FINI DI LUCRO - Per esempio esistono decine di Ong e associazioni di malati (specialmente di malattie rare o non ancora “ufficializzate“) che mandano letterine strappalacrime: Caro onorevole le scrivo a nome degli XXX malati di morbo di K.,
abbiamo bisogno della sua firma, sappiamo che è lei è una persona sensibile ai temi sociali e dalla parte di chi soffre, eccetera. Il fatto è che riconoscere una malattia e impegnare le istituzioni europee nella lotta contro di essa e nell’accesso alle cure significa spesso destinare milioni di euro alla ricerca di nuovi farmaci per combatterla che, una volta sul mercato, arricchiranno le casse delle multinazionali. Non stupisce quindi il caso della Weber Shandwick, società internazionale di pr che lanciò qualche tempo fa il gruppo Cancer United per chiedere maggiore attenzione ai decisori sui trattamenti antitumorali. Lodevole, se non fosse che il finanziatore occulto dell’iniziativa era Roche, attiva nella ricerca e produzione di farmaci antic-cancro.
SEGNALI - Da qualche tempo a Bruxelles soffia un vento nuovo. Soprattutto le pesanti pressioni esercitate dalle corporation per influenzare le politiche energetiche e climatiche dell’Ue e la paura che possa scoppiare un caso Abramoff in salsa belga hanno portato Siim Kallas, Commissario per le tematiche amministrative, gli audit e la lotta alla frode a tracciare una road map della chiarezza, l’Iniziativa europea per la Trasparenza (European Transparency Iniziative, ETI). Il percorso è ancora lungo, ma proprio qualche giorno fa si è giunti a un importante giro di boa.
LA BUONA NOTIZIA – Il primo aprile, infatti, Alexander Stubb ha portato a casa un importante risultato: il sì della Commissione affari costituzionali alla relazione sulla trasparenza e regolamentazione delle lobby. Il testo propone la
creazione di un registro unico, obbligatorio e pubblico dei lobbisti attivi al Parlamento, alla Commissione europea e al Consiglio, l’imposizione di un rigido codice di condotta con pesanti sanzioni per chi opera illegalmente (fino all’espulsione dal registro stesso e quindi dai palazzi europei), l’obbligo di fornire i nomi dei propri clienti per gli studi di avvocati e di rendere noti i costi legati all’attività di lobby. Gli studi di public consulting dovranno anche mettere nero su bianco il peso specifico dei propri clienti, presentando i bilanci. In ballo c’è anche la contestata norma del “legislative footprint“: i singoli parlamentari e commissari potrebbero essere obbligati a mettere in calce a ogni proposta i nomi dei lobbisti e delle aziende che hanno dato un “significativo input” durante la preparazione del testo. Ai primi di maggio la relazione (ex) Stubb verrà votata dal Parlamento in sessione plenaria. Proprio il caso Abramoff negli Usa dimostra che la regolamentazione e la trasparenza non sono certo la panacea di tutti i mali, ma permetterebbero almeno a milioni di cittadini di capire meglio chi davvero decide il futuro dell’Europa.


Bellissimo articolo che ci fa capire un po’ come funzionano le cose nei palazzi del potere dove si gestiscono i soldi pubblici.
menomale c’è agnoletto che vigila
Ecco il link ad un pezzo sul mio blog che parla di lobby Bruxellese “all’ italiana”
http://mercatounico.blogspot.com/2008/02/lobby-allitaliana-donne-e-regali.html
TdR
Certo che Google Ads è geniale. La pubblicità per diventare Funzionario Della Comunità Europea è davvero a proposito. E per diventare lobbista?