Cultura

Ci stiamo perdendo il dottor House?

26 gennaio 2009

Il telefilm che molti di noi seguono oramai da anni interpretato dal  “bastardo” e “ironico” Dottor House potrebbe riservarci qualche sorpresa pro futuro. Le trame di quasi tutti gli episodi che ci tengono incollati alle poltrone sono incentrate sul protagonista principale e sulla prevalenza della “sua logica” sulla morale. Tutto gira intorno alla sua figura  e forse l’aver fatto questa scelta azzardata sin dall’inizio potrebbe provocare, alla lunga, un effetto boomerang.

La morte cambia tutto, era il titolo dell’ultima puntata della celeberrima serie del Dottor House, il medico più famoso dell’universo catodico. Il titolo si rifà all’ultimo colpo di scena della trama, la morte di Amber, l’odiata ex collaboratrice di House divenuta compagna del suo amico Wilson e passata a miglior vita a seguito di un incidente occorsole mentre era su un tram per tentare di riportare a casa House, ubriacatosi a seguito del suo ben noto “male di vivere”. Forse non proprio tutto cambia, nel serial medico più famoso del pianeta, ma certo, da qualche tempo, un po’ di stanchezza si avverte, sia nel plot che nei personaggi. Il telefilm, agli inizi, è stato uno di quei folgoranti fenomeni che squassano la televisione e forse anche l’immaginario collettivo nel suo complesso: dialoghi folgoranti, spietati, trame dal ritmo incalzante, nessuna sbavatura. Ci sono pochi telefilm, e persino pochi film che abbiano saputo creare un personaggio così prepotentemente vitale e credibile: House è scritto con la stessa indubbia maestria con cui i grandi del realismo francese dipingevano i loro personaggi. Nato eccessivo per definizione, chiaramente ispirato a Sherlock Holmes, come Holmes (che, in origine, per altro, era a sua volta ispirato alla figura di un celebre diagnosta) House pratica la razionalità come uno sport estremo, cioè senza rete, e ha quindi la capacità di seguire la logica fino alle ultime conseguenze, col rischio, talvolta, di apparire illogico egli stesso. Nemico dichiarato di ogni tipo di buonismo, capace di sarcasmo feroce contro l’ipocrisia, House è infelice ma, contrariamente alla logica consolatoria propagandata a man bassa nei telefilm di ogni latitudine, dichiara apertamente che ognuno di noi, in fondo, lo è, ed essere buoni o onesti non cambia di un solo millimetro questo dato di fatto. La forza di House è sempre stata però quella di essere un personaggio straordinario calato in un contesto assolutamente ordinario, e dal quel contesto prendeva forza. Ordinari e comuni sono i modi di pensare e di agire che vengono attribuiti a colleghi e pazienti: i casi e le persone che House incontra sono comuni nel senso che sono situazioni e tipi che ciascuno di noi può realmente incontrare nella vita. Gli ammalati sono suore, sportivi, insegnanti, ragazzi, madri, impiegate, bambini che ragionano in modo banale e ordinario, hanno vite banali e ordinarie; proprio a loro , per motivi che non si riesce a determinare, capitano sintomi inspiegabili che talvolta gli stessi dottori sono tentati di attribuire a qualcosa di inconoscibile, per ridurli in qualche modo ad una bizzarra, inspiegabile anomalia nel placido quadro del vivere quotidiano. House, invece, si intestardisce a non credere all’impossibile: non si arrende alla banalità del comune buon senso che accetta, ad un certo punto, per pigrizia o per non dover fare i conti con le proprie paure, possano esistere fenomeni inconoscibili e fatti che non hanno spiegazione.

CROLLO DI UN MITO? - Proprio come Sherlock Holmes House invece non crede che l’impossibile possa esistere, e pertanto è convito che, una volta eliminatolo anche come mera e remotissima possibilità, tutto debba essere in qualche modo spiegabile e quindi spiegato. Il punto centrale del telefilm è sempre stato questo: il problema che viene posto ad House non è mai morale, ma logico; del resto House crede soltanto nella logica e pensa che se la “morale” va in contrasto con la logica, la “morale” non debba neppure venire presa in considerazione. Purtroppo è questo impianto che sta scricchiolando negli ultimi telefilm della serie: i “casi” proposti al dottore divengono particolari di secondaria importanza, i pazienti persone dalle storie sempre più incredibili, mentre assumono rilevanza via via maggiore i problemi morali e sentimentali dei protagonisti e coprotagonisti della serie, che si intersecano in geometrie sempre più complicate, cervellotiche. Perdendosi nei mille rivoli del pettegolezzo da corsia, la logica di House, giustamente, va a farsi benedire, si intorcola e si sfarina; peggio che peggio, gira a vuoto. C’è il rischio che, per seguire le paturnie di Wilson, l’attizamento per Caddy, le tresche da studiolo medico di campagna, i traumi infantili o i problemi genetici dei suoi assistenti, il povero House diventi quello che non era mai stato prima: non più un personaggio a tutto tondo, ma un coacervo di tic nevrotici tenuti assieme dall’istrioneria. Si riduca, insomma, ad essere quello che House odia più di tutto: un personaggio banalmente prono alla logica del buon senso comune, falsamente trasgressivo, ipocrita, in realtà capace di accettare gli stereotipi e di farne in fondo parte, dicendosi, mentendo, che gli stereotipi rispettano la logica, mentre si sa bene che così non è. Diverrebbe un cinico di maniera, mentre fino ad adesso è stato un razionalista spietato. Speriamo che lo salvino, il dottor House, perché per un grande personaggio regredire a macchietta è una brutta morte.

6 commenti a Ci stiamo perdendo il dottor House?

  1. Ho appena finito di guardare la prima serie e ne sono rimasto letteralmente catturato.

    La tentazione del buonismo è dura da contrastare, comunque. Sul lungo periodo era prevedibile.

    Intanto vedo come procede la seconda serie e me lo godo finchè posso…

  2. io non ho mai visto il dottor House. Sono grave?

  3. ti quoto in lungo e in largo. v’è da dire che non era semplice mandare avanti un telefilm di questo tipo (che procede: problema – house – il problema si aggrava – house – cade una matita – intuizione – soluzione – house), si rischia molto facilmente di diventare E.R. o Grey’s Anatomy, ovvero qualcosa di trito e ritrito. Se prima c’erano il capitalista nero ciccione o il poliziotto bastardo a dare un filo alla trama, adesso (dalla 4a serie) è tutto più cervellotico e inutilmente complesso. Cerca di essere ricercato e invece risulta solo molto forzato.

  4. Io un paio di volte l’ho visto, e l’unica cosa che ho pensato è che vorrei essere dannatamanente stronza e cinica come lui.

  5. cocci

    io ci ho provato ieri perché un test su feisbuuk mi diceva che sono come Cameron che ancora non ho capito chi sia. Dopo un po’ ho spento per visite inattese ma domenica prossima ci riprovo. In compenso seguo il blog de lalogicadihouse.wordpress.com, molto ben fatto

  6. SigPar

    A dire il vero avrò visto forse due puntate… mi è bastato. Purtroppo di dottori bastardi e cinici ne ho incontrati… Non so mi ricoda le loro figure e purtroppo le loro scarse qualità professionali. Speriamo che il Dott. House non faccia la loro fine, anche perchè altrimenti oltre a diventare un personaggio scontato sarebbe tristemente reale.

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