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Lo «spiritismo di Monaco»

Durante la conferenza di Monaco del 1938 l’Europa cedette alle rivendicazioni territoriali hitleriane su una parte del territorio dell’allora Cecoslovacchia abitata da genti di etnia tedesca, sperando con questo bocconcino di aver preservato la pace e calmato gli appetiti del Führer; il quale Führer al contrario vide naturalmente in questo cedimento tutta la giustezza della sua aggressiva politica: i suoi appetiti si scatenarono allora definitivamente e l’anno successivo scoppiò la guerra. L’attitudine mentale che presiedette alla miope politica di “appeasement” nei confronti di Hitler prese nel dopoguerra la denominazione assai disprezzata di «spirito di Monaco». Espressione che divenne un cavallo di battaglia retorico usato soprattutto negli ambienti politico-culturali filo-occidentali in funzione anti-sovietica: è per questo che lo «spirito di Monaco», come concetto, non ha mai goduto di molta popolarità non solo tra la sinistra socialista o liberal ma anche tra gli intellettuali e i giornalisti, i quali, com’è universalmente noto, sono tutti o quasi bolscevichi, antropologicamente parlando. Ma adesso la musica è improvvisamente cambiata. Lo «spirito di Monaco» è diventato un mantra, soprattutto tra quelli che per più di mezzo secolo l’hanno schifato. E tutto questo grazie a Vladimir Putin, lo Zar di tutte le Russie, che è diventato, suo malgrado, il nemico numero uno del progressismo mondiale. E quindi, in quanto tale, il nuovo Hitler. Da qualche tempo non passa giorno che la stampa liberal non denunci le significative intemperanze verbali del nuovo Hitler. L’ultima rivelazione è di ieri. Secondo la Süddeutsche Zeitung, il grande quotidiano di Monaco di Baviera (anche nel Land più saldamente conservatore di Germania, e forse d’Europa, la stampa è in mano ai liberal, e anche a qualche bolscevico fatto e finito), Putin avrebbe detto questo: «Se voglio posso far arrivare in due giorni le mie armate a Riga, Vilnius, Tallinn, Varsavia, Bucarest.» Lo avrebbe detto, al telefono, al presidente ucraino Poroshenko, che lo avrebbe poi riferito al presidente uscente della Commissione europea, José Manuel Barroso, in visita a Kiev, che poi avrebbe spifferato la cosa in quel di Bruxelles. Insomma, vogliono assolutamente convincerci che Hitler è riapparso. L’evocazione del suo spirito è ossessiva: tutti lo vogliono, tutti lo chiamano. E’ «lo spiritismo di Monaco».