Guantanamo Bay, Guantanamo…Bye!
27/01/2009 - OROLOGIO DIGITALE? MEGLIO L’AUTOMATICO - Per capire i problemi che si pongono in capo a Barack Obama, prendiamo il caso di Abdullah Kamel Abdullah Kamel Al Kandari: si racconta che sia stato arrestato solo perché portava al polso un orologio
OROLOGIO DIGITALE? MEGLIO L’AUTOMATICO - Per capire i problemi che si pongono in capo a Barack Obama, prendiamo il caso di Abdullah Kamel Abdullah Kamel Al Kandari: si racconta che sia stato arrestato solo perché portava al polso un orologio digitale Casio modello F-91W, lo stesso modello utilizzato da Al-Qaeda come timer per detonare gli ordigni esplosivi. In realtà Al-Kandari è stato recluso a Guantanamo per altre ragioni kuwaitiano, nel 2000 era stato addestrato in un campo libico, poi si era recato in Afghanistan dove aveva versato 13.000 dollari ad Al-Qaeda, ed infine è stato arrestato in Pakistan in una moschea, nel corso di un blitz antiterrorismo. Il suo nome compare in varie liste di affiliati sequestrate in rifugi di Al-Qaeda. E quando è stato arrestato aveva al polso il Casio, che è solo un elemento indiziario che va a sommarsi a elementi di ben altro spessore (ma nel dubbio, usate orologi di altre marche…). Ora, non c’è tribunale civile che condannerebbe Al-Kandari: non ha fatto nulla. Non ha ammazzato nessuno, non vestiva una cintura esplosiva, non impugnava un Kalashnikov contro un convoglio americano. Ciò nonostante, è difficile pensare che sia un innocuo chierichetto.
GLI “IRRIDUCIBILI” – Molti altri detenuti si trovano nella stessa situazione: sono evidentem
ente dei “combattenti nemici”, ma non hanno ancora avuto occasione di entrare in azione o non ci sono prove certe che l’abbiano fatto. Fra quei 240 reclusi c’è sicuramente un mucchio di gente alla quale l’esperienza di Guantanamo ha tolto la voglia di diventare martiri, ma ce n’è anche una buona percentuale (una sessantina) che non vede l’ora di farsi saltare in aria vicino a un bel mucchietto di infedeli. E se dovesse succedere, c’è da scommettere che buona parte di coloro che hanno applaudito la decisione di Obama di chiudere il carcere sarà in prima linea a contestarne il “buonismo”. Un conto è quindi chiudere il carcere e trovare altre sistemazioni ai detenuti (carceri civili e militari non mancano negli Stati Uniti e in molti altri paesi del mondo), altro conto è quello di trasferire i processi ai tribunali civili e altro ancora è quello di liberare tutti i detenuti non direttamente e certamente coinvolti in fatti di terrorismo. Questo spiega perché Obama si è preso quattro mesi di tempo per decidere, disponendo la sospensione delle udienze. La mossa è astuta: quattro mesi sono un buon periodo per sondare gli umori della gente, tanto più che nel frattempo i detenuti restano dove sono.
UNA DECISIONE DIF
FICILE MA NECESSARIA – Si potrebbe osservare che è anche un bel lusso: Bush non ebbe a disposizione lo stesso tempo, quando dovette decidere cosa fare delle centinaia di presunti terroristi che venivano catturati in Afghanistan, nell’ottobre del 2001. Il fatto che Obama, dopo aver avuto a disposizione anni per pensarci, si prenda ancora quattro mesi di tempo, è una chiara dimostrazione che la faccenda è molto complessa, e certi giudizi netti probabilmente peccano di superficialità e approssimazione. Tuttavia, chiudere Guantanamo e concludere al più presto i processi per i detenuti “irriducibili” è una tappa fondamentale per consentire che si chiuda la cicatrice dell’11 settembre e la nazione americana possa voltar pagina, sul serio.












Non sono d’accordo. E’ piuttosto raro, ma questa volta non sono davvero d’accordo sul giustificare Guantanamo come unica opzione possibile al “rischio terrorismo”. Il diritto è lo strumento necessario che deve essere usato, non solo come strumento di giustizia, ma anche come faro di legalità. Come arma, non solo ideologica. Il diritto (e il grado di civiltà che ne deriva quando esso è corretto e non corrotto) e la sua diffusione devono essere gli strumenti che ogni civiltà che si ritiene tale deve usare per la sua lotta, interna quanto esterna.
Se vogliamo lottare contro l’ignoranza e la violanza che generano il terrorismo, allora non ci sarebbe altro da fare che armarci di difesa dei diritti civili di tutti. Perchè la degenerazione del diritto, lo sfaldamento morale di uno Stato che si comporta da sicario, possono solo che peggiorare le cose.
Forse i detenuti di Guantanamo che – usciti da lì – hanno commesso dei crimini sono stati spinti a farlo dalla violenza arbitraria subita? Forse la privazione di ogni genere di libertà comporta una voglia di vendetta? I movimenti di resistenza antifascista, con la loro carica rivoluzionaria, forse non reagivano a una privazione dei diritti fondamentali, a violenze arbitrarie?
Lungi da me equipararare partigiani e terroristi, ovviamente. Ma come si può sperare in un cambiamento, in un miglioramento, se invece di guardare in alto – utilizzando tutta la nostra umana capacità di essere più che animali – ci abbassiamo a rispondere con le armi della violenza e della privazione persone che non possono essere altrimenti incriminate di nessun reato?
“La “leggenda” secondo cui i reclusi di Guantanamo sono poveri innocenti capitati lì per sbaglio è molto lontana dalla realtà.”
“Fra quei 240 reclusi c’è sicuramente un mucchio di gente alla quale l’esperienza di Guantanamo ha tolto la voglia di diventare martiri, ma ce n’è anche una buona percentuale (una sessantina) che non vede l’ora di farsi saltare in aria vicino a un bel mucchietto di infedeli.”
LOAL, dai. torna a giocare coi lego.
LOAL, dai. torna a giocare coi lego.
Forse più tardi. Scusa se ti ho lasciato a giocare da solo.
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Essemme. In Italia finiscono in carcere (ops… custodia cautelare) persone con elementi di accusa persino inferiori a quelli del più innocente degli ospiti di Guantanamo.
Guantanamo come struttura e trattamento dei reclusi è un errore e non ci piove.
Ma le cose vanno viste anche in chiave pratica, che è poi molto umana.
In Italia, con il terrorismo, furono approvate leggi che ancora oggi sono in vigore, si autorizzarono persino perquisizione per blocchi di edifici.
E qui ne ammazzavano uno ogni tanto.
Lì ne hanno ammazzati tremila in un colpo e hanno raso al suolo un quartiere, e si sono combattute due guerre.
E pretendiamo che quelli si mettano a filosofeggiare in punta di principi giuridici, quando noi qui, patria del diritto, non lo abbiamo fatto (e non lo facciamo) per molto meno?
Non sto giustificando nulla, sto solo evidenziando che in certe situazioni si reagisce e basta, senza farsi tanti cavilli: quelli vengono dopo, immancabilmente (e aggiungerei giustamente).
Ho letto tante critiche qualificate su Guantanamo (giustificatissime per la maggior parte) ma non ho mai letto proposte alternative altrettanto qualificate: significherà qualcosa o no?
Se mi si viene a dire che si poteva gestire in modo diverso la situazione, sono d’accordo (c’è sempre un modo migliore di gestire qualsiasi situazione, e di solito è sempre pensato da chi non si è trovato a doverla gestire) ma se mi si viene a dire che dovremmo trattare i terroristi con i guanti bianchi, ho qualche perplessità.
Chiudo citando le parole di un agente dell’FBI, che prima degli attentati dell’11 settembre chiese l’autorizzazione a ricercare due sospetti terroristi.
L’ufficio legale dell’FBI respinse la richiesta: non c’erano sufficienti elementi giuridici.
L’agente dell’FBI rispose con questa mail:
“Qualunque cosa succeda, un giorno qualcuno morirà, e procedure o meno la gente non capirà per quale ragione non siamo stati più efficaci e non abbiamo dedicato ogni risorsa disponibile per affrontare questa minaccia. Speriamo che la Sezione Legale dell’FBI vorrà difendere questa decisione, specialmente nel momento in cui si saprà che a Osama Bin Laden, la nostra più grande minaccia, sono applicate tutte le garanzie giuridiche”
I due sospetti facevano parte dei 19 che dirottarono i quattro aerei dell’11 settembre.
Se la richiesta fosse stata accolta, forse oggi decine di migliaia di persone sarebbero ancora vive.
Io ci vado cauto con i giudizi netti, su certi argomenti.
Scusa “John”, ma nelle “decine di migliaia” calcoli anche le persone morte per mano degli americani nella risposta all’attacco delle Torri? Perchè se così fosse sarei stupito. Del resto sarei ancora di più stupito se volessi invece dire che sono morte decine di migliaia di persone quell’infausto giorno.
Ma a parte questa divergenza ‘quantitativa’ (che ovviamente non è solo quantitativa), continuo a pensare che il tuo pragmatismo sia assolutamente inutile e controproducente.
Dici che non ci sono state “alternative” a Guantanamo. Alternative per risolvere la paura di essere vittime di attacchi. L’alternativa certa è una. Non aprire nessuna Guantanamo. Non dare poteri speciali a nessuno per poter andare in giro per il mondo a catturare sospetti.
Tu ricordi gli anni di piombo in Italia, le leggi speciali di allora, e mai fatte decadere (ma in quanto a carenze democratiche noi non ci facciamo mica spaventare dalla concorrenza). Ma probabilmente non hai vissuto o non hai mai davvero ascoltato gli effetti che quelle leggi hanno generato. Le storture, le deformazioni.
Nei paesi anglosassoni si parla spesso di “balance of power” (da noi al massimo di ‘indipendenza della magistratura’). E’ un’idea di filosofia del diritto, che – detta in modo davvero spicciola – mette i bastoni nelle ruote a chi – ente o persona – possa concentrare troppo potere nelle sue mani. Perchè la concentrazione di potere porta all’abuso. Perchè l’essere “al di sopra della legge” porta inevitabilmente al crimine. E alla sfiducia nei confronti della giustizia.
Guantanamo è (visto che ancora esiste) al di sopra della legge. Un abuso, un torto. Non importa se a “fin di bene”. Nessuna violazione dello spirito delle leggi sarà mai a fin di bene.
Ritorno – per concludere – sulla tua chiusura. Esistono degli strumenti per seguire dei sospetti. Intercettazioni ambientali prima di tutto, nel caso specifico anche lo spionaggio. Ma buttare in cella qualcuno e torturarlo è assai più semplice. Io però credo che la tortura e la detenzione senza giuste motivazioni siano violazioni di diritti inalienabili che ci appartengono.
Giustificando la tua tortura per salvare un palazzo, giustifichi anche il terrorismo. Sono identici.
No Essemme.
Tanto per cominciare io non ho mai giustificato Guantanamo. Il concetto essenziale che ho inteso esprimere è che le persone sono persone e certe decisioni sono prese in momenti in cui l’ultima preoccupazione è quella dei principi morali e giuridici. Tutto qui.
Il discorso può non piacerti, puoi non condividerlo, ma è così che vanno le cose.
Guantanamo è nè più nè meno di un normale campo di detenzione militare in guerra, situazione in cui gli Stati Uniti si sono ritrovati (o hanno ritenuto di ritrovarsi).
Il discorso delle torture prescinde dalla struttura. Puoi torturare a Guantanamo come all’Hotel Ritz. La tortura è un altro discorso.
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Nelle decine di migliaia di morti conto anche quelli provocati dalle guerre che sono seguite all’11 settembre, certo.
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Quanto alle “leggi speciali” e al fatto che io non le abbia mai vissute, non vedo cosa ci azzecca. Le leggi sono scritte nero su bianco e sono un fatto, vissute o non vissute dal sottoscritto. Che peraltro le ha vissute e le vive più di quanto tu possa lontanamente immaginare.
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Nessuna violazione dello spirito delle leggi sarà mai a fin di bene.
A voler essere pignoli, perfino il nostro ordinamento (noi siamo patria del diritto) riconosce lo stato di necessità come condizione idonea a violare qualsiasi legge.
Si può perfino torturare e uccidere, per lo stato di necessità.
Te lo rammento, giusto perché a volte mi pare che si parli astrattamente senza conoscere come stanno le cose:
“Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessita’ di salvare se’ od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne’ altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessita’ e’ determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo. “.
Art. 54 del Codice Penale.
E’ praticamente una carta bianca, che non si applica solo in un caso specifico (l’agente o ufficiale che agisca per salvare sè stesso da un rischio che il suo dovere gli impone di correre) ma si applica a tutti gli altri.
E in base a questo articolo, un agente o un ufficiale possono persino torturare, se ciò serve a salvare la vita di un’altra persona.
Quindi, vediamo di non correre in giro per il mondo a guardare le pagliuzze altrui, quando noi abbiamo grosse travi e ce le abbiamo persino scritte nere su bianco in forma di legge.
Evito di replicare sul resto, perché non hai colto affatto l’essenza dell’articolo e stai contestando punti di vista e considerazioni che non ho espresso.
“E pretendiamo che quelli si mettano a filosofeggiare in punta di principi giuridici…”
La differenza tra la barbarie terroristica e la civiltà è tutta lì.
GWB (a parte la sfiga che si è trovato addosso) ha dimostrato incapacità intellettive enormi nel prendere decisioni affrettate e PUNTUALMENTE SBAGLIATE (le armi di distruzione di massa??? Lo sapevano anche i bimbi che erano INESISTENTI).
Ed accade puntualmente che chi si sceglie un coglione per capo fa la fine del coglione (e.g. ITALIA)