Morire per quattro euro all’ora
05/10/2011 - La storia del laboratorio di Barletta nella palazzina che è crollata Morire per 3,95 euro l’ora e 14 ore di lavoro al giorno. E’ questo il destino che emerge dalla tragedia della palazzina crollata di Barletta, dove si trovava un
La storia del laboratorio di Barletta nella palazzina che è crollata
Morire per 3,95 euro l’ora e 14 ore di lavoro al giorno. E’ questo il destino che emerge dalla tragedia della palazzina crollata di Barletta, dove si trovava un laboratorio tessile di un’azienda sconosciuta all’Inps che teneva tutte le lavoratrici in nero. Ne parla oggi il Corriere della Sera:
«Mia nipote, di 33 anni, prendeva 3,95 euro l’ora. Altre 4. E mica lavoravano poco. A seconda di quello che c’era da fare potevano lavorare 8 ore, certi giorni anche 14». È troppa la rabbia di chi ha perso una persona cara. Troppa per essere valutata in euro. Ma la rabbia dei parenti delle donne uccise dal crollo del laboratorio di confezioni Barletta, davanti all’obitorio del Policlinico di Bari dove giacciono in attesa di autopsia i corpi delle quattro lavoranti, non può non esplodere. Si inginocchia silenziosa di fronte al dolore di chi, come il titolare dell’impresa Cinquepalmi, ha pagato in anticipo ogni responsabilità, con il prezzo più alto: la morte di una figlia di 14 anni.
Il sindaco pd Nicola Maffei, contestato dalla popolazione per quegli allarmi inascoltati sulla palazzina pericolante, cavalca questo sentimento di umana pietà che unisce la città:
«Non mi sento di criminalizzare chi, in un momento di crisi come questo viola la legge assicurando, però, lavoro, a patto che non si speculi sulla vita delle persone». Sarebbe un «paradosso » se i titolari della maglieria che si trovava nel palazzo crollato, «dopo avere perso una figlia e il lavoro, venissero anche denunciati». Ma gli accertamenti su quel laboratorio a conduzione familiare e, a quanto pare, clandestino, non possono fermarsi. Lo spiega, in mattinata, il procuratore Carlo Maria Capristo che assieme al pm Giuseppe Maralfa ha delegato alla Guardia di Finanza l’attività di indagine: «Abbiamo voluto dividere in due l’inchiesta proprio perché ci sta molto a cuore la condizione del lavoro delle persone». «Abbiamo solo un’amarezza — conclude il procuratore —: quella di non essere riusciti a tirare fuori in tempo tutte le donne che erano in quel laboratorio. Dei due contatti telefonici che abbiamo avuto con quelle lavoranti, una sola è stata tratta dalle macerie ancora viva. L’altra, nonostante gli sforzi encomiabili dei vigili del fuoco, non ce l’ha fatta».
Ora la Finanza sta accertando se l’impresa fosse in regola. Al sindacato non risulta:
«Non sappiamo in quante lavorassero lì, né cosa facessero. Noi sospettiamo che fosse una delle tante aziende sommerse che pullulano in questo territorio» spiega Franco Corcella segretario della Camera del lavoro della Cgil di Barletta. E Luigi Antonucci, segretario generale della Cgil-Bat, più tardi conferma: «Dalle nostre ricerche risulta che le donne lavorassero in nero e l’azienda fosse completamente sconosciuta all’Inps. Purtroppo sono molte le lavoratrici che accettano situazioni analoghe perché anche pochi euro al giorno servono per mandare avanti la famiglia e i figli». In questa zona sono centinaia le aziende in nero che prendono piccole commesse dalle molte imprese tessili. Un sistema irregolare che offre alle lavoratrici, in massima parte donne, uno stipendio mensile di 400-600 euro al mese.
Andava così anche nel laboratorio di via Muro Spirito Santo. Raccontano i parenti:
«Non era un maglificio vero e proprio. Confezionavano magliette, tute da ginnastica, cose così. A seconda delle commesse che il proprietario riusciva ad ottenere lavoravano. Una volta erano quattro, una volta cinque. Una volta stavano lì dalla mattina alla sera, altre volte di meno». Ma la rabbia esplode contro chi contesta ai familiari delle vittime che nessuno avesse segnalato questa situazione illegale. «Ma queste erano donne normali! Lavoravano per bisogno, mica per divertimento. Avevano bisogno di pagare il mutuo, la benzina. Non avevano il contratto ma avevano la tredicesima pagata. Magari non erano proprio assunte, ma il lavoro da queste parti serve, mica ci si sputa sopra»












Perché non lo hanno detto prima che lavoravano in nero ? e i sindacati do’verano ?
ditelo ha berlusconi come siamo rovinati qui al sud senza lavoro e senza soldi,e loro tutti fanno la bella vita
4 euro all’ora per 8 ore per 22 girni al mese sono 704 euro al mese. Alcuni contratti (regolari) prevedono pochi euro in più. Conosco persone che lavorano di notte e nei festivi per 5 euro all’ora (portierato) e sono assunti regolarmente. Esistono forme di sfruttamento legalizzato che si avvicinano molto a questa tragica situazione….
Nel mondo del lavoro, non c’è bisogno di Marchionne, siamo già nel far-west!!!
boh, ma se di euro ne prendevano 8 cambiava qualcosa?
morivano più felici?
Gli uffici tecnici del Comune di Barletta molto ma molto presumibilmente lo sapevano già che la palazzina non era a “norma”, vale a dire non era “agibile/abitabile” perché era vecchia e quindi non ristrutturata in base alle indicazioni dettate dalle leggi edilizie emesse negli ultimi trentanni, e in merito basta chiedere informazione anche ad un geometra. Avete mai sentito parlare delle norme edilizie antisismiche? Gli uffici tecnici del comune di Barletta dovrebbero tenere sotto controllo tutti glie edifici sia pubblici che privati e ordinare lo sgombero se non a norma e fare il controllo degli edifici costruiti ” a norma”. E’ chiaro che quanto affermato rispetto all’Ufficio Tecnico di Barletta vale per tutti gli uffici tecnici comunali italiani, e se procedessero in tal senso avremmo in Italia, quanto meno, una Edilizia che rispetta le norme vigenti e fatte rispettare dagli enti comunali di Controllo e dai Vigili del Fuoco; e in caso di catastrofi non avremmo motivo di fare le constatazioni riportate sul Corriere della Sera il 7 aprile 2009 da Mario Porcheddu ” …Poco prima il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha lanciato il suo allarme: «Qui sono cadute anche le case nuove». E allora Barberi passa all’attacco: «Se è vero che anche edifici che avrebbero dovuto essere costruiti in base alle normative antisismiche hanno subito danni irragionevoli — spiega —, allora si pone il problema del controllo della qualità delle costruzioni. In particolare per le strutture pubbliche e strategiche: ospedali, scuole, edifici del governo». E invece: l’ospedale, un presidio che non dovrebbe solo restare in piedi ma anche funzionare in emergenza, è stato evacuato e dichiarato inagibile. La Casa dello Studente, costruita a metà degli anni Sessanta è crollata. Come l’hotel «Duca degli Abruzzi», che non era in un palazzo di pietra antica ed è collassato, si è accartocciato su se stesso. O la chiesa di Tempera, a sette chilometri dall’Aquila, che era un edificio moderno. E i tanti palazzi dei quartieri periferici, case da edilizia popolare, non abitazioni vecchie di secoli: con i muri crepati, gli androni in marmo sventrati. “. In questa vicenda sono emersi due aspetti della prassi italiana presenti dappertutto: utilizzare permanentemente costruzioni non agibili e adibirle ad usi impropri” senza incorrere nei sopraluoghi e controlli delle Autorità locali; utilizzare manodopera per lavori “irregolari” svolti in luoghi non adatti o adattati alla meglio anche in questo caso senza incorrere nei sopraluoghi e controlli delle Autorità preposte locali perché è questo che accade. E può capitare, come conseguenza di queste due prassi illecite, che accada anche quel che è accaduto a Barletta con i commenti che privilegiano l’aspetto lavorativo della disgrazia che coinvolge nelle responsabilità gli stessi “abitatori dei locali” e perché distrae dall’altro aspetto: quello politico/Istituzionale locale che costringerebbe il Sindato di Barletta, la sua Giunta, il suo Ufficio Tecnico e la sua Polizia municipale a fare un giro per il paese per verificare le condizioni degli Edifici sospetti.
Questo è solo uno degli esempi di quale fine potranno fare molti dei nostri figli e famigliari se quel finto ministro e indegno parlamentare di nome Sacconi, il suo mandante malato di mente e di corpo di nome Berlusconi, sindacati venduti come CISL e UIL e imprenditori americani che agiscono in Italia per conto degli USA (uno a caso: Marchionne), continueranno a fare, impuniti, dei danni all’Italia. Altro che “chi pagherà i danni?” come ha avuto la faccia scema (non tosta, ma scema) di blatterare quell’altro insignificante babbuino di nome Alfano. Li dovrete pagare voi i danni, PDL e Lega Nord.
Già nessuno sapeva..il Comune non sapeva INPS non sapeva le ASL non sapevano..i fornitori non sapevano chi ritirava la merce non sapeva ..insomma queste LAVORATRICI NON sapevano..che “lavorando” andavano incontro alla morte !!! Eppure nessuno sapeva gli Ispettori del Lavoro…Ispettori dei Vigili del Fuoco..Ispettori ASL INAIL INPS SPRESAL forse non sapevano … gli Uffici Centri per L’Impiego forse non sapevano NON si poteva sapere se le leggi antifortunistiche 626/94 81/2008 venissero rispettate in quanto nulla si sapeva… non si poteva sapere dal modello C2 storico ed attuale con possibilità di dieci anni in retroattivo..da chiedere in Ispezioni…presso i Centri per L’Impiego Pubblici (ex collocamento) perchè forse mai iscritte mai comunicate qui da legge le assunzioni.. il nero si sapeva.. e il manto nero con la falce ha colpito nuovamente.. arrecando ancora morti bianche
la morte SAPEVA..del laboratorio sapeva che li vi lavoravano delle oneste LAVORATRICI… mentre gli “altri” non sapevano..fino al momento del crollo…e ora che hanno saputo…? Si saprà forse.. che tanti invece sapevano…
Morando.