Farfallina
21/01/2009 - “Come tutte le mattine si alzò, si guardò allo specchio e si vide bruttissima: ci mise un’ora a farsi brutta” (Ennio Flaiano) “Farfallina” è il nome che veste quel pupo biondo apparso d’improvviso in quella famiglia. E’ il secondogenito, presto
“Come tutte le mattine si alzò, si guardò allo specchio e si vide bruttissima: ci mise un’ora a farsi brutta” (Ennio Flaiano)
“Farfallina” è il nome che veste quel pupo biondo apparso d’improvviso in quella famiglia. E’ il secondogenito, presto rotto il ghiaccio ne seguirà un’altra d’improvvisazioni. Il padre che non lo vuole, come nel Medio Evo, per non spartire l’eredità, lo chiama per vezzo o per punizione come una star del film muto. Un nome da vamp che maschilizzato lo ridicolizza già in culla e lo segnerà per sempre. Ne segnerà per sempre, sin dalle presentazioni, l’attendibilità. E’ allegro il fantolino e chiede tenero affetto elargendo subito il suo. Il padre in cambio gli negherà amore, rispetto e soprattutto attenzione: lo sa come ogni animale che se il cucciolo non lo istruisci, insegnandogli come si fa a non morire, per lui sarà ardua cavarsela poi. Farfallina però spera sempre. Cresce tenue, forse imbecille ma chi lo vuol sapere, adorante come tutti del figlio adorato. Vive in provincia, onesta, paurosa e laboriosa. In famiglia, a parte l’essenziale, gli manca tutto ma a lui sembra non manchi mai niente. Fedele al suo posto di eterno secondo, non chiede, non spera, chissà se capisce, sorride.
Il fratello poi muore, di morte violenta ed inaspettata. Il padre di Farfallina chiude perciò la famiglia e congeda per sempre quello che resta. Non vuole vederli, loro dovrebbero essere morti al posto del primo, l’erede. Glielo sbuffa in faccia da subito, come una cosa evidente, normale, così va. Il biondo paffuto va dunque lontano dal desco a lavorare. Soffre ma nessuno gliel’ha chiesto, nessuno se ne preoccupa. Anzi, dicono di no, che non può ora piangere la fine di chi gli stava davanti, una morte che gli è tanto utile dovrebbe anche essergli tanto cara. Niente, lui si è anche sforzato di fare contenti parenti invidiosi e male lingue mostrandosi quieto e contento, distratto alla morte e attento alla vita che potrebbe poi fare. Ci si è messo sul serio, ha fatto pure le prove. Però è più forte di lui, al fratello gli voleva un gran bene ed è strano non poterlo piangere per l’interesse. Anche il padre non approva l’amore fraterno. Lo considera, e glielo fa pesare, un ennesimo indizio della sua stupidità. Il biondino intanto ha finito il militare, l’unico del corso che si sia fatto fotografare mentre fa una smorfia per far ridere i bimbi. Lo considerano una brava e vulnerabile persona con qualche lato oscuro di troppo. Non si capisce perché si scherzi con lui una volta, due e tre e quattro senza mai lasciarlo andare anche quando non si sta divertendo e gli venga poi il nervoso. Che tipo strano, asociale, forse è matto, meglio lasciargli questa definizione. Muore il padre, un altro dolore, il più grande. Farfallina s’accascia, la sorella col kaiser. C’è il caso che ammattisca sul serio stavolta. Come fanno a non capire che ha perduto per sempre ogni possibilità di dirgli, Papà ti voglio bene, com’è che gli stringon la mano e fanno il gesto dei soldi, non ci arrivano proprio. L’eredità è cospicua ma indivisa, l’ultimo sfregio del babbo.
L
ui intanto che gli avvocati di zio e sorella più giovane fanno due conti se ne va in fabbrichetta, a meritarsi il pezzo di pane. La mansione più umile e il turno peggiore. E’ giusto così. Non ha studiato tanto, il babbo non voleva danaro sprecato. Ha letto tanto ma per conto suo, non conta. La sera, si guarda le foto dei giornalini, si masturba forse ma di sicuro se ne vergogna. Guarda la notte senza riuscire a chiederle di uscire, dal desiderio l’han sentito in silenzio ululare. Non può averla una ragazza no, com’è possibile, al massimo una compagnia per il gelato. Dopo due anni, arriva il saldo del lascito e sono milioni. Da oziarci una vita. Son tanti, non importa se nei conti lo hanno fregato, son tanti, anche troppi. Forse è ingiusto, chissà se così va. Ma lui senza far niente non vuole stare, rimane dov’è, al montaggio notturno. Quei soldi li metterà accanto la normale pensione. Non può durare. Le notizie al paese volano e il caporeparto è geloso, lo insulta, lo sfrutta, lo sfida. Si licenzia: l’ultimo giorno fa per reagire all’ennesimo epiteto e lo prendon per matto, quasi con il forcone. Farfallina ora ha i soldi. Tanti. Non sono più troppi. Si sposa. Per corrispondenza o quasi. Viene da Napoli, è grossa, ride alle battute, gli somiglia, uomo più alta, con un gelato te la porti via. Vanno a vivere al lago, in famiglia. La sorella non vuole. Allora in un’altra delle tante case lasciate dal padre per darle in affitto. La moglie sembra contenta, Cipollino e Farfallina sembrano andare d’amore e d’accordo. Vanno in crociera come due ricconi, in paese si dice che lui sia finalmente diventato un rispettabile grandissimo stronzo. Anche lui un giorno dirà che la morte è sempre eguale, giustizia per tutti. L’esaltazione dura un po’ poco. Si emigra a lavorare, lei senza far niente non ci sa stare, si va a stare tra amici, a casa mia. A Napoli. Si va a stare male.
La casa è angusta e piccolina. Il cognato è rosso malpelo e conosce due o tre imprenditori con i quali mettere su un piccolo affare. Farfallina finanzia, loro faranno fruttare i zecchini picciò. Il clima è amichevole, splendido, il sole c’è sempre. Un ambiente caldo, ideale per dimenticare il deserto donde proviene. Non è più lo zimbello, macché. Semmai un colabrodo. Lo fanno socio onorario d’ogni bar, affare e contratto. Il presidente di tutto. Deve solo capire, fidarsi, firmare. Sorridere no, quello il nostro paffuto lo fa sempre da quando è nato, sarà scemo, chissà. D’un tratto però non sorriderà quasi più. Gli assegni suoi sono buoni, quelli del rosso carta straccia. Ma non puoi querelare il cognato della tua metà. Aspetti, la botta è grossa e il buco è largo ma puoi cavarla lo stesso. Scendi anche tu a lavorare, dai una mano, renditi utile. Anche in banca tendon la mano, gli interessi argentini son da paura, suo padre, creda a noi, non farebbe che questo. Fa l’uomo, c
osì va.
Il danno è enorme e peggio, c’è un grosso e ulteriore debito da ripianare. L’affare è andato tutt’altro che bene e Farfallina deve pagare. Il buon uomo non si capacita. Era ricco e faceva il signore, si trova in quel di Napoli pieno di debiti per simpatia. E tutti ancora a chiedergli soldi, a rifilargli pezzotti e giornali e cassette e la fede. Quello dei Testimoni di Geova gli ridà un mezzo sorriso, gli dice che gli vuol bene e si fida di lui. A Farfallina costa solo trecento carte di libri sacri. Altro non ha. Una mattina, va a trovare a casa il suo amico e il suo amico non gli apre la porta. Gli dice che è il diavolo, forse anche stupido, chissà. Perbacco, dov’è finito il mondo d’amore promesso, forse è soltanto questione di far come loro. Al volante guida come un napoletano e le prende, sorride, colpa mia, ho ancora l’accento del Nord. La moglie intanto ha girato dei soldi a sua sorella. Tanti, troppi, sospetti, ma come, mia cara, non stavamo in lieve difficoltà. Il buon uomo intuisce. La moglie era d’accordo nel fregargli i soldi, ma l’ha fatto senza volere, mica sul serio. E poi lei ora che lui l’ha scoperto vuole un figlio, lui si guarda allo specchio che quasi muore contento, pazzo di gioia, ebbro d’amore, si Farfallina, nientemeno, un figlio da te. Non lo adottano manco se pagano, e perduto finalmente d’amore e d’accordo tutto il danaro fabbricarlo non ci pensa più mica, lei non gliela darà più. Non ulula più in compenso, ora cerca solo i bambini degli altri sperando lo trovino buffo, per farsi scherzare. Il pover’uomo, in bolletta ma gli han detto che è alla canna del gas, è costretto pure a imbrogliare come fanno qui a Napoli. Fa la faccia da onesto quando la sua metà chiede un prestito assurdo con una busta paga fasulla. Fanno a mezzi con uno. Chissà se ha capito. I soldi, Farfallina li prende. Ha bisogno. Ma è l’unico ad arrossire. Meno male che è buio. Alla prossima, lei l’ha giurato, ti faccio interdire.












Il tuo racconto è in perfetta sintonia con la maschera di Pierrot: farfallina rappresenta la tristezza, non evidente, ma nascosta e mascherata da mille sorrisi!
Bravo Ricchiuti