Esteri

L’era Bush è finita. Inizia il mito?

20 gennaio 2009

E così il momento è arrivato: George W. Bush, il presidente più odiato, più insultato, più deriso, più criticato nella storia americana, alza i tacchi e lascia la Casa Bianca. Fuori lo aspettano succulente consulenze, qualche posto nel consiglio direttivo di qualche ricca società, remuneratissimi interventi a convegni e banchetti, e rilassanti barbecue nel suo ranch. Non mancherà una corposa biografia, che per qualche mese sarà un best-seller.

Quando è sfiga è sfiga. Bush si è insediato il 20 gennaio 2001: in quel momento negli Stati Uniti erano già entrati e si stavano addestrando i piloti kamikaze che avrebbero portato a termine il più devastante attacco terroristico nella storia dell’umanità. E quando avvenne l’attacco, la mattina dell’11 settembre del 2001, mentre le Twin Towers bruciavano e la gente si lanciava dal 100° piano per incontrare una morte meno atroce, e l’intero sistema di controllo aereo andava in tilt e le basi nucleari venivano portate al massimo livello di attivazione dopo la Crisi di Cuba, dove si trovava Bush? Non dietro la sua massiccia scrivania nello studio ovale a coordinare la difesa… non sull’auto presidenziale a sbraitare al telefono satellitare… no no… si trovava seduto come un perfetto idiota in una scuola elementare, a leggere fiabe, davanti ai bambini e con le telecamere di tutte le televisioni americane puntate sulla sua faccia! E’ difficile immaginare una situazione più goffa, surreale e inadeguata. In quel momento, quella che doveva essere una presidenza tranquilla, con Bush impegnato ad aumentare l’occupazione, migliorare l’assistenza sanitaria, rilanciare gli accordi di pace in Medio Oriente… si trasformò nel posto di comando di una nave da guerra sotto attacco, con la prospettiva di centinaia di sabotatori infiltrati fra l’equipaggio. Fu necessario chiudere le frontiere e varare una legge che intaccava alcune libertà storiche e fondamentali degli americani. Si ritrovò anche a gestire due guerre: la prima in Afghanistan, per catturare Bin Laden, che però non è stato catturato. La seconda in Iraq, per distruggere le armi di distruzione di massa, che però non sono state trovate. Nel frattempo, la crisi economica avviata dall’11 settembre e pompata dall’aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio e dalle spese immense per le due missioni militari, si affacciava alla porta dell’America e – soprattutto – alla porta di tante famiglie finite sotto la soglia della povertà. Eppure… eppure il popolo americano aveva capito, era stato misericordioso nei confronti di quel pover’uomo travolto da eventi che nessuno poteva immaginare. “Diamogli una possibilità – si saranno detti – adesso che la situazione si sta tranquillizzando”. E così lo hanno rieletto. Nonostante la tragedia dell’11 settembre, nonostante il Patriot Act, nonostante Guantanamo, nonostante le bare che giungevano sempre più numerose dall’Iraq… lo hanno rieletto. Correva l’anno 2005. L’anno dell’uragano Katrina… A quel punto in America hanno pensato che doveva esserci qualche sorta di flagello divino connesso all’elezione di Bush, e più di qualcuno si chiedeva quando sarebbero arrivate le cavallette. E’ andata peggio: se Bush sperava almeno di andarsene in bellezza, l’ultimo anno della sua presidenza è stato contrassegnato dal fallimento del sistema bancario americano e dall’attacco israeliano su Gaza proprio a Natale.

L’IMPEACHMENT – “Un presidente così è meglio dimenticarselo”, penseranno i più. C’è anche chi non ha affatto voglia di dimenticare: il deputato Kucinich ha presentato al Congresso una mozione per l’impeachment di George Bush. Il Congresso ha autorizzato, con una maggioranza di 251 voti contro 166, la trasmissione della mozione alla Commissione Giudiziaria. E’ molto difficile che la mozione si traduca in un procedimento d’accusa, anche perché Bush ha finito il suo mandato, per cui l’iniziativa ha un valore simbolico e propagandistico. Eppure, il risultato non è certo quello auspicato da Kunicich, nemmeno a livello simbolico. La presentazione della mozione, infatti, è stata argomento di un sondaggio: ebbene, oltre la metà degli americani ha dichiarato di essere contraria all’impeachment di Bush, e solo il 39 % ha detto di essere favorevole. Gli americani, insomma, continuano a voler bene a Bush. E non è tutto. Già qualcuno inizia a sostenere che Bush non è stato quel cattivo presidente che molti dipingono. E’ questa, ad esempio, l’opinione espressa da Andrew Roberts sul quotidiano inglese Telegraph in un articolo dal titolo netto: “La storia dimostrerà che George W. Bush aveva ragione”. Andrew, tra le altre cose, evidenzia che le decisioni adottate da Bush dopo l’11 settembre (chiusura delle frontiere, Patriot Act, coordinamento tra i servizi di intelligence) e la sua strategia di combattere la guerra contro il terrorismo in territorio altrui (Afghanistan, Iraq) hanno di fatto impedito ulteriori attacchi terroristici al suolo americano. Il giornalista sottolinea pure che Bush non è affatto un troglodita come tanti sostengono, e chiama in causa i brillanti risultati conseguiti nella sua carriera universitaria. Certo, l’articolo di Roberts è un po’ troppo sbilanciato per non suscitare diffidenza, ma se leggiamo le prime dieci righe della biografia di Bush sulla Wikipedia in lingua inglese, troviamo una sintesi della sua presidenza dal taglio abbastanza lusinghiero, in cui si mette in evidenza che “oltre alle iniziative legate alla Sicurezza Nazionale, il presidente Bush si è adoperato per promuovere politiche in favore dell’economia, della salute, della scuola, riforme del sistema sanitario. Ha attuato vasti tagli alle tasse, ha introdotto la legislazione “Nessun bambino resti indietro” e il programma Medicare per gli anziani, e la sua presidenza ha stimolato un dibattito nazionale sull’immigrazione”. Dato che le voci di Wikipedia, specialmente quelle controverse, sono frutto di una stesura condivisa dalla maggior parte dei suoi autori, quelle parole indicano che permane un giudizio significativamente positivo sul personaggio. Come si spiega? Forse la risposta è quella che si cela dietro il commento di un lettore di Roberts: “Bin Laden odia Bush. Ahmadinejad odia Bush. Mugabe odia Bush. Kim Jong II odia Bush. Hamas odia Bush. Hezbollah odia Bush. Chavez odia Bush… la sola lista dei nemici di Bush già basta a giudicarlo con grande favore”. Sarà davvero questa lista di nemici condivisi dal popolo americano ad assicurare a Bush la solidarietà dei suoi concittadini? L’ipotesi non è inverosimile.

7 commenti a L’era Bush è finita. Inizia il mito?

  1. rogio

    Non sappiamo se inizia un mito,l’unica cosa certa è che quel criminale di guerra se ne va…

  2. aramis

    Non credo inizierà un mit. Ci potremmo accontentare di un buon presidente, che probabilmente con i suoi limiti è stato anche Bush!
    I criminali di guerra sono un’altra cosa ma per saperlo bisogna conoscere un po’ la storia. Comincia da Arafath e Milosevich, torna indietro di qualche decennio passando dal SudAmerica e andando in Cina e Russia vedrai che li si che ne trovi di criminali di guerra. Ma forse a te quelli non interessano perchè non sono americani.

  3. Gateo

    Approposito di Kucinich, non trovi ci sarebbe da indagare un po sulle sue attivita’, John B?

  4. Lo conosco poco, il Kucinich, a dire il vero.
    :-)

  5. Finalmente è finita. Mi chiedo come abbiano fatto gli americani ad eleggerlo per ben 2 volte. Bush è un guerrafondaio che ha curato solo ed esclusivamente i suoi interessi personali, a discapito di tutto il mondo. Ha fatto 3 guerre: Afghanistan, Iraq e la guerra economica.Complimenti!!!
    D’altronde una persona così, come avrebbe potuto essere sensibile all’ambiente e firmare il protocollo di Kyoto?
    Finalmente Obama: una persona con una grande umiltà, decisamente positiva, favorevole al dialogo ed alla pace(“lasciamo l’IRAQ agli iracheni”), con l’obiettivo di porre delle regole nel mondo finanziario ed inoltre molto sensibile ai temi sul rispetto ambientale. Mi è piaciuto molto un suo discorso dove parlava di rilanciare le energie rinnovabili. Finalmente!
    Oggi è davvero un grande giorno per l’umanità. Se il mondo ora ha la possibilità di avere un leader come Obama, possiamo ringraziare Martin Luter King e ancora prima Rosa Park, per la loro lotta contro la segregazione raziale. Grazie

  6. icy

    Che bush abbia fatto errori, anche abbastranza gravi, mi pare palese, ma l’articolo centra una questione fondamentale, ovvero che conta tutto nel giudizio di una persona e non solo gli errori. Perché altrimenti staremmo tutti messi male (con le dovute proporzioni di scala).
    E poi c’è sempre da considerare che le figure importanti, quelle che sono il volto di una nazione, molto raramente passano (almeno in casa) per cattivi, al massimo sono possono essere stati poco buoni.

  7. Bush è stato eletto alsecondo mandato ed ha avuto il più alto indice di popolarità di un Presidente americano. Il fatto di trovarsi alle prese con l’11 settembre non è stato voluto da Bush, a meno di non pensare (cosa anche difffusa) che il complotto sia stato interno all’amministrazione. Molti presidenti americani hanno lottato contro il Congresso che è un contropotere, ed anche Clinton ha rischiato l’impeachment. L’amministrazione Bush è quella che in assoluto ha destinato più aiuti all’Africa di qualsiasi presidente precedente e penso che il mondo sia più sicuro oggi di sette anni fa. Ma ancora più positiva è l’immagine della democrazia americana (ed inglese) che da ancora “cacca” a tutte le altre democrazie. Quando un leader finisce, finisce davvero: non torna più. E c’è un vero ricambio di leaders, che passa attraverso la conquista del proprio partito. Governano e comandano con una forte impostazione personale, quello che noi italiani proprio non vogliamo.Oggi è il turno di Obama che ha delle sfide epocali da affrontare, soprattutto in economia. Vedremo cosa farà e spero con tutto il cuore che ci riesca.

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