Ultima fermata, Quartaccio – Periferie in corpo 8
26/01/2009 - STUPRO IN CORPO 8 - Via del Quartaccio è la strada che collega Torrevecchia e Primavalle a Boccea, uscita due del Grande Raccordo Anulare. Prosegue in via Andersen, più in là c’è via Flaubert. Poi via Thomas Mann, Largo Zola,
STUPRO IN CORPO 8 - Via del Quartaccio è la strada che collega Torrevecchia e Primavalle a Boccea, uscita due del Grande Raccordo Anulare. Prosegue in via Andersen, più in là c’è via Flaubert. Poi via Thomas Mann, Largo Zola, via Sand. L’urbanista che ha deciso di dare nomi di grandi scrittori a questa periferia doveva essere un fine umorista. Case gialle, case bianche, casermoni color cemento.Parabole che spuntano da ogni balconi come nella scena di Goodbye Lenin, e condizionatori come se piovesse. E sbarre alle finestre, come se fosse l’anticamera di una galera: difficile che da questi androni t’immagini che escano da un momento all’altro Johann
Buddenbrook, o Madame Bovary. Più facile vederne sortire la piccola fiammiferaia o il soldatino di stagno. Michela ha le unghie dipinte di nero e nessuna voglia di parlare: “Sì che abbiamo paura, non hai visto quanti ce ne stanno qua? E ci voleva giusto lo stupro per mandarne via qualcuno. Me’ so’ rotta le palle, scrivilo che qui ce semo tutti rotte le palle. Se ricordano de noi solo quando si vota, ha da vede che diventa, attaccano manifesti notte e giorno e fanno pure a botte pe’ li posti. Quando è finita, spariscono tutti”. Mauro ha 24 anni e abita qui da quando si ricorda: “Sì, vabbeh, io so’ militare ma qui non è che ce vole l’esercito. Basta fa’ ‘na bella bonifica, de quelle come dico io”. Come? “Con l’accendino eh eh eh”. Ma poi non tornano? “E l’accendino mica se consuma subito”.
CAVALLERIA RUSTICANA - Dice il Tempo che l’elicottero della polizia e i posti di blocco non bastano a “rincuorare” Quartaccio. “Ieri sera sono scesa con mia figlia grande per portare il cane a spasso ma prima mi sono infilata un coltello da cucina in tasca, erano le otto e il quartiere era completamente al buio: sembrava fatta apposta, prima lo stupro e poi neanche la luce» racconta Rita Galassi, 44 anni, davanti alla tabaccheria, dove è affisso un volantino del Comitato di quartiere che invita a partecipare alla fiaccolata (ma ieri sera alle nove, forse perché pioveva, a via Andersen non c’era nessuno). C’è di che avere paura. Rita abita a via Flaubert, davanti alla chiesa di Santa Maria della Presentazione. Accanto alla parrocchia di don Walter c’è un prato dove bivaccano da mattina a sera gli immigrati ubriachi, romeni e polacchi, che abitano le baracche tra l’ex Bastogi e via del Quartaccio, nella radura sotto via Andersen. “Uscendo dal portone m’è venuta incontro una brutta faccia, allora mi
sono infilata la mano in tasca e ho stretto forte il manico della lama, ma mi sono lo stesso morta di paura». Una cronista di Repubblica ha percorso il tragitto del 916, il bus che collega piazza Venezia al Quartaccio.
IL SOLITO BRONX – Svastiche sui muri, nemmeno troppe rispetto alle scritte su Roma e Lazio. I televisori accesi rimbombano per le scale, negli androni si sente profumo di cucina. Due tizi scaldano il fumo dietro una colonna. Come al Trullo e a Corviale, come a Tor Bella Monaca, dove ai numeri della politica non ci crede nessuno: “calo del 20 per cento dei reati legati alla microcriminalita’, e del 10 per cento dei reati legati alla sfera sessuale”. Sgombero su sgombero, il sindaco Gianni Alemanno nasconde la polvere sotto il tappeto di una città che governare non è difficile, è inutile. Per lo meno con questi metodi, e con i coprifuoco. Nei cento piccoli grandi Bronx che circondano la città dei ministeri e del potere sembra che sia rimasto tutto uguale da quando li hanno tirati su i palazzinari che compravano le varianti al piano regolatore un tanto al chilo. L’Acea ha fatto sapere che rimetterà in funzione tutta l’illuminazione della zona, guastata dai danneggiamenti causati dai furti di rame. Che sia la luce, allora, fino al prossimo buio: “tanto tra due mesi torna tutto uguale”.















e li dietro ci sono piccole viette in cui cambia tutto, stradina private, piene di villette, tranquillissime, illuminate, non è strano?
e a due passi, belvedere montello: residenza dei UUUiiipppsss. Mai passata?
Come no… Conoscevo qualcuno che abitava lì, gente rampante anni 80 capace di dire:” i filippini da piccoli sono così carini!”
Polvere sotto il tappeto rulez
Questi reportage mi piacciono sempre un sacco.
in italia dovrebbe entrare solo e soltanto gente che lavora e che viva ed abita in delle case vere ,tutto il resto fuori dall’Italia,,
e chi è che fa entrare chiunque, in Italia? Se si tenta di mettere restrizioni la Chiesa strilla subito, e la sinistra pure. Quanto ai giudici e alle leggi, meglio lasciar perdere….
Però, e se chi abita in periferia comunciasse a fare qualcosa da solo? Che so, mettere faretti alle finestre per illuminare le vie, non gettare spazzatura per strada e “menare” chi lo fa,organizzarsi in tanti per allontanare gli immigrati ubriachi, ecc.ecc.
Bello pretendere che siano sempre le autorità a levare le castagne dal fuoco….
non che gli abitanti sono stinchi di santi
anche se c’è tanta brava gente, per cui loro adesso subiscono gli extracomunitari ma per anni sono stati LORO il pericolo per quelli di torrevecchia (se ti rubavano l’autoradio, sapevi che era uno di via andersen)
al di là del belvedere montello, a via valle dei fontanili ci sono certi villoni… è una zona piena di contraddizioni, in effetti