Il reame di Camelot si rifà il trucco per sbarcare sulla tivvù dei giovani. Meno atmosfere gotiche e più struggimenti adolescenziali nel “prequel” moderno dell’immortale saga della tavola rotonda. Ma non è affatto male.
Più che Camelot sembra Smallville. Ci si sente un’aria di casa nella serie Merlin, proposta da Italia Uno ancor prima della sua messa in onda negli Stati Uniti. In effetti, a guardare la trama e gli episodi e lo sviluppo della storia in sé, lo spettatore ha l’impressione costante del già visto. Ma non perché gli eroi sono Re Artù, Morgana,
mago Merlino e l’ambientazione è quella del regno di Camelot, quindi personaggi e scenari che tutti mastichiamo ed impariamo a conoscere fin da piccoli. No, piuttosto perché l’impianto generale della serie pare copiato in tronco, con qualche necessario adattamento, da quello di Smallville, l’altro telefilm “giovanilistico-fantastico” che per numerose stagioni ha narrato al pubblico della stessa rete l’adolescenza e la giovinezza di Superman.
LARGO AI “GGIOVANI” – I problemi del giovane Merlino, l’eroe della serie, sono del tutto analoghi a quelli dell’adolescente Clark Kent. Anche lui, come Superman, si ritrova a possedere poteri straordinari che non sa gestire compiutamente, ha il problema di capire da dove gli vengano a causa di origini familiari incerte ed oscure (chi è suo padre? Boh!) e deve inoltre fare i conti con continui accenni a profezie che lo informano di avere un importante ruolo storico. Inoltre, proprio come nella Smallville di Superman, Merlino deve tenere nascoste le sue incredibili capacità, perché a Camelot, che nella serie è governata dal re Uther Pendragon, la magia è stata severamente vietata, e chiunque la pratichi rischia la condanna a morte. La serie, va riconosciuto, è ben fatta: le puntate hanno ritmo, le trame sono abbastanza avvincenti, con un giusto equilibrio fra le esigenze di piacere ad un pubblico del tutto ignaro della saga originale e qualche simpatica strizzatina d’occhio a chi ne sa di più (come quella di far apparire già in una delle puntate il piccolo Mordred, qui descritto come un bimbo-druido che Merlino salva dalla condanna a morte, ignaro così di lasciare in vita chi in futuro ucciderà il suo signore ed amico, Artù). Per chi poi ha una infarinatura di ciclo bretone e di filologia romanza e letteratura medievale, il gioco può diventare ancora più divertente, perché permette di rintracciare le fonti dell’ispirazione dei singoli episodi e notare le variazioni introdotte per piacere al pubblico contemporaneo. La principale è sicuramente la scelta di “ringiovanire” Merlino di una generazione: nel ciclo arturiano originale, Merlino, figlio del demonio e perciò dotato di poteri magici e del dono della preveggenza, è all’incirca contemporaneo di Uther Pendragon, il padre di Artù, che anzi aiuta con la sua magia a sedurre Lady Igraine, moglie fedelissima di uno dei vassalli di Pendragon, al fine di fargli concepire Artù stesso, che poi Merlino rapisce in fasce per farlo allevare di nascosto lontano dalla reggia dei genitori. Qui, invece, Merlino ha l’età di Artù, di cui diventa scudiero senza che il giovane principe sospetti minimamente le sue virtù magiche. Altro personaggio pesantemente rivisitato è Morgana, sorellastra di Artù come nelle leggende (e in alcune di quelle indicata come la madre di Mordred, che viene concepito con un incesto), e qui invece descritta, almeno per ora, come una donna appassionata e simpati
ca, decisa ad opporsi al patrigno, Uther, re di Camelot.
BRAVI RAGAZZI – Rispetto al ciclo bretone originario, il nuovo serial dedicato a Merlino, paradossalmente, è una versione all’acqua di rose. Nei poemi medioevali si trova una aria “dark” e maledetta che per ora la serie non ha, se non in maniera del tutto superficiale. La Camelot del medioevo era un posto di intrighi, tradimenti, maledizioni, ma anche incesti, sotterfugi e torbidi legami di sesso fra donzelle e cavalieri. I personaggi positivi si contano sulle dita di una mano e tutti, ivi compreso Merlino, giocano ad un gioco più grande di loro, in cui complottano, stringono alleanze, ordiscono trame complicatissime, seguendo l’interesse personale. Il medioevo, quando voleva essere “maledetto” lo era molto più che certi best seller contemporanei. Nella nuova versione televisiva, invece, tutto è molto smorzato, pacificato: Merlino è un bravo ragazzo, Artù anche, Morgana ancor più; persino Uther, che dovrebbe essere un tiranno, è in fondo un gran buon diavolo cui si può imputare, in buona sostanza, solo una sana diffidenza nei confronti della magia. Con tutto questo, la serie si lascia vedere volentieri, ed è in fin dei conti una delle proposte meglio riuscite della stagione televisiva. Certo, se si hanno dai dodici ai sedici anni probabilmente ci si diverte di più. Ma, in fin dei conti, si lascia guardare anche da chi ha passato la ventina. In attesa che magari, andando avanti, la vicenda si complichi e qualche dettaglio della saga originale venga a scompigliare la vita di questi bravi ragazzotti in cotta e calzamaglia.



…visto il titolo, avevo sperato in un bel pezzo sulle case chiuse…
vabbé, peccato.