E’ il 21 marzo 2008, tarda serata, e questo è il penoso spettacolo che va in onda a Tetris, su La7. I due protagonisti sono l’attore pugliese Michele Placido ed il candidato alla presidenza della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, fondatore e leader del Movimento per l’Autonomia. Placido rindossa i panni del commissario Cattani e propone di non candidare nessun uomo del sud alle elezioni politiche per i
prossimi cinque anni. Lombardo esita un po’, gioca nervosamente con la fede al dito, cercando di mantenere l’aplomb necessario ad evitare facili parallelismi. Ma quel “lei è proprio un cretino” che gli esce dalla bocca, quando ormai i nervi sono saltati, lascia intravedere ad occhi ben abituati, come quelli di chi sa bene da dove nasce il famoso lapsus di Marcello Dell’Utri, riporta alla mente la magra figura rimediata anni fa da un allora giovane politico agrigentino, rendendo chiaro anche il motivo per cui il nostro Raffaele si rifiuti tanto ostinatamente di confrontarsi in TV con il candidato del centrosinistra, Anna Finocchiaro.
BREVE STORIA – Raffaele Lombardo, uomo nuovo della politica siciliana, nasce nella Democrazia Cristiana, sotto l’ala protettiva di Calogero Mannino, di cui viene definito il delfino. Nelle fila della DC (e successivamente nel CCD e nell’UDC) sarà prima consigliere ed assessore al Comune di Catania, poi deputato dell’Assemblea Regionale
Siciliana, assessore regionale agli Enti Locali, europarlamentare, vicesindaco di Catania ed infine presidente della Provincia di Catania. Nel 2005, esce dall’UDC per fondare il proprio partito, l’MpA, che alle elezioni politiche del 2006 si presenterà a fianco della Lega Nord all’interno della CdL.Nel 1992, mentre è assessore regionale per la DC, viene arrestato per interesse privato e abuso d’ufficio (condannato in primo grado ed assolto in appello): secondo gli investigatori, un concorso a sessanta posti da assistente amministrativo venne truccato per favorire alcuni candidati, in cambio di voti. Di nuovo, nel 1994, Lombardo viene arrestato per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati contro la pubblica amministrazione. Un enorme appalto per i pasti all’ospedale Vittorio Emanuele II di Catania viene pilotato in favore di un’azienda dell’ex presidente dell‘Inter Ernesto Pellegrini in cambio di una tangente di cinque miliardi di lire. In seguito al patteggiamento di Pellegrini, il reato venne derubricato a finanziamento illecito ai partiti, ormai in prescrizione. Lombardo ottenne anche un indennizzo di trentatremila euro per ingiusta detenzione.
PARTITI E PROGRAMMI – Ad oggi, l’MpA conta in tutta la Sicilia orientale numerosissimi iscritti alla testa di questa o quella municipalizzata, ospedale, partecipata, fino ad arrivare anche all’aeroporto Fontanarossa di Catania (gestito dalla SAC, partecipata dalla Provincia) ed al futuro aeroporto di Comiso, grazie all’amicizia di tale Mario Ciancio Sanfilippo (in società con la stessa SAC), proprietario, tra l’altro, del quotidiano “La Sicilia” e di diverse emittenti locali, amicizia resasi utile, dopo il quasi crack del Comune, per evitare la gogna
mediatica toccata, invece, al sindaco di Catania e medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, sostenuto da una giunta dove la voce dell’MpA è forte di un 20% dei consensi alle ultime amministrative. Come tutti i partiti che cercano di cavalcare l’onda dell’antipolitica, anche nel programma dell’MpA troviamo una severa e decisa volontà a tagliare tutti gli sprechi inutili. Ci si chiede, allora, a cosa possa servire la costituzione di nuove province, tra le quali quella di Caltagirone (a pochi chilometri da Grammichele, paese natio di Lombardo). O come possa un partito autonomista sostenere con tanta veemenza la costruzione del ponte sullo stretto. Alle future poltrone l’ardua sentenza.
Sanità, aziende pubbliche ed annessi posti di lavoro, stampa, origini democristiane nella corrente manniniana ed il quadro è completo. L’immagine che ne viene fuori riesce finalmente a far intendere anche a voi le somiglianze di cui si scriveva all’inizio? Se non vi è ancora chiaro, cliccate qui.




alla facciazza!
movimento per l’autonomia, ma da cosa? dai giudici quando cominciano a interessarsi ai loro affari poco puliti?
Non che voglia difendere nessuno, ho scritto anch’io, e non certo con toni accomodanti, di questo Cuffaro Due. Nè voglio dinfendere il suo movimento, perchè storicamente i movimenti di autonomia in sicilia sono stati firmati da Salvatore Giuliano (in via teorica) e Leoluca Babarella (con un partito vero e proprio!), quindi voglio dire..
Detto questo..non mi è piaciuto l’ultimo periodo: non basta mica dire sanità, dc e corrente manniniana per bollare uno come connivente di mafiosi, o ridurlo prestanome di interessi più loschi. Mi sa un po’ di generalizzazione inutile, anche per come era stato costruito il resto dell’articolo.
Babarella sarebbe Bagarella.
autonomie per fare i cazzi loro.
non si è affatto tentato di generalizzare o tentare di bollare lombardo come conniventi di mafiosi, ecc.
il senso di quello che ho scritto sta nel cercare di spiegare con ben altri toni quello che stava dietro le parole rabbiose e poco lucide di michele placido. una politica basata sul clientelismo fatta da arrampicatori sociali (che siano mafiosi o meno) non può e non deve essere più tollerata. che poi, vivendo al sud, due più due dia per risultato quel che ogni giorno siamo costretti a subire, non è mica colpa mia.
‘o purp se coce con l’ acqua suie
L’IMMANE TRAGEDIA DELLE NUOVE GENERAZIONI ITALICHE
Prive di uscite verso la realtà effettiva e verso una vita adulta, restano bloccate perciò alla fase adolescenziale della vita e ad una visione sognante della realtà.
Una visione costruita assommando TV e Internet.
Forti di questa visione sognante della realtà. si rinchiudono da soli in appositi ghetti in cui ognuno di essi dà sempre ragione all’altro, finendo per evitare l’impatto con la realtà effettiva e perciò per non superare mai la fase adolescenziale e giungere all’età matura.
All’interno dei loro ghetti si rassicurano uno con l’altro per celare l’angoscia che la realtà crea in loro e l’incapacità di affrontarla.
Ogni tentativo esterno di portare la realtà effettiva, di parlare della realtà effettiva allo scopo di farla conoscere per permettergli di viverci dentro viene cancellato.
Si creano così una specie di eterno utero rassicurante, all’interno del quale vivono per sempre, finendo per parlare di parole e per darsi ragione uno con l’altro, senza entrare in contatto con la realtà.
Preoccupati soltanto di evitare il contatto reale con una realtà che sentono ostile ed inaccessibile.
Lo sbocco inevitabile è una vita fatta solo di sogni.
Pingback: Evidentemente ci meritiamo questo | Mario's Weblog
IL PRESIDENTE LOMBARDO E IL PRINCIPIO DI LEGALITA’
L’On. Raffaele Lombardo è al governo nonostante le trascorse vicende giudiziarie, le attuali accuse di mafia, l’autofinanziamento dell’azienda agricola, la costruzione abusiva di una villa sulla spiaggia di Ispica.
Il 31.7. 2010 nella richiesta darresto nei confronti dei 50 indagati i pm Gennaro, Fanara, Santonocito e Boscarino hanno scritto che sarebbe provata in punto di fatto, l’esistenza di risalenti rapporti diretti e indiretti degli esponenti di Cosa Nostra della provincia di Catania con Raffaele Lombardo e con Angelo Lombardo. Il rapporto sarebbe “non occasionale né marginale” aggiungono i magistrati “ma cospicuo, diretto e continuativo grazie al quale luomo politico poteva avvalersi del costante e consistente appoggio elettorale della criminalità organizzata di stampo mafioso a lui vicina”.
Eppure c’è ancora chi lo appoggia politicamente, consentendogli di amministrare nell’interesse della collettività, per il bene comune.
Eppure c’è ancora chi non si indigna!
LA POLITICA E L’ESERCIZIO DI GOVERNO NELL’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’
La questione morale non sembra interessare la classe politica siciliana.
Eppure è normale credere che in una società sana solo persone dotate di un alto senso della moralità, oltre che di specifiche capacità, possono servire il bene comune.
Invece chi ricopre incarichi istituzionali sembra agire senza l’attitudine a comprendere i problemi della società e molto spesso agisce fuori dall’etica e dall’onesta’.
Il soggetto politico sembra perseguire un interesse personale, quello cioè di portare avanti la sua carriera politica intesa come “un lavoro”.
L’attività politica non appare percepita come un impegno ulteriore, oltre la propria attività lavorativa, ma come l’opportunità di migliorare la propria condizione economica e sociale.
E così accade che il politico è attratto dalla logica degli affari e dello scambio dei favori, piuttosto che amministrare per il bene comune.
In tal modo la politica non risolve i problemi della collettività e provoca un danno grave alla società che si disgrega e perde la bussola.
Noi non vogliamo che chi ci rappresenta abbia dei procedimenti penali pendenti, sia sottoposto ad indagini o faccia uso di droghe.
Noi non vogliamo che chi ci rappresenta abbia a che fare con logiche affaristico-clientelari.
La politica non è un lavoro ma un impegno nell’interesse della collettività.