Noi il debito non lo paghiamo! Portate il conto al tavolo di fronte!
di Pietro Monsurrò
Ho letto l’appello, firmato da diverse persone tra cui Padre Alex Zanotelli, sulla cancellazione del debito pubblico come via di uscita dalla crisi. Il documento, che segue alcuni stilemi tipici del complottismo (sindrome da accerchiamento, riferimento ai cosiddetti “poteri forti”, forte convincimento di avere ricette salvifiche da proporre…), è una collezione di assurdità.
Il manifesto inizia con un battagliero “Continuano a farci credere che per uscire dal debito dobbiamo accettare manovre lacrime e sangue”: l’avreste mai pensato che per superare un problema di eccesso strutturale di spese rispetto alle entrate occorra fare qualcosa per tagliare le prime o aumentare le seconde? Chi continua a farci credere una cosa del genere? L’aritmetica, nota cospirazione capitalista.
Continua poi: “è intollerabile che lo Stato si adegui ai ricatti del mercato: la sovranità appartiene al popolo, non al mercato”. Avete presente il duomo di Siena? Lo fecero così grande che era strutturalmente incapace di reggersi in piedi, e così su un lato della piazza c’è un enorme muro con delle colonne storte. Cosa pensereste di un architetto che si lamenta del “ricatto della forza di gravità”? Se un Paese spende più di quanto incassa, nel lungo termine è fallito: questo non è colpa dei mercati, ma è una necessità logica. La demagogia si paga, anche se purtroppo mai abbastanza presto da non riuscire ad accumulare grandi problemi. La pagano oggi i greci come in futuro la pagheranno gli americani, prima o poi capiterà a tutti quelli che spendono più di quanto producono. La sovranità non è l’onnipotenza.
Si viene poi alle proposte: ripagare soltanto il debito ottenuto a prezzi bassi e usato per lo Stato sociale, e solo la parte detenuta dalle banche e dagli investitori istituzionali (non quindi quella detenuta dai privati), aumentare la progressività delle imposte, lottare contro l’evasione fiscale, eliminare i privilegi delle caste, ridurre le spese militari, evitare le grandi opere. Su alcuni punti sono ancora d’accordo. Ma le persone serie le proposte che fanno le dovrebbero studiare, prima. E queste propostine, anche quando sono sensate, non bastano minimamente ad uscire dalla crisi. Alcune, poi, fanno ridere. Cominciamo da queste ultime.
1. Cancellare solo il debito di proprietà dei “grandi investitori istituzionali” significa che le banche e i fondi pensione, che hanno all’attivo i debiti pubblici, perderanno buona parte di questo attivo. Dice la contabilità che l’attivo è uguale al passivo. Chi possiede il passivo delle banche e dei fondi pensione? Tutti noi! Il passivo delle banche sono i nostri depositi, i nostri fondi pensione, i nostri risparmi! Sono sicuro che chi ha avuto questa idea fosse animato dalle migliori intenzioni. Ma queste non sono una scusa per non accendere il cervello.
2. Ripagare solo il debito ottenuto a bassi tassi di interesse significa che la Grecia (e forse anche l’Italia) fallirà subito, perché oggi a bassi tassi di interesse non è in grado minimamente di pagare le proprie spese. Oggi nessuno presta alla Grecia senza un ampio margine di sicurezza, il cosiddetto spread, perché sa che presto o tardi la Grecia fallirà, come è già successo diverse volte in centoottanta anni di indipendenza. Se la Grecia non ottiene fondi, non è che non paga il debito precedente: non paga niente! Infatti, nel 2010 lo Stato greco ha speso il 49.5% del suo PIL, ha ottenuto tasse e altre entrate per il 39.1% del PIL, e dunque ha avuto un deficit del 10.4% del PIL. Di questo deficit, il 5.3% era per pagare gli interessi sul debito, e dunque il 5.1% era deficit primario, cioè al netto degli interessi. Dunque, se la Grecia non va sui mercati finanziari, deve tagliare subito il 5.1% della spesa, per ottenere un avanzo primario (come l’Italia): altrimenti non avrà i soldi per pagare le pensioni o gli stipendi!
La Grecia, in sostanza, non è in crisi perché ha il debito, ma ha il debito perché è in crisi. Anche se non avesse debito, dovrebbe tagliare la spesa o aumentare le tasse di una quantità pari al 5.1% del PIL (dati 2010), solo per sanare il deficit. Dato che in più ha anche il debito, perché molti gonzi hanno dato soldi al governo greco affinché li sprecasse per comprare i voti dei suoi cittadini con politiche miopi e populiste, il deficit effettivo è circa il doppio.
Infine, non bisogna dimenticare il problema della competitività: la Grecia produce poco a prezzi elevati, dunque non è in grado di competere con altre economie che non hanno questi problemi. Non sto parlando della Cina, perché la competitività non è solo data dal livello dei salari: la competitività è il rapporto tra produttività del lavoro e livello dei salari. L’Italia ha salari bassi ma non è competitiva, la Grecia ha salari ancora più bassi ed è ancora meno competitiva: al contrario, la Germania ha salari molto elevati ma non ha problemi di competitività. Nel breve termine la Grecia dovrà abbassare i salari, si stima del 20%, perché altrimenti l’economia va a picco. Il problema, dunque, non è (solo) il debito.
Veniamo alle altre misure.
1. Aumentare la progressività delle imposte ridurrebbe la crescita nel lungo termine e dunque la sostenibilità dei conti pubblici. Certamente la Grecia deve ridurre la spesa e probabilmente dovrà anche aumentare le tasse, e in entrambe i casi i greci si sveglieranno più poveri di quanto pensavano di essere durante il boom del debito pubblico degli anni scorsi.
2. Lottare contro l’evasione fiscale può certamente aiutare, ma non molto. In Italia l’evasione fiscale (tutta) vale l’8% del PIL, mentre in altri Paesi più seri vale la metà. In Italia dunque è pensabile di poter ottenere il 2-3% del PIL dalla lotta all’evasione: non saprei fare valutazioni dalla Grecia, ma più o meno quelle saranno le cifre. Come ogni forma di tassazione, la lotta all’evasione fiscale ha effetti depressivi e riduce la crescita, se non il PIL.
3. Eliminare le spese delle caste fa tanto demagogia, perché presuppone che l’eccesso di spesa pubblica sia legato alle caste e non invece all’eccessivo numero di dipendenti pubblici, di pensionati, etc. Il problema è che nessuno si premura di distinguere il dato della spesa pubblica in stipendi di dipendenti pubblici, fornitura di servizi di assistenza, stipendi e privilegi della “casta” o altro. In linea di massima, tagli ai livelli che servono alla Grecia non si fanno solo con i tagli alla “casta”… serve molto di più, ma non ho trovato dati affidabili. Il consenso sembra essere che i tagli vadano concentrati sui dipendenti pubblici, che sono troppi e troppo costosi.
4. Le spese militari sono una fissazione dei pacifisti, ma sono poca roba: in Italia, meno dell’1% del PIL. In Grecia sono maggiori, e quindi certamente è possibile recuperare un bel po’ tagliando le spese militari, che sembrano essere addirittura il 5% del PIL. Ma le spese militari greche in parte sono legate ai problemi con la Turchia, e dunque non possono scendere troppo, per ragioni di sicurezza nazionale. In buona parte, ovviamente, sono privilegi che si possono tagliare: anche i soldati sono dipendenti pubblici, alla fine.
5. Le grandi opere spesso sono degli sprechi: difficile avere dubbi su questo, essendo opere pubbliche. L’Italia spende però il 4% del PIL in “conto capitale”, aggregato che include le “grandi opere”. Anche a tagliare tutti gli investimenti, dunque, si tratterebbe di poca roba. E dire che spesso gli investimenti pubblici sono l’unica parte della spesa pubblica che genera crescita: il motivo per cui sono così bassi è che non consentono ai politici di comprare voti alle elezioni. Sono la prima cosa che si taglia, e a furia di tagliarli si rende il debito meno sostenibile, danneggiando la crescita. La spesa da tagliare è quella corrente, che è oltre il 90% del totale. Credo lo stesso valga in Grecia.
Infine, c’è un problema: il debito ufficiale è un infinitesimo del debito reale, il cosiddetto “debito non finanziato”. Il debito ufficiale è dovuto a ciò che lo Stato ha già speso, ma il problema è che tutte le economie occidentali hanno deficit strutturali, e dunque oltre al debito per spese passate, c’è da considerare per la sostenibilità finanziaria il debito futuro che servirà per i deficit futuri delle spese sanitarie, previdenziali, etc. Secondo il New York Times, la Grecia ha un debito pubblico ufficiale del 115%, ma considerando quello non finanziato si arriva all’875%. Senza pesantissimi tagli, la Grecia è dunque fallita. L’Italia è messa meglio, ma comunque dovrà tagliare parecchio, così come tutti i Paesi europei e gli Stati Uniti. Occorre decidere se queste riforme vanno fatte oggi, prima di finire come la Grecia, o tra qualche anno, quando sarà troppo tardi per evitare una crisi fiscale come quella di Atene.
Mi dispiace per gli idealisti ingenui, di cui purtroppo è pieno il mondo, ma prima di risolvere i problemi bisogna capirli, e per capirli bisogna prima ancora studiarli. Le buone intenzioni, Alex Zanotelli essendo prete dovrebbe saperlo, lastricano le vie per l’inferno. Il contributo di queste trovate alla soluzione dei problemi reali è dunque nullo, e sviando l’attenzione via dai veri responsabili, i politici greci, contribuiscono a peggiorare ulteriormente la situazione.
Un po’ di dati:












@Hyksos. Ho letto la tua recenzione sul Libro di Luciano Gallino “Il lavoro non è una merce”. Un testo che ho letto (il direttore Gregorj non si risenta se è già il secondo libro di Gallino che leggo) così posso confrontare. No, no, tranquillo, non confronto la recenzione con le mie idee, frutto della lettura del libro, non le condivido. Però, è un confronto fondato – almeno su alcuni punti – su diversi punti di vista politici, ciscuno legittimo, ma almeno politico.
ecco, quello che non condivido dell’articolo pubblicato in questo sito, è il tono sprezzante prolungato – o svelato – nel commento ‘contro’ di me. mi sarei aspettato una critica un pò più appofondita, appunto: studiata.
altimenti, è meglio il silenzio.
m.
“Mia” recensione??
Io non c’entro, è una recensione fatta da Giulio Zanella, professore di economia a Bologna. Era per mostrare come le critiche a Gallino esposte dall’autore dell’articolo in quel commento godano di consenso.
ancora meglio, lei critica Gallino perchè ha letto una recenzione scritta da terzi!
che ingenuo che sono, pensavo di essere stato troppo sbirgativo nel rilasciare certi commenti su di voi…invece…
grazie per il conforto!
m.
la verita’ e’ che quasi nessuno ha capito cosa succede. se non volete pagare il debito vi restano due strade:
a) licenziare la meta’ dei dipendenti pubblici e vendere il colosseo
b) Uscire dall’eruo, stampare carta straccia dicendo che e’ moneta e con quella pagare il debito pubblico con un gran sorrisone. Penserete che ho detto una cappellata. Pero’ e’ quello che sta facendo Bernanke (quantitativ easing), la banca di inghilterra. Che fece il messico, argentina, brasile e Italia negli anni 70 80 90 e che fece infine il duce dopo il 29.
Peccato che la ipotesi b) non piace ai tedeschi perche paga si il debito italiano, greco etc ma crea anche inflazione. E loro con il debito sono a posto e non vogliono l’inflazione per quei mangispaghetti di italiani. Quindi impediscono alla bce di fare quello che fa la FED la Bank of England.
La manovra Monti non e’ stata fatta per calmare i mercati che non verrano mai convinti da 40 miseri miiliardi di manovra. Ma e’ stata un puro tentativo di convincere i tedeschi che siamo bravini. Ma pare che non si siano convinti.
No. Pensano che sei gli italiani vanno a gambe all’aria, loro soffriranno poco per una recessione mondiamo ma che e’ meglio cosi. Che italiani greci e spagnoli tornino alle loro monete e svalutino.
In questo dimostrano la solita miopia tedesca. Avevano la possibilita’ di conquistare definitivamente l’europa facendo una vera unione sotto il loro comando, cosa che non gli era riuscita nel 45, e che con questa politica non gli riuscira’ neanche ora. Sono tedeschi.
Per l’italia il cambio di valuta sara’ devastante. Inflazione alle stelle, tassi altissimi, disoccupazione, recessione, criminalita’.
Ricordatevi che l’origine di tutto e’ il debito pubblico dello stato italiano. Che non e’ l’italia, gli italiani infatti hanno un basso debito privaro. Lo stato italiano e’ invece un’organizzazione di 5 milioni di dipendenti dentro l’italia e retta da politici. Organizzazione che, dice, lavora per tutti.
Se non volete pagare il debito, mettetevi in fila. Anche i politici faranno, piu’ in la, come voi. Infatti l’operazine manovra Monti e’ fallita, i tedeschi non si sono convinti.