Mentana ci racconta Valter Lavitola: “Secondo voi sono scemo?”

28/09/2011 - L’ospite di “disonore” della prima puntata di Bersaglio Mobile, insieme a Travaglio, Bonini e Formigli Egli si materializzò con un semplice “Buonasera, direttore”, mentre Enrico Mentana presentava gli ospiti Marco Travaglio, Carlo Bonini, Marco Lillo e Corrado Formigli. Lo sguardo

     
 

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L’ospite di “disonore” della prima puntata di Bersaglio Mobile, insieme a Travaglio, Bonini e Formigli

Egli si materializzò con un semplice “Buonasera, direttore”, mentre Enrico Mentana presentava gli ospiti Marco Travaglio, Carlo Bonini, Marco Lillo e Corrado Formigli. Lo sguardo assorto tipico di chi non sta pensando niente, ma sa farlo benissimo. Valterino Lavitola, latitante chissà dove ma probabilmente a Panama, non vede l’ora di raccontare la sua storia.

LE PUNTATE PRECEDENTI – Che nel frattempo viene riassunta dalla scheda di Silvia Resta: si parte dall’articolo di Panorama che rivela l’inchiesta di Napoli su Tarantini e Lavitola, ricorda l’arresto dell’imprenditore barese e la latitanza del Lavitola, mentre Laudati in voce racconta che la sua inchiesta serve a smentire che le toghe ce l’abbiano con Silvio. Intanto arriva la telefonata del 24 agosto 2011, quella famosa in cui Berlusconi dice a Lavitola di restarsene li’. Il servizio è lungo e molto ben costruito, arriva fino all’accusa ipotetica nei confronti di Silvio Berlusconi.

ARRIVA VALTERINO – E Mentana dà subito voce a Lavitola: “Per la mia difesa sarebbe sufficiente leggere il tribunale del riesame, che dice che io e Berlusconi avremmo indotto Tarantini a testimoniare il falso. C’è un giallo – poi aggiunge – su una telefonata non intercettata. Questo documento – dice mostrando un foglio – racconta una storia: io avevo in uso un’utenza argentina, da cui ricevo una telefonata di Tarantini, subito dopo chiamo Berlusconi per tre volte, la terza per nove minuti. Se ci fosse l’intercettazione di questa telefonata, non ci sarebbe l’indagine. Questo è un tabulato telefonico, noi ci diciamo quello che poi io ho riferito a Tarantini”. Ovvero, Lavitola richiama il comunicato stampa in cui citava il numero dell’utenza intercettata; la procura ha risposto che non c’è stata o è stata fatta da un’altra utenza. Ma, dice, non c’è traccia di questa telefonata.

L’ISTANZA – Bonini chiede come mai Lavitola usa utenze “non nazionali” (ma non è testimonial Tim), e gli fa sapere che sarebbe importante capire che mestiere fa. “Io non ho fornito schede peruviane a Berlusconi, ho fornito schede italiane perché avevo timore che ci potessero essere intercettazioni”, dice. “Riguardo il mio mestiere, lo spiego in modo semplice partendo dalla genesi. Ho vissuto Tangentopoli, mi sono formato l’idea che se vuoi fare attività politica non puoi fare l’imprenditore. Io faccio l’imprenditore in centro e sud america. Ho fatto l’editore del quotidiano l’Avanti, mi occupo di pesca oceanica e import export di pesce, siccome sto dismettendo le barche dallo smobilizzo di queste forme ho avuto la possibilità di dire al presidente che potevo mettere a disposizione una somma a Tarantini”.

TRAVAGLIO - Bonini chiede di Finmeccanica, ma tocca a Travaglio: “Siamo imbarazzati a intervistare un latitante: perché non corre dai magistrati a parlare? Detto ciò, risulta che lei sia iscritto alla massoneria, cosi’ come Berlusconi che era iscritto alla P2. Qual è il suo grado massonico rispetto al presidente de Consiglio. Infine, vorrei sapere quando lei ha saputo dell’indagine. Perché lo scoop di Panorama con la richiesta d’arresto accade nello stesso giorno in cui lei e il presidente del Consiglio vi parlate, e proprio quel giorno lei è andato a Panama. Vorrei infine sapere che cosa voleva dire quando si metteva d’accordo con Tarantini per spillare il più possibile denari al presidente del Consiglio: disse ‘lo dobbiamo mettere con le spalle al muro e in ginocchio’. Non trova che sia giusto indagarla per ricatto dopo una frase del genere?”.

LAVITOLA ADR - “Iniziamo dalla fine”, dice Lavitola. “Il tribunale del Riesame dice che l’ordinanza si fonda su una serie di espressioni come quelle lette prima, che servivano a sfruttare la posizione di forza di Tarantini. Ma le suddette espressioni, che potrebbero risultare idonee a configurare la realizzazione di una condotta estorsiva, se calate nel contesto delle conversazioni e valutate alla luce dei rapporti tra i soggetti coinvolti, offrono invece un panorama del tutto diverso. Questo dice il Riesame, io quando parlavo di spalle al muro intendevo che i Tarantini, che sono solo ragazzi spendaccioni, erano molto pressanti nei miei confronti. Le loro principali richieste erano tre: vedere il premier, far lavorare un certo Pino Settani, imprenditore, potesse ottenere un lavoro con l’Eni, avere soldi per le loro esigenze. In questo senso io dicevo quelle frasi nei confronti del presidente del Consiglio.

E CONTINUA – Basterebbe – continua Lavitola – rendersi conto che Tarantini era un fesso. Riguardo la massoneria, io a 19 anni mi sono iscritto alla massoneria, una loggia di Roma chiamata Arethé perché mi affascinava un libro sui rosacroce che avevo letto da ragazzo. Sono stato apprendista per tre anni, non sono diventato compagno e fratello perché ero un gran chiacchierone e non rispettavo la regola del silenzio. Berlusconi, per quel che mi risulta, non è massone. Sulle logge segrete, mi limito a leggere quando ne scrive il Fatto”. Da quanto non sente il premier?, chiede Mentana. “Da quella telefonata del 24 agosto, che era da Sofia, lo confermo”.

LA TELEFONATA – Mentana fa sentire la telefonata di un paio d’anni fa tra Lavitola e Berlusconi, in cui il Valterino costituzionalista spiega la sua strategia per il Lodo Alfano, e poi batte i soldi dei contributi all’editoria. Riprende la parola Lavitola: “Non sono riuscito ad avere alcun ruolo elettivo dal 1994, anche se ci ho provato. Ho fatto si’ che il presidente mi concedesse udienza su una serie di argomenti, anche perché sono un giornalista e faccio politica da 25 anni. Mai mi hanno detto che sono un cretino. Non avevo il diritto di dire la mia a Berlusconi su alcune questioni?”. Formigli racconta la telefonata in cui cerca di convincere Berlusconi a venire in barca a Panama, e parla di vicinanza molto stretta. “A che titolo si offre di anticipare cinquecentomila euro a Berlusconi per Tarantini?”, chiede poi. “Quei soldi da dove arrivano? Ha preso bonifici da Berlusconi sui suoi conti esteri?”. “No, risponde Lavitola, e qui il conto estero non c’è. Per i soldi a Tarantini, benché Berlusconi sia un multimilionario, aveva un problema di opinione pubblica: non poteva dare quei soldi a lui. Per questo mi sono offerto io”.

LA BARCA - Poi Lavitola vuole parlare della barca, raccontando del progetto di vacanza con Berlusconi poi non realizzatosi. E’ il turno della telefonata: Marinella Brambilla che parla con Lavitola e lo tratta come una pezza da piedi, si diceva una volta: non ha proprio tempo da perdere con il direttore dell’Avanti, la segretaria del premier. E ciao, su. Travaglio interviene sui soldi dati a Tarantini da Berlusconi, invece che da Lavitola. “E aspettiamo di sapere come ha conosciuto Berlusconi, quando ha saputo che lo volevano arrestaree e quando è scappato a Panama”, dice lui. Lavitola risponde: “Ho conosciuto Berlusconi perché sono socialista; quando era presidente del Consiglio nel 1994 si fece una riunione a Fiuggi e c’era anche lui. Ho cercato di farmi apprezzare, puntavo a fare il parlamentare grazie anche al ‘bietolone’ Ghedini, che – è vero – ho minacciato di menare”. Poi continua: “Ho paura della magistratura, quindi non voglio far niente contro i giudici”. “Si è reso latitante, più irritante di cosi’”, sbotta Travaglio. “Si’, ma ho fatto bene. L’art. 275 del Cpp dice che non può essere disposta la custodia cautelare, eppure la moglie di Tarantini è finita in carcere”. “Si’, ma è scappato lei”, ricorda Travaglio. “Vero, ma potevano capitarmi cose peggiori”, conclude Lavitola.

TOCCA A BONINI – “Si ricorda che le ho fatto una domanda chiedendole che lavoro fa?”, comincia Bonini, “Ecco, eppure parla in codici, usa utenze estere, non fa il giornalista – anzi. Dà consigli sul lodo Alfano, fa minacce ai ‘cortigiani’ e viene in mente chissà chi. Per questo le domando ancora: che mestiere fa? Che c’entra in questa storia? Perché sta sempre in mezzo a tutto? O è un uomo sfortunatissimo o è furbissimo?”. Lavitola prova a rispondere: “Vorrei spiegare chi sono, da uomo nero a faccendiere mi avete chiamato in tutti i modi. Io quotidianamente faccio riunioni di redazione per l’Avanti. C’è poco da scherzare sul filantropo: c’è stata più di un’occasione per dimostrare che io filantropo lo sono. Ho aiutato Tarantini proprio per questo”. Che cosa sa dei cortigiani del presidente?, dice ancora Bonini. “Io ricordo che questa cosa la dissi quando D’Avanzo venne da me con un collega di Repubblica, stavamo parlando di una serie di cose e quegli sfoghi erano privati e personali. Per questo ho querelato Repubblica. Ghedini, comunque, mi sta cordialmente antipatico”.

SI CONTINUA - I soldi dell’Avanti dirottati alla Pescheira?, chiede Mentana. “Secondo lei sono scemo? Sono completamente scemo?”. “No”, risponde Mentana. Lavitola continua con la lagna di non essere riuscito a farsi nominare. “Chiesi perciò di nominarmi rappresentante personale del premier in America Latina, e di mettermi alla prova. Ma già con la storia delle ballerine di San Paolo (la festa a cui Silvio partecipò e che fini’ sui giornali brasiliani e italiani) rovinai tutto”. Poi racconta del contratto con Finmeccanica, dei contatti con le varie aziende del gruppo, delle sue capacità e relazioni create in modo banale grazie alla mia attività di import ed export. E Mentana parte col servizio sul viaggio della presidenza del Consiglio a Panama. Più tardi toccherà a quella storia di Santa Lucia e Montecarlo, che causò l’attrito – chiamiamolo cosi’ – con Bocchino.

IL LATITANTE – Tocca a Formigli, che parla di f*ga, e Lavitola risponde sul punto con la gioia di chi ama l’argomento. Sulla geopolitica e sulla storia dell’America del Sud, in effetti, è preparatissimo. Ma tutto questo non c’entra con il motivo per cui Lavitola è arrivato sul satellite. La qual cosa, come ricordava Bobo Craxi, rimarrà uno dei più grandi mestieri di questi anni bui.

E comunque Lavitola è in un posto ventilato. Je se move er ciuffo. Magari non è un grande indizio ma è comunque qualcosa.

commenta Zoro su Friendfeed, e in effetti sembra quasi l’unica cosa interessante uscita dall’intervista in cui lo sfuggente e furbissimo (non per niente di scuola socialista) Lavitola, in fondo in fondo, non ha fatto troppi danni a Berlusconi. E gli sarà piaciuto il coraggio, quasi l’incoscienza, di presentarsi davanti a Travaglio, Formigli Bonini. Un coraggio che Silvio non avrebbe mai.

     
 

6 Commenti

  1. Anto scrive:

    A domanda rispondo: si. Il problema è che sei pure mariuolo !

  2. Randax scrive:

    Sparategli a vista a quel ladro!!! Se non cominciamo a fare così questi schifosi berlusconoidi ci mangeranno pure le scarpe!!!

  3. Tyler scrive:

    Non ho visto la puntata, i toni o altro. Ma da quello che leggo qui non ha fatto mica una brutta figura

  4. flare51 scrive:

    Lui non è scemo, siamo scemi noi a dare tanta visibilità ( solo perfare audience ) ad un criminale che rifiuta la Legge ( come il suo santo protettore : SanSilvio) ! Forse sarebbe ora che i media ( tutti ) si dedicassero a raccontare, a far vedere, cosa c’è ancora di positivo in questo Paese e nel mondo ! Cosa pensate che possa imparare la nuova generazione se gli proponiamo “solo” dei truffatori ?

  5. qdeciso scrive:

    Prima di vedere la puntata ero convintissimo pure io che fosse l’uomo nero descritto dai giornali e dai giornalisti, ma ieri ha fatto cadere in contraddizione i piu’ furbi e cattivi dei giornalisti dimostrando che alle domande create ad arte dai giornalisti con false informazioni rispondeva con valide ragioni e dato di fatto (copia tabulati, firma originali di avvenuta riscossione della moglie tarantelli).
    i giornalisti sono stati cattivi come solo loro sanno fare
    domande …………lei che mestiere fa? non sono un faccendiere ma sono un imprenditore e giornalista! ha cercato lo scoop con il caso fini ( in sordina l’avrebbe fatto qualunque giornalista compreso voi che fate i finti santarellini) perchè è scappato ?di una giustizia che mette in carcere una madre di una bimba di due anni c’e’ da avere paura . I veri scoop ha mostrato che l’abbiano cercato gli altri dando informazioni sbagliate a partire dall’ età che non è mai stata azzeccata da 35 è passato a 45 anni. Dandogli del potente Massonico quando poi ha dimostrato esser una nullità. La vitola ha mostrato e detto di non esser scemo e soprattutto di non voler attribuito cose false. la sua furbizia appare disumano ma il suo comportamento è umano . Sono una persona che ha piu’ successo fuori e non in italia dove le raccomandazioni sono importanti, posso destare qualche invidia perchè non sono un genio ma rappresento la mediocrità! ma perchè mai dovrei fare del male a qualcuno che non me ne ha fatto che profitto ne potrei trarre dopo che i soldi non mi mancano? tu se fossi accusato ingiustamente non avresti paura? I media ora possono distruggere una persona ,i suoi familiari e persino cio’ che gli è stato creato. volendo fare un articolo non buono ma che venga letto si possono fare tutte le illazioni posssibili ma sarebbe opportuno valutare la veridicità delle fonti. Se è colpevole di qualche reato paghi ma se non lo è come lui afferma che i media gli chiedano scusa.

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