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di Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 27 gennaio 2009 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il vento del nord che scioglie le nebbie spazza via le lottizzazioni e il familismo in voga ai tempi della Democrazia Cristiana. Ora, a vegliare sul futuro della Padania e dell’Italia, c’è la premiata ditta Bossi & figlio

 

Bossi for President Bossi & son for president!

C’erano una volta i democristiani: Piccoli, Storti e Malfatti. Comandavano l’Italia con il pugno di latta nel guanto di lanetta. Fanfani, Rumor, Colombo: erano soldati e generali della Balena Bianca. Avevano occupato le istituzioni, le banche, le imprese pubbliche. Costruivano clientele e si mangiavano tutto. Infatti li chiamavamo i forchettoni. Poi arrivarono anche i socialisti e il confine della decenza fu solennemente varcato.

Ma all’inizio degli anni ‘90, dalle brume nebbiose ed operose delle valli del Veneto e della Lombardia è arrivata la razza padana guidata dal suo leader Bossi: Umberto I, l’imperatore dei Celti. La musica da allora è cambiata. Via gli arrivisti, i corrotti, i lottizzatori, le clientele, la corsa alle poltrone, i posti assegnati a parenti e amici, tutti svaniti come la nebbia al sole. Basta con Roma ladrona. Basta, adesso tocca a noi! L’aria nuova s’è vista subito con la maxitangente Enimont per Umberto Bossi e Alessandro Patelli. Poi c’è stato l’antico rito celtico dello “scambio delle mogli“, quelle dei deputati Ballaman e Balocchi, assunte nei rispettivi staff a spese del contribuente. Poi l’infaticabile Corrado Callegari che da anni  fa il doppio lavoro (e doppio stipendio, circa 30 mila euro mensili): parlamentare e di amministratore unico di Veneto Agricoltura.

E poi l’aria si è fatta vento: parlamentari, amministratori locali, portaborse, bancari e banchieri, dirigenti Rai, amministratori Alitalia. Un vento impetuoso che ha spazzato via la nebbia da Malpensa, e che si è fatto uragano  per l’Expo 2015. Il condottiero Umberto I alla conquista della Fiera di Milano. La presidenza della Fondazione Fiera, la vera cassaforte del gruppo, dove ora c’è Luigi Roth, un fedelissimo del Governatore Formigoni. Un democristiano, insomma. Mentre il condottiero lì vuole sieda un vero padano. Per questo ha fondato l’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo. L’assessore regionale Davide Boni dice che serve a garantire che in Fiera le cose vadano tutte nel senso giusto: “Interverremo nei procedimenti di nomina degli amministratori: siamo un partito con una classe politica e amministrativa di tutto rispetto, è arrivato il momento di fare grandi cose”.

Per fare grandi cose servono proprio dei veri padani: intelligenti, coraggiosi, fidati. L’Imperatore Umberto I dispone di uomini di indubbia intelligenza e di cui si fida come di se stesso: Maroni, Calderoli, Borghezio, Pippo, Pluto, Paperino. Altro che i forchettoni democristiani: gente così non si vedeva dai tempi di Franceschiello di Borbone. Ma lui guarda sempre avanti, lui è più oltre. Per l’Osservatorio ci vuole il meglio: uno con talento, classe, cultura. Un vero cavallo di razza padana, anzi un delfino, anzi una trota: suo figlio Renzo Bossi. Giovanissimo, ma già esperto e navigato: partecipa da tempo ai vertici ristretti a Palazzo Grazioli, fianco a fianco al padre e a Berlusconi. Le scelte fondamentali di quei vertici partono dal cervello di Renzo. E si vede.

Insomma, Renzo Bossi, il  piezz’ e’ core, il delfino, la trota dell’Imperatore Umberto I, ha le carte in regola, è  uno dei più grandi geni padani. Uno più oltre, talmente più oltre che, come tutti i geni, non è compreso dai suoi contemporanei. Per questo, è stato bocciato alla maturità nel 2007 in un liceo di Varese. Per questo l’anno dopo si è ripresentato a Tradate, in un istituto religioso privato, con una tesina straordinaria su Carlo Cattaneo, in cui pare si sostenesse che Dio c’è e vota Lega, è stato bocciato una seconda volta all’esame di maturità, scatenando il ricorso al TAR del padre-imperatore e la sua ira funesta contro gli insegnati “terroni“.

Ma siccome geni si nasce e trote si diventa, e i geni sono sempre incompresi, e infine non c’è due senza tre, Renzino è stato bocciato una terza volta. Ma questo non mette in discussione il suo indubbio valore. Renzo la maturità e l’esperienza ce l’ha nel sangue: la maturità del delfino (anche se con lo sguardo da trota) e quindi non gli servono esami. Anche perché, come dicono i suoi amici su Facebook,Dopo il Tar la Corte di Cassazione. Nessuno è maturo fino alla sentenza definitiva. E lui è il figlio del vento del nord che tutto cambia, il piezz ‘e core dell’imperatore Umberto I. Non è mica figlio di un forchettone democristiano: loro ai vertici con Kissinger, con Nenni o con Malagodi non portavano i figli, ma solo una forchetta nascosta sotto la giacca.

Quindi Renzino, non ti curar di loro, ma guarda e passa (ricordati che non è un canto celtico, ma un passo della Divina Commedia). Vai all’Osservatorio, fai il tuo dovere di padano: vigila sulla futura maxi trota (pardon, torta) di appalti per l’Expo 2015. Pensa a Cattaneo, alla mamma e al futuro della Padania e dell’Italia. Non ti servono esami. E vedi di tenerti pronto: in barba a tutti gli invidiosi che ironizzano su di te, grazie alla logica meritocratica padana che spazza via la nebbia democristiana dalle valli del Veneto e della Lombardia, sei ormai maturo per diventare Presidente. Qualcosa si troverà. O forse ancora meglio: Ministro della Pubblica Istruzione.

Buon tutto!