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La rivincita di Oliver Twist

Il SIGNOROTTO ITALIANO, SUO PADRE - Quel papà tanto ricco quanto in conflitto con le proprie emozioni, cercava di parlargli con i regali, come il primo orologio… Anche la prima volta, quando gli aveva chiesto di salire in macchina, “quella sua splendida auto tedesca, rossa come la prima che, forse per questo, ho comprato”. Ma Alfredo aveva dei cattivi ricordi, e non c’era entrato. Così ne era venuto fuori lui. “Mi metteva sempre in mano dei soldi prima di cominciare il discorso… e la cosa mi faceva terribilmente incazzare”. Alfredo non voleva quelli. Voleva solo essere riconosciuto come suo figlio. Ad Asmara si era iscritto in una scuola europea frequentata da italiani e non accettava di dover portare l’unico cognome “straniero” tra i compagni. Era anche per quello che aveva iniziato a cercare quell’uomo che l’aveva abbandonato e che stava imparando a rispettarlo ed a volergli un po’ di bene, forse per quel suo carattere tosto e coraggioso. E poi, soprattutto, Alfredo voleva imbarcarsi, lasciare quella terra terribile. Ma non aveva nemmeno i documenti.

L’ARRESTO - Per questo una volta era stato arrestato, trattenuto un giorno in prigione, interrogato. “Parla!” Gli avevano urlato. Ma lui non aveva nulla da dire. Lo avevano scambiato per un ribelle. Aveva 16 anni ed era il 1966. In Eritrea stavano formandosi dei gruppi sovversivi per l’indipendenza dall’Etiopia che, nel frattempo, aveva annesso quel territorio al proprio impero. Anche quella volta era stato pesantemente malmenato, rischiando finanche le scosse elettriche nelle parti più intime… L’aveva salvato un poliziotto. “Grida quando te lo dico io” gli aveva detto, riconoscendolo… ed Alfredo così aveva fatto. “C’è sempre stata una qualche stella a proteggermi, anche nei momenti più difficili”, mi sorride mentre lo dice. E’ così Alfredo: molto espressivo. Accompagna le sue parole con un cenno della mano, con un movimento degli occhi, con una smorfia, o anche mimando la scena, come ora, mentre racconta di quella volta che incontrò i genitori della sua prima moglie. “Un niger un niger!” gridavano disperati mettendosi le mani nei capelli, come lui fa ora. “Eppure parla italiano correttamente ma anche il dialetto… “ avevano poi commentato, accettandolo infine. La padronanza della lingua,  la cultura,  l’ingegno sono state spesso il passaporto nel mondo di quest’uomo (che è piuttosto mulatto, non nero, ma questo è un dettaglio), perché a volte non basta il coraggio, né la forza. Alfredo ha fatto di tutte queste un mix vincente ed ha sempre lottato a testa alta.

LA RIVINCITA - Anche  il padre alla fine aveva ceduto, riconoscendolo, portandosi in tribunale a firmare un foglio che, per una legge del dopoguerra, gli aveva regalato un tempo di diciotto anni per decidere se legittimare o no quel figlio, proibendo a chiunque altro di farlo nel frattempo. E non solo: il paparino, che intanto aveva ampliato le sue attività di ristorazione e divertimento diventando ancor più ricco, dovette iniziare a passargli una bella paghetta, tutta per lui stavolta, niente spartizioni in famiglia. “Prendevo 80 dollari al mese quando lo stipendio medio era di trenta”. E gli chiese pure di portare alto il suo nome e l’onore della patria italiana. “Sai… a quei tempi era un po’ ancora così, strascichi nazionalisti” commenta muovendo il capo in un cenno di dissenso.

E L’ERITREA? - E’ riuscito a lasciare quella terra che aveva vent’anni, per fare il militare qui in Italia, dove ha incontrato per la prima volta il suo padrino Egidio, di cui tante volte gli avevano parlato… Nel suo bar a Lerici ha fatto il garzone tuttofare per tanto tempo, imparando molte cose ma facendosi sfruttare, senza prendere contributi di alcun tipo. Resosi conto che era comunque in gioco il suo futuro ha cercato dell’altro, ed un giorno si è ritrovato su di un aereo che lo portava negli States per un lavoro importante. Non si è nemmeno perso d’animo quando lì si è poi trovato invece a pulire i cessi per due o tre mesi. Pensava fosse una gavetta – dice. Invece era stato un errore, risolto poi. Alfredo conosceva già allora bene le lingue,  e salutava ogni mattina i clienti di quella lussuosa barca da crociera in un inglese perfetto. Non potevano non notarlo…

MILLE STORIE - Ha mille storie da narrare quest’uomo e non basta questo articolo a sintetizzare tutto quello che è riuscito a raccontarci nelle due ore del nostro incontro. Ha sperimentato la vita in tante sfaccettature. E’ stato un servo ma anche padrone, un povero ed un ricco, un disgraziato ed un uomo baciato dalla fortuna. Sempre e comunque se stesso. La cultura è una cosa – dice – il mestiere un’altra. Non bisogna mai giudicare dalle apparenze. E non si finisce mai di imparare, anche dagli episodi più brutti della nostra esistenza. Eppure non tutti se ne rendono conto. Alfredo lo sperimenta ogni giorno, nei pregiudizi della gente, anche in questo bar, che a Parma è diventato un punto di riferimento per tanti eritrei che sbarcano nel nostro Paese. Si da un gran da fare ad aiutarli, anche fuori di qui. Fortunate le sue tre ragazze ad avere un padre così. “Mettiamo al mondo dei figli, ma non ci appartengono, dobbiamo esserci quando ce lo chiedono. Altrimenti dobbiamo lasciarli liberi…”, dice – e poi ci parla dei suoi orgogli, la figlia di venticinque anni che sta per laurearsi, nata dal primo matrimonio con un’italiana, e le altre due più piccole, frutto dell’amore con una donna originaria dei posti in cui è nato. C’è un motivo – gli chiedo – per cui la sua seconda sposa è eritrea? No – mi risponde – semplicemente è capitato.

9 commenti a La rivincita di Oliver Twist

  1. gran bel pezzo, bravissima Gloria.

  2. AG

    Bel pezzo, vero. E anche belle foto!

  3. gloria

    ringrazio Alfredo per essersi raccontato a due completi estranei e mi scuso per non aver potuto scrivere tutto e per eventuali imprecisioni-
    Il fotografo è Massimiliano Losini ;)

  4. Un pezzo bellissimo. Una conclusione che mi vede (sapete che sono un po’ così, io…) con gli occhi lucidi.

    Chapeau!

    C.

  5. “Quel papà tanto ricco quanto in conflitto con le proprie emozioni, cercava di parlargli con i regali, come il primo orologio…”

    Mi hai emozionata, brava Gloria! :)

  6. gloria

    ;) son contenta.
    @Lucia: in quella frase c’è un po’ il sunto del rapporto con il padre che mi ha raccontato e che non sono riuscita ad inserire. Meriterebbe un racconto a parte forse

  7. cordapazza

    brava gloria per come hai saputo raccontare con semplicità e senza enfasi la storia di Afredo: tanti auguri a lui e a te per la neonata rubrica!:-)

  8. icy

    Bel pezzo, grazie e entrambi.

  9. Antonio67

    bello … no comment sui preti :-(

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