Ugo scrive:

    Complimenti! scrivii molto bene, bell’articolo interessante.

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