Un’occasione da non perdere quella dell’acquisizione della casa automobilistica americana? Non tanto, almeno ad occhio. Ma soprattutto rimane una convinzione: se Chrysler fosse stata davvero un grande affare, probabilmente lo avrebbero fatto gli altri
E’ un coro così bello che spiace quasi interromperlo, quello che ha accompagnato l’annuncio dell’intesa tra Fiat e Chrysler. Basta scorrere un po’ le pagine dei giornali per notare reazioni entusiastiche
da management e proprietà – e quello è spiegabile -, commenti favorevoli dagli esperti, aperture positive da sindacati ministri, e politica locale. “Questa iniziativa rappresenta una pietra miliare nel panorama, in rapido mutamento, del settore automobilistico e conferma l’impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler a giocare un ruolo significativo in questo processo globale - ha detto Sergio Marchionne – e permetterà a entrambe le società di accedere a importanti mercati automobilistici con un’offerta di prodotti innovativi ed ecologici”. Anche John Elkann, vice presidente del Lingotto, ha voluto approfittare dell’occasione per ricordarci della sua esistenza: “Penso che questo sia un accordo buono. Ci sono ancora tantissime cose in divenire, è coerente con quanto detto alla fine dello scorso anno da Marchionne“.
BASTIAN CONTRARI – Ora, è anche un peccato interrompere questo peana – che ha coinvolto anche tutti i giornali italiani, ma c’è da capirli: Fiat è un big spender per la pubblicità – per andare a discutere nel merito i termini della questione. E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Questo il piano, da Repubblica: la casa torinese acquisirà una quota del 35% di Chrysler più un’opzione per comprare in futuro la maggioranza del capitale, senza alcun esborso per la casa torinese. L’intesa prevede la creazione di una joint venture attraverso la quale Chrysler avvierà la produzione e la vendita di modelli Fiat, soprattutto quelli più piccoli come la 500, nel Nordamerica. In cambio della quota, il gruppo torinese ristrutturerà alcuni siti produttivi di Chrysler per la produzione di modelli e componenti Fiat e darà alla casa americana accesso alla propria tecnologia. Chrysler inoltre dovrebbe disporre in tempi strettissimi di una ricca gamma di auto piccole di cui Fiat dispone, compresi ovviamente motori e trasmissioni. Macchine che dovrebbero nascere a tempo record nelle fabbriche Fiat in Europa ed essere sul mercato entro un paio di anni.
UN PO’ DI STORIA - In primo luogo, ci sono da ricordare due circostanze storiche abbastanza significative. La prima è che un accordo con gli americani la Fiat nella sua storia l’ha già fatto: è quello con General Motors, e a Torino ha portato fortuna. Infatti, GM quattro anni fa doveva entrare come socio forte nell’ottica di disimpegno degli Agnelli dall’auto, ma l’opzione per acquisire il capitale arrivò a scadenza proprio mentre le due case attraversavano una gravissima crisi (Fiat era data per “tecnicamente fallita”). Gli americani preferirono uscire pagando una penale che alleviò il bisogno di liquidità del Lingotto. La seconda è che anche Chrysler ha una storia di acquisizioni: è stata infatti comprata nel 1998 dal gruppo tedesco Daimler Benz, che l’ha tenuta fino al 2007 quando è stata costretta a venderla al fondo di private equity Cerberus Capital Management. Non esattamente un ente di beneficienza, e si vede dai tanti tentativi di mollare Chrysler a qualcuno: l’ultima volta è stata a novembre (il candidato – non troppo volontario – era ancora una volta GM); durante una trattativa di qualche mese fa per l’acquisto del
residuo di Chrysler, Cerberus invece ha sostenuto in pratica di aver pagato troppo a suo tempo facendo capire di avere le prove per portare Daimler in tribunale. E’ quindi importante ricordare che la Fiat sta entrando in un’azienda dalla quale i tedeschi sono scappati a gambe levate. Siamo davvero così più bravi degli altri? Ci sarebbe anche da ricordare che a suo tempo Prodi regalò l’Alfa Romeo alla Fiat, rifiutando l’offerta proprio della Ford. I risultati si sono visti: fine anche dell’Alfa Romeo.
UN PO’ DI INDUSTRIA – Poi c’è la questione industriale. Ricorda l’economista Salvatore Bragantini che Marchionne aveva detto che per avere una “massa critica” accettabile nel futuro un costruttore doveva arrivare a produrre 5 milioni di auto. Fiat e Chrysler insieme ne fanno 4,5 prima della crisi. Ecco quindi che per Torino la questione del partner è ancora aperta. Solo che un Lingotto snello poteva ambire anche a trovare un altro “sposo” - si era parlato di Peugeot, in Francia, per un certo periodo – mentre una Fiat zavorrata da un accordo precedente potrebbe essere molto meno appetibile. Interessante poi che Marchionne ponga l’accento sull’apertura di apertura del mercato americano per la 500 e l’Alfa Romeo: sono circa venticinque anni che Fiat dice che è il momento di riempire gli Usa delle proprie automobili, ma non c’è mai riuscita. Perché deve essere per forza questa la volta buona? I veicoli industriali dei piemontesi sono di grande quantità, ma la parola “recessione Usa” ci suggerisce che non ci sarà una domanda folle di veicoli industriali prossimamente. Magari, con la crisi, ci potranno essere americani che si prendono un’utilitaria invece che il Pick Up Cherokee che consuma 3 litri per km. Quei pochi che avran voglia di cambiare automobile, ovviamente.




Anche se complemetari una fusione significherebbe svalutare l’azienda in maniera in credibile. I marchi valgono molto, ma molto molto. Abolire Chrysler o Fiat o creare un terzo marchio? Impossibile.
Perchè Alfa Romeo esiste ancora? Il marchio si. Ma la S.p.A. no. Mica è obbligatorio far scomparire i marchi nelle fusioni. Sono marchi, non denominazioni di società di capitali.
Bravo Darione, sempre al top della condizione psicofisica… ma come fai?!?
Ho letto l’articolo del Sig. Dario Ferri con molto interesse e trovo che sia pieno di inesattezze.
Partendo dalle più banali,il Dott Marchionne di chiama Sergio e non Fausto per arrivare a quelle più sostanzione tipo:
“Prodi ha regalato l’Alfa Romeo alla Fiat e non l’ha venduta a GM”.
A parte il fatto che il possibile acquirente americano ai tempi della cessione dell’Alfa Romeo da parte dell’ IRI era la FORD e non la GM faccio presente che la FIAT rilevando l’Azienda si è accollata anche oltre 1000 Miliardi di Lire di debiti che ha regolarmente pagato nel corso degli anni. Inoltre ha dovuto rifare a sue spese
( giustamente ) tutti gli impianti di produzione in quanto le fabbriche che aveva rilevato erano vetuste.
Quello che poi capisco meno dell’aricolo è perchè insistere con il fatto che se CHRYSLER fosse stato un buon affare lo avrebbero fatto gli altri!! Ma possibile mai che riusciamo a sminuirci cosi’ tanto.. Non sarebbe più facile e gratificante pensare che SIAMO PIù BRAVI DEGLI ALTRI??..
Concludo con una precisazioe per AG:
L’Alfa Romeo è una S.p.A. (Alfa Romeo Automobiles S.p.A. ) e il suo AD si chiama Sergio Cravero..
Saluti a tutti..
grazie per la correzione Sergio-Ford. Su quanto i due particolari siano preminenti nella confutazione della tesi esposta, lascio i lettori giudicare.
I marchi sarebbero buoni: AR, Jeep, Dodge … è il mercato e la grana disponibile che attualmente non esiste.
Altri avrebbero fatto l’affare prima? Chi mai, se tutte le Case Toyota inclusa stanno a contarsi i cadaveri? In realtà tutti, soprattutto le altre due americane, puntavano sul fallimento di Chry per non dividere gli aiuti di Stato e un mercato sempr epiù asfittico.
Fiat in realtà punta a piazzare un po’ di motori e trasmissioni (che Chry piazzerà in auto fatte coi soldi dei contribuenti americani) e vendere qualche centinaio di Alfa e 500 in America, tutto qui.
Tutto il resto mi pare sbandieramento mediatico, nel tentativo peraltro fallito di distrarre l’opinione pubblica dalla semestrale e dalla mancata distribuzione di dividendi.
Da cui la bocciatura del mercato e conseguente fuga dalle azioni Fiat: più per la semestrale che per la Chry, anche se c’entra indubbiamente la paura che si trovi prima o poi impelagata nel 35% di una azienda virtualmente in fallimento. Del resto però non gli è costata una lira … sinora.
ciao, Abr
Io penso che la cosa principale che viene citata dall’articolo è che si tratta di una operazione a rischio e che stare fermi è comunque dannoso. Quindi di fatto solo il tempo può dire cosa succederà. Poi è ovvio che la stampa dice quello che vogliono le aziende (e infatti chi vuole sapere qualcosa legge Giornalettismo non i giornali…) però io non sarei così negativo a priori sull’operazione.
Perchè l’affare lo fa la FIAT e non gli altri è forse anche perchè il sogno americano è solo della FIAT mentre gli altri ci sono già (Toyota in primis).
Il fatto poi che nella semestrale la FIAT non abbia distribuito dividendi a me è sembrata una grandissima cosa: mantenere degli utili in una situazione di crisi mi sembra molto più saggio di una Telecom che con grande debito ha sempre e comunque distribuito dividendi agli azionisti amici
Gregorj, è ovvio che le mie correzioni Sergio-Ford siano insignificanti nel merito della discussione, tanto è vero che io stesso ho scritto banali…
Quello che non trovo banale è correggere chi dice che FIAT ha avuto in regalo ALFA ROMEO. Ancora più grave è secondo me sostenere che se fosse stato un buon affare l\\\’avrebbero fatto gli altri..questo significa che NOI ITALIANI siamo degli incapaci???
Un\\\’ ultima cosa Gregorj, non ho visto le Sue considerazioni in merito all\\\’argomento trattato, forse non è in grado di farne??
Grazie
“Quello che non trovo banale è correggere chi dice che FIAT ha avuto in regalo ALFA ROMEO”.
guardi, invece anche a me pare di un’insignificanza davvero insignificante anche questa.
“Ancora più grave è secondo me sostenere che se fosse stato un buon affare l\\\’avrebbero fatto gli altri..questo significa che NOI ITALIANI siamo degli incapaci???”
Sarebbe reato o peccato mortale? No, così, per regolarsi.
“Un\\\’ ultima cosa Gregorj, non ho visto le Sue considerazioni in merito all\\\’argomento trattato, forse non è in grado di farne??”
di così cretine no. Mi scusi.
Vede Gregory, normalmente in un Forum on-line o in una discussione tra persone ci si confronta, ed è confrantandosi che si cresce e si impara. Lei invece fino ad ora ha solo criticato in modo spiacevole il mio pensiero. La invito, sempre che ne sia in grado, di partecipare alla discussione in maniera propositiva, magari spiegandomi perchè secondo Lei le mie considerazioni sono “cretine”. Potrebbe anche essere che dopo le Sue spiegazioni io mi renda di aver scritto delle “cretinate”
In attesa La saluto.
Be Greg cosi però è tutto insignificante
Sinceramente nell’articolo non c’è una base di fatti che giustifichi perchè l’accordo fait-cry sia un cattivo accordo.
Tutto si riduce a dire “se era un buon accordo lo avrebbero fatto gli altri”, che mi sta pure bene per scherzarci su, ma non può essere la base per criticare la Fiat su qeusto accordo.
Inoltre non è male puntualizzare che L’alfa non è stata totalmente regalata alla Fiat (come avvenuto per Cai-Alitalia), in fondo i commenti servono proprio per parlare del pezzo e delle cose scritte nel pezzo.
Restano in tema, io anche non credo che sia tutto oro, ma almeno vedo un’azienda che cerca di muoversi per far fronte alla crisi, considerando che in Italia non ci sono gli aiuti come negli altri paesi… in compenso la Fiat ha aiuti da una vita e pure la cassa integrazione, alla fine, è un aiuto di stato in senso lato.
Da Italiano spero che la Fiat riesca bene in questa cosa… e sempre da Italiano non mi dispiacerebbe se la Fiat tornasse a creare migliaia di posti di lavoro… in Italia ovviamente.
io so’ io e voi nun siete un cazzo…e istruitevi…
interessante confronto !
@ Andrea (e tetsuo):
“Vede Gregory”,
si scrive con la J
“normalmente in un Forum on-line o in una discussione tra persone ci si confronta, ed è confrantandosi che si cresce e si impara”.
questo però non è un forum.
“Lei invece fino ad ora ha solo criticato in modo spiacevole il mio pensiero”.
Le “obiezioni” che lei ha portato a detrimento della tesi esposta nell’articolo non ne sfiorano l’argomentazione. Veda sotto nella risposta a Tetsuo per l’esposizione completa.
“La invito, sempre che ne sia in grado, di partecipare alla discussione in maniera propositiva, magari spiegandomi perchè secondo Lei le mie considerazioni sono “cretine”.”
spiegato sopra.
@ tetsuo:
“Sinceramente nell’articolo non c’è una base di fatti che giustifichi perchè l’accordo fait-cry sia un cattivo accordo”.
nell’articolo, invece, vengono evidenziate:
- ragioni storiche, che sono certo le più deboli ma servono a dare un quadro della situazione
- ragioni industriali, nell’ordine:
a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta
b) il fatto che la 500 e l’Alfa non hanno mai sfondato nei precedenti tentativi di portarle nel mercato americano
c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione
d) la questione della rete di vendita, che funzionerà solo se i venditori Chrysler negli Usa e Fiat nel mondo hanno i giusti incentivi a vendere e fornire assistenza a prodotti di altri marchi;
e) la questione della complementarietà: se le aziende sono complementari, e sanno di esserlo, perché non fondersi direttamente, integrandosi completamente e facendo quindi sparire la separazione tra le due entità? Evidentemente la fiducia nella controparte non è completa
- ragioni finanziarie, dove si racconta la storiella del prestito e la smentita-che-conferma di Fiat
Tra l’altro, quello che auspichi tu è proprio quello che si dice alla fine dell’articolo. E secondo te, tutto questo discorso si riduce a dire “se era un buon accordo lo avrebbero fatto gli altri”, la battuta finale? Sei sicuro di aver letto bene?
@ de PINO phiolosofia
Secondo me, no
. Come ho scritto nel commento qui sopra, le argomentazioni portate sia da Tetsuo che da Antonio non toccano per nulla il cuore (la ciccia, l’argomento principe dell’articolo): se si chiama Fausto o Giuseppe, il dottor Marchionne, non c’entra nulla; se l’Alfa Romeo è stata svenduta o meno, non c’entra nulla, e così via.
L’articolo invece riporta degli argomenti – quelli sintetizzati qui sopra – che però né Tetsuo né Antonio hanno colto. Per questo, a mio parere, è inutile cominciare a rispiegare qualcosa che va prima letto con la necessaria attenzione e poi, argomentando, criticato. Per questo, a mio parere, è inutile rispondere: che cosa devo fare, rispiegare quello che è stato già spiegato?
Pino philosofia si e manco fosse la prima volta… e daje ammettilo che un pò di superbia (eufemismo) alberga in te
“- ragioni storiche, che sono certo le più deboli ma servono a dare un quadro della situazione”
visto che la situazione è drasticamente cambiata, non credo che sia attendibile una storiografia… troppo diversi i piani congiunturali su cui si opera adesso, rispetto ad anni fà.
“- ragioni industriali, nell’ordine:
a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta”
Parliamo di numeri di massima e tra 4,5 e 5 non c’è sta gran differenza, è un pò debole la cosa
“b) il fatto che la 500 e l’Alfa non hanno mai sfondato nei precedenti tentativi di portarle nel mercato americano”
Ecco prorpio perchè non si è mai riusciti prima, forse entrare con un competitor americano può essere utile, soprattutto se i soldi della gente sono pochi è probabile che abbiano più interesse verso il piccolo rispetto al megajeppone.
“c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione”
500 ed Alfa non sono veicoli industriali
“d) la questione della rete di vendita, che funzionerà solo se i venditori Chrysler negli Usa e Fiat nel mondo hanno i giusti incentivi a vendere e fornire assistenza a prodotti di altri marchi;”
Nessun piano strategico funziona solo sulla carta, certamente i venditori sanno bene che se va a fondo questo accordo forse vanno a fondo anche loro, quindi l’incentivo minimo (sopravvivere) già lo hanno.
“e) la questione della complementarietà: se le aziende sono complementari, e sanno di esserlo, perché non fondersi direttamente, integrandosi completamente e facendo quindi sparire la separazione tra le due entità? Evidentemente la fiducia nella controparte non è completa”
La fiducia forse mancherà, ma forse c’è anche solo la voglia di fare fronte comune alla crisi non perdendo la propria identità, ne il potere in casa propria… infatti è una joint-venture non una fusione.
“- ragioni finanziarie, dove si racconta la storiella del prestito e la smentita-che-conferma di Fiat”
che vuoi che dicano “si cogliamo i soldi del governo” apertamente… lo lasciano capire (soprattutto la Fiat) e quindi non vedo “controindicazioni” in questa affermazione, ma solo che l’accordo è sub-judice
Ribadisco quanto detto, le considerazioni di cui sopra sono poche e senza una base reale per smontare questo accordo, insomma sono cose che si sanno e che stanno insite in qualsiasi accordo… visto che niente è sicuro al 100%, mi sembra ovvio che ogni accordo possa avere i suoi lati oscuri non luccicanti, ma non per questo debba sempre essere catalogato come la solita “sola” all’italiana.
@Andrea:
Sul passaggio di AlfaRomeo a Fiat invece che in Ford non hai portato alcuna informazione utile (visto che non hai confrontato i termini di acquisizione tra ford e fiat, ma hai solo detto chsa ha fatto fiat, il che ha una utilità di 0), sul pensare che siamo più bravi degli altri penso che lo stato dell’industria italiana sia già la risposta alla tua domanda (ovvero, si gli imprenditori italiani si sentono più bravi degli altri, salvo poi essere smentiti nei fatti), é più facile e gratificante ma non aggiusta i conti.
@Tetsuo:
Le ragioni storiche si basano sull’approccio delle persone che guidano la fiat e non sui risparmiatori, e sono i secondi a essere meno prevedibili e non i primi
a) Tra 4.5 e 5 c’è una gran differenza, perché sono milioni di vetture. Il mercato italiano (ante recessione) cresceva di 250 mila auto all’anno, 500000 auto di differenza sono tante. Soprattutto ora.
b) Concordo sul fatto che la fiat parte da una buona posizione su auto un po’ più attente ai consumi. Ma bisognerebbe anche sapere quali sono i prezzi di vendita (e il cambio euro dollaro non aiuta).
c) Rileggi l’articolo, è spiegato il perché dei veicoli industriali
d) L’incentivo minimo di vendere per non andare a casa c’è a prescindere, se non altro si prova a tenersi il lavoro in condizioni averse.
e) L’identità di crysler è persa da un bel po’ (almeno a giudicare dalla storia dei suoi passaggi di mano), quella di fiat invece avrebbe potuto effettivamente compromettersi un po’ con una fusione.
Per le ragioni finanziarie, la negazione della fiat è stata fatta per mantenere il segreto di pulcinella, e poi ci si chiede il perché dell’ultima frase?
E comunque condivido il fatto che le altre aspettano e sperano(speravano) nella dipartita di crysler, quindi avevano più omtivazioni contro l’acquisizione che altro.
Un paio di mesi e sapremo se sarà stato (sempre che ci sia) un buon affare.
@ icy, grazie per aver letto l’articolo con attenzione sin dal primo momento
@ tetsuo
in premessa: come vedi, da discutere nel merito ce n’era eccome. solo che né tu né antonio lo avete fatto all’inizio. Lascio agli altri lettori l’onore di giudicare quale sia la superbia: il comportamento di chi si rifiuta di discutere con qualcuno che non legge ma giudica, o quella di chi non legge ma giudica.
“visto che la situazione è drasticamente cambiata, non credo che sia attendibile una storiografia… troppo diversi i piani congiunturali su cui si opera adesso, rispetto ad anni fà”.
spiace deluderti, ma per quanto riguarda Fiat la situazione congiunturale è drammaticamente simile a quella di alcuni anni fa. Come tra l’altro viene evidenziato nell’articolo (pagina 2, prime righe e link alla fonte).
“a) la “massa critica” richiesta dallo stesso marchionne non è raggiunta”
Parliamo di numeri di massima e tra 4,5 e 5 non c’è sta gran differenza, è un pò debole la cosa”
ti ha già perfettamente replicato Icy. Aggiungo soltanto (ma si capiva già dal commento di Bragantini) che stiamo parlando di numeri ante-crisi. Ah, un’altra cosa: è stato lo stesso Marchionne ad aggiungere che il piano di alleanze non è concluso, facendo capire che c’è spazio per farne un’altra. Ecco quindi che a smentirti non ci sono solo i numeri, ma anche la Fiat.
b) “Ecco prorpio perchè non si è mai riusciti prima, forse entrare con un competitor americano può essere utile, soprattutto se i soldi della gente sono pochi è probabile che abbiano più interesse verso il piccolo rispetto al megajeppone.”
sopra ti è stato spiegato quale è il doppio problema: 1) un mercato comunque immaginato in calo 2) una rete di vendita
“c) i veicoli industriali non andranno “di moda” perché c’è la recessione”
500 ed Alfa non sono veicoli industriali”
sopra ti è stato spiegato – e Icy ti ha giustamente fatto notare che è scritto nell’articolo – il perché del riferimento ai veicoli industriali. Leggi con maggiore attenzione.
“d) Nessun piano strategico funziona solo sulla carta, certamente i venditori sanno bene che se va a fondo questo accordo forse vanno a fondo anche loro, quindi l’incentivo minimo (sopravvivere) già lo hanno”.
Parti da un presupposto tipicamente italiano: i rivenditori, secondo te, sono monomarca. Puoi per favore verificare se è così anche negli Usa? E quanta è la percentuale di monomarca rispetto a plurimarca?
“e) La fiducia forse mancherà, ma forse c’è anche solo la voglia di fare fronte comune alla crisi non perdendo la propria identità, ne il potere in casa propria… infatti è una joint-venture non una fusione.”
L’argomento è perfettamente girabile al contrario.
“che vuoi che dicano “si cogliamo i soldi del governo” apertamente… lo lasciano capire (soprattutto la Fiat) e quindi non vedo “controindicazioni” in questa affermazione, ma solo che l’accordo è sub-judice”
L’accordo non è sub-judice. La Fiat ha ufficialmente “smentito”, ma quello che ha detto ha fatto capire che avevano ragione Wsj e Financial Times. ” “si cogliamo i soldi del governo” è stato invece detto apertamente sia da Chrysler che da Fiat proprio ieri (un rapido giro su GNews te lo confermerà).
Ribadisco quanto detto: il discorso nel merito è arrivato soltanto quando è stato fatto il Bignami dell’articolo, che quindi prima non è stato letto con la dovuta attenzione. Le confutazioni che hai provato a portare sono poche e senza una base reale per “smontare” questo articolo, nonostante presuntuosamente si affermasse il contrario… e nessuno ha parlato di “sòla” all’italiana. Forse riprovare a rileggere con maggiore attenzione potrebbe dare una comprensione maggiore dei termini della questione.
Il motivo per cui se oggi un ingresso di Fiat nel mercato Usa avrà successo mentre nel passato non lo è stato o non avrebbe avuto senso, è dato dal fatto che gli Usa si stanno dando una regolata “volontaria” in fatto di emissioni (ai fini dell’ambiente) e di ridurre i consumi di petrolio ai fini della bilancia commerciale. Le macchine da 3 litri di cilindrata andavano bene fino a qualche anno fa. Da qualche anno ci siamo resi conti che il petrolio costa, inquina, e che si può vivere lo stesso con un motore da 1000 cc. Gli americani si sanno adattare e accettarenno i motori più piccoli della Fiat. Quanto al resto dell’articolo per me l’alleanza Fiat-Chrysler è azzeccata. Costa poco, ci sono soldi dello stato amerciano (non è colpa della Fiat questo, e poi il settore auto o è sussidiato in qualche modo o chiude, almeno in occidente). Quanto poi all’affermazione se fosse stato un buon affare perchè non lo hanno fatto gli altri. La risposta è semplice: laddove Cerberus, un fondo di private equity, ha fallito Fiat può riusicrci perchè capisce di auto e fa automobili, e fa automobili che non produce la Chrysler. Nessun investitore assennato l’avrebbe acquistata. Neanche gratis. Ecco perchè Fiat lo ha fatto!
Si pensi ai valori sul lavoro dei diritti sindacali italiani, quando, è cosa possiblissima, vi sarà la vendita in Italia di auto cinesi a quasi metà prezzo. Si salvarà la nosra industria automobilistica col solo marchio ” made in Italy? E stato mostrato alla TV italiana la fiera capionania internazionale di Canton? Dire stupefacente sarebbe diminuitivo. Sola salvezza, l’alta qualità. Possibile in Italia dove la contrefazione sembra la qualità attuale?Quale partito dell’opposiione, oltre lo stantio antiberlusconismo, evocherà i veri problemi, della laicità, della ecologia senza velami, e come realizzare posti di lavoro rentabili e dell’integrazione di immigrati non cristiani? E di una giustizia, se non uguale per tutti, almeno equa e non da lumaca? Evocando problemi di attualità innFrancia e altre parti di Europa, devo essere considerato un visionario affetto di senilità. Ameglio