Roma trema: la polizia non può più sparare

17/10/2011 - Grazie “ai tagli, all’insicurezza e ai bassi stipendi”, le forze dell’ordine affermano di lavorare come possono. Ammesso che basti Quando fai “Ordine Pubblico”, abbreviato in gergo “OP”, si sa quando esci dalla caserma ma non si sa quando torni a

     
 

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Grazie “ai tagli, all’insicurezza e ai bassi stipendi”, le forze dell’ordine affermano di lavorare come possono. Ammesso che basti

Quando fai “Ordine Pubblico”, abbreviato in gergo “OP”, si sa quando esci dalla caserma ma non si sa quando torni a casa. La vita del poliziotto è dura, secondo i racconti degli esponenti delle forze dell’ordine postate sui forum in cui gli agenti sfogano le loro preoccupazioni. Cosa non è andato a Roma lo scorso 15 ottobre? Quel che da molti mesi in Italia non va più: “In queste condizioni non riusciamo a lavorare”, dicono gli effettivi che si confessano sul web. Troppo restrittive le maglie che lo Stato concede a loro per operare; troppo basso lo stipendio ed insufficienti le forze.

IL VECCHIO CARABINIERE – Ad operare in questo modo non si sa mai come va a finire. La voce ufficiale delle forze dell’ordine è apparsa questa mattina sulla prima pagina dell’Unità, dopo esser passato ieri sui media online.

Ho visto anche – racconta – carabinieri reduci dall’Afghanistan indietreggiare: abbiamo passato momenti difficili». La giornata, continua, «si è conclusa purtroppo con pochi fermi ed arresti dopo ore di battaglia. Si poteva fare di più, ma un problema che pochi considerano è quello dell’invecchiamento degli agenti. Nel mio reparto ieri il più giovane aveva 47 anni ed è durissima fare lunghe corse per cinque ore con addosso casco, scudo e maschera antigas, mentre si fronteggiano diciottenni che hanno ben altra prestanza fisica. Non dimentichiamo che sabato un carabiniere è stato colto da infarto mentre correva»

Così commenta un carabiniere che si ritiene troppo attempato per confrontarsi con studenti in piena forma fisica: e in effetti dalle notizie disponibili i pensionamenti all’interno delle forze di polizia superano di gran lunga gli arruolamenti. La denuncia è solo di un mese fa da parte del Coisp, sindacato di polizia, sezione di Napoli. “Entro in 2012 vi saranno circa 3000 pensionamenti a fronte dei circa 800 arruolamenti, pertanto in una realtà attuale in cui l’età media di un poliziotto è di circa 45 anni, e ci ritroveremo a breve nella situazione in cui nessun collega sarà più in grado di rincorrere un furfante che ha perpetrato uno scippo”: tanti poliziotti anziani, effettivi che scendono e nessun nuovo concorso a rimpolpare le forze. Meno di un terzo, come dimostrano i dati, il tasso di turn-over che il ministero è in grado di fornire. “Per svolgere l’attività del poliziotto non bastano furbizia, arguzia e solerzia, ma occorrono agilità, professionalità e, spesso, in alcune realtà ove raggiungere con le vetture il luogo è alquanto impervio ed è improbabile, un fisico quasi d’acciaio”: insomma, il governo “chiede l’impossibile alle forze armate”. Chissà se il ministro Maroni ha qualcosa da dire in proposito: non a caso, sempre i sindacati si dicono “stufi della solidarietà del giorno dopo”.

COME FARE DIVERSAMENTE? – “Guerra”: il termine è senza equivoci. E’ guerra ciò che hanno visto gli agenti inviati di corsa dalla sala operativa a piazza San Giovanni in Laterano. E i commenti del giorno dopo sono tutti contro la polizia: “Inaccettabile la gestione dell’ordine pubblico”. La polizia avrebbe dovuto intervenire molto diversamente, si sostiene oggi: evitare a monte che agli estremisti – perfettamente noti alla polizia – venisse concesso di continuare a far danni un minuto dopo i primi segnali di rivolta. Quel che si chiama “filtraggio della manifestazione”: fare in modo di estrarre i rivoltosi dal corpo vivo del corteo. Secondo gli utenti di Poliziotti.it (forum che mentre scriviamo appare inspiegabilmente oscurato), però, tale obiettivo sarebbe praticamente irrealizzabile.

Provate a pensare cosa sarebbe accaduto se i reparti di Polizia fossero intervenuti per spegnere i saccheggi che avvenivano mentre centinaia di persone procedevano : la fuga, il fuggi-fuggi, la gente travolta ….. Oltretutto pensate che le centinaia di manifestanti violenti erano sparsi per il corteo, per cui ne avrebbero approfittato per scatenare una guerra facendosi scudo di migliaia di persone perbene … assurdo. La Polizia non poteva intervenire in quel momento e forse tutti si auguravano che le violenze si esaurissero dopo qualche incendio di macchine, o sfondamenti di vetrine.

Non si poteva, insomma, fare diversamente: la manifestazione doveva continuare il suo corso e i poliziotti speravano che lasciando fare su Via Cavour, dunque nei primissimi minuti del corteo, i violenti si accontentassero delle prime devastazioni.

ORDINE PUBBLICO – Probabilmente una chimera. Ma il punto vero è che la maggior parte delle forze dell’ordine disponibili erano distaccate a protezione della “zona rossa” dei palazzi del Governo. Nessuno doveva entrare a Piazza Venezia: ordini dall’alto. Già, perché la regia di una manifestazione così importante non è venuta solo dalle autorità di Pubblica Sicurezza competenti per la capitale: come era naturale e prevedibile, anche dal governo centrale c’è stato chi ha dato precise indicazioni. E queste interferenze sulla linea di comando sono oggi sotto accusa da parte degli agenti.

Il Questore Tagliente in fatto di ordine pubblico é tutto tranne che uno sprovveduto. E’ evidente che la strategia viene imposta secondo le direttive impartite dal Ministro dell’Interno. Allora, se il Questore é da dimettere, il primo ad andarsene dovrebbe essere il Ministro, quindi il Capo, poi il Prefetto. Ma non é così che funziona. Oggi si protesta per un atteggiamento morbido, ma cosa sarebbe successo se si fosse usata una linea più dura e repressiva?

Già, che cosa sarebbe successo?

IL SOLITO PIANO – Il piano d’azione era dunque questo, a riassumerlo: proteggere i palazzi delle Istituzioni e il centro della Capitale; non imbarcarsi in pericolose operazioni di filtraggio e dunque, inevitabilmente, accettare un certo livello di rischio: “Prendere addosso di tutto ed evitare il corpo a corpo”, sintetizza un poliziotto. E in parte, dunque, lasciar fare: fino a quando non fosse assolutamente necessario intervenire; e anche in quel caso, molta, molta attenzione a ciò che si fa. Lo afferma il poliziotto coinvolto negli scontri ed intervistato da Sky Tg24: con l’aria che tira bisogna stare attenti ad ogni singola manganellata che si assesta. Attenzione a non colpire in testa, a prendere la spalla, “perché se poi esce sangue la famiglia chiede chi è stato”, e “ti chiama la procura” e ad andarci di mezzo è l’agente.

UNA PAGA DA FAME – No, meglio stare un po’ più attenti e lavorare il minimo indispensabile. Anche perché lo stipendio non è davvero adeguato allo sforzo.

(Perché andare a lavorare?) Per lo stipendio? benissimo, giustissimo, ma alla prima bottarella vado all’ospedale mi faccio refertare e mi godo l’estate sotto infortunio per causa di servizio, quindi neanche la visita fiscale ! Sbaglio? dovrei resistere e tenermi il dolore? per lo stipendio? per gli straordinari pagati meno di una donna di servizio e dopo mesi e mesi? Questi non capiscono cosa vuol dire un “esercito” senza motivazioni che lavora solo per lo stipendio, non è un esercito ma una accozzaglia di mercenari. Le nostre motivazioni sono ancora forti ma si scontrano ogni giorno con l’ottusità di questa politica e di questo paese, che da voce a chi tira pietre e a chi non dovrebbe averla e mette alla berlina chi fa il proprio dovere. Un paese così non è destinato a grandi fortune!

Questo è un commento di un agente postato ai tempi degli scontri di Chiomonte, in Val di Susa.

LA POLIZIA CHIEDE AIUTO – Proprio lo scontro che secondo le ricostruzioni è stato il campo d’addestramento, la prova generale della guerra di Roma; e che secondo gli agenti ha fatto da modello anche al comportamento della polizia. Incassare, non reagire se non all’ultimo, concentrando la massima violenza di fuoco in uno spazio limitato di tempo, piuttosto che filtrare e contenere passo passo. Impossibile. Soprattutto per questa paga. Un bollettino del Coisp che esce proprio mentre scriviamo fa il punto della situazione sui tagli: “Oltre sei milioni in meno fra il 2012 e il 2013″, secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità varata dal governo. “Stipendi da fame, peggio di una donna di servizio”, dicono gli agenti che, secondo il segretario del sindacato, sono “costretti” a scendere in strada in maniera del tutto inadeguata. Con dotazioni insufficienti: poche camionette, lacrimogeni scaduti, poche maschere antigas. Senza effettivi, e con organici invecchiati ed inadatti a rincorrere un agile black bloc che si insinua per le strade di Roma. Influenzati da una gestione dell’ordine pubblico calata dall’alto e probabilmente da rivedere.

     
 

4 Commenti

  1. Satana scrive:

    Adesso come da copione spuntano le “leggi speciali”, così il bavaglio alla rete verrà trasformato in legge anti-black bloc. E magari il centro-sinistra si prenderà pure la responsabilità di votare la legge.

  2. ilmaestrinoconlostronzoinbocca scrive:

    Basterebbe fare venire dall’estero le nostre truppe con le armi in nostro possesso per frenare la canea cumunista. E’ vero gli stipendi sono bassi se confrontiamo lo stipendio dei magistrati che in otto anni non sono stati capaci di motivare una sentenza e che addirittura chiedono la scorta! La verità è che la legge italiana li manda in piazza senza armi e con le mani legate, perchè il nemico da combattere è il comunismo. Quando negli anni ’70 si dovettero fermare i moti di reggio calabria attribuiti ai fascisti, allora colombo e compagnia comunista mandarono i carri armati. Perchè a roma no?

  3. Ibis scrive:

    Eh non c’è mai pace, qualcosa bisogna fare andiamo a prendere i teppisti per le orecchie ?

    • Satana scrive:

      Togliere i diritti civili con leggi speciali non è “fare qualcosa”. Lasciare che la magistratura applichi le leggi ordinarie sarebbe per esempio un bel passo avanti.

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