L’ANNEDOTICA SAREBBE LUNGA - “In questi giorni, a Sanremo, s’è fatto un gran parlare di Peppino Impastato, con gran retorica da parte della Cgil. “Aiuteremo gliultimi!”. E io cos’ero? Penultimo? Lei non ha idea di cosa sia davvero l’OMERTA‘ dei COMPAGNI! Roba da votare Berlusconi per 50 anni, fosse solo per rivalsa!”, dice Pietro riferendosi ai sindacati. Altre storie le apprendiamo da lui in persona: “Fui imputato per sequestro d persona (!): avevo sputato in faccia a uno psichiatra della Medicina legale alessandrina ( perché m’aveva mellifluamente suggerito d’accettar il marchio psichiatrico e profittarne per farmi riformare) e poi l’avevo chiuso in una stanza, per aver il tempo d’allontanarmi. Fui assolto! Come mai? Perché eravamo a piano terra! Il mio legale, un tipo spiritoso,mi disse: “Lei nn venga,ché fa solo guai!”. In effetti, se il giudice m’avesse chiesto “Ma se foste stati al 4°piano..?”, io ci sarei cascato. Invece, così, il legale fece presente che il medico legale poteva uscir dalla porta-finestra! Utile a sapersi,no? [pare che in aula ridessero tutti].”. Oppure quella volta che “pinzai i buoni pasto sui volantini per poi offrirli ai sindacalisti Cgil, Cisl, Uil, impegnati in battaglie del c.. di poche lire ma pilateschi di fronte alla difesa della Dignità“.
RECIDIVO? ME NE FREGO! - Nell’ottobre 1999 l’irrequieto Buscaglia ne “combina” un’altra delle sue: “Oppone resistenza a 7 poliziotti ed è nuovamente accusato di lesioni, procurate anche in questo caso senza alcuna arma o strumento contundente, tranne (sic) la ruota posteriore della bicicletta del Buscaglia, contro la quale un agente avrebbe urtato la gamba procurandosi ferite lacero-contuse; per questa imputazione, viene nuovamente condannato in primo grado a 4 mesi e mezzo di reclusione”. E siamo a due. Nel frattempo - siamo nel 2002 - arriva la dodicesima ed ultima perizia. C’è poco da fare: Gian Piero è idoneo. E infatti, a maggio gli arriva il preavviso di licenziamento. Quattro mesi dopo, il licenziamento diventa effettivo: si è rifiutato nel frattempo di stare senza far nulla, assentandosi dall’ufficio per protesta.
LA CASTAAA! - Nel frattempo, però, il cittadino Buscaglia ha avuto una fortuna: il suo caso è diventato politico. Se ne interessano alcuni militanti radicali piemontesi, che portano la storia all’attenzione dell’assessorato alla sanità della Regione. Il quale dichiara: “Non ho problemi ad affermare che il numero di visite e di perizie psichiatriche commissionate è anomalo”. Nel settembre 2007 arriva la causa contro il licenziamento, decide il Tribunale di Alessandria. Bastano cinque mesi per un processo lampo: vittoria su tutta la linea. Adesso lo Stato gli deve cinque anni di stipendi arretrati più gli interessi, e il reintegro. Lo Stato - meglio ricordarlo - siamo noi tutti i cittadini, non solo i superiori di Buscaglia colpevoli di questo comportamento
scorretto. Quelli non ci perderanno nemmeno un euro, se il ministero non si rivale su di loro. In attesa dell’appello, se avrà luogo, Buscaglia è, a tutti gli effetti, un uomo vessato ingiustamente dal suo datore di lavoro. Segnatamente: lo Stato. Per motivi non ancora chiariti.
AHHH, LA RIVIERA - Quella dove viveva Gian Piero in quegli anni era la Liguria di gente come Alberto Teardo. Che “in Regione è stato assessore e presidente della giunta e nel 1983 fu arrestato (si era dimesso ed era la vigilia di elezioni politiche che avrebbero dovuto portarlo in Parlamento) e suo malgrado è passato alla storia come il primo protagonista di una vicenda pre-Tangentopoli. Teardo che in Regione è rimasto poco meno di tre legislature (la terza non la completò per candidarsi al Parlamento) riceve mensilmente un assegno intorno ai tremila euro”, dice Repubblica. La Liguria dell’infiltrazione mafiosa, dei grembiulini massoni e della “P2 della riviera“, come ricorda ancora qualcuno. Insomma, non è che non si capisca perché uno che ha semplicemente ficcato il naso in una storia di piccoli esplosivi, e in un’altra di case popolari (due storielline, su, non era mica il Banco Ambrosiano o - peggio! - il campionato di calcio) è finito così perseguitato. Anzi, ma che dico? Purtroppo si capisce benissimo.

























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La storia di Gian Piero Buscaglia, impiegato in Polizia troppo ingenuo e zelante che un giorno mette il naso dove non dovrebbe. E ne riceve in cambio 23 anni di vessazioni, dodici perizie psichiatriche e due condanne. Fino al licenziamento….
questa storia è vergognosa
Beh, gli anni NON sono 23.
In questura dall’81, m’accorsi quasi subito -primavera’82- che davamo licenza d’acquisto esplosivo a un tizio in odor di mafia, uno che aveva delle cave a Ceriale-SV e vinceva appalti a Imperia. Le istituzioni lo portavano in palmo di mano: saputo che cercavo casa, furono poliziotti a accompagnarmi al suo cantiere d’Imperia Piani! Dall’82 a oggi, gli anni sono 26; 27 se partiamo dall’81. Ma il concorso era del ‘78: fra un po’ sono 30 anni, dunque. Galeotta fu la ricerca del posto fisso; galeotta fu la mancanza di pregiudizi verso la polizia; galeotta fu l’ingenuità.
Ma mi fa un certo effetto veder i sindacalisti e poliziotti d’allora (quasi tutti in pensione), pontificare ora come tromboni della Sinistra: chi sul mobbing, chi in associazioni culturali asseritamante anti-mafia, chi nel Sindacato confederale, chi in Rifondazione o nel Pd. E devo star attento a non farmi querelare, sembra!
gianniditacco wrote: “il mobbing c’è ma nn credo ke decine d poliziotti+magistrati si sìan accordati x vessar/perseguitar il protagonista d ’sta vicenda”.
CI MANCHEREBBE ALTRO che si fossero messi pure d’accordo! Il mio caso è uno spaccato di storia italiana, scomodo alle Istituzioni e al Sindacato: alle prime, perché la polizia, anziché far pulizia a casa sua, ha scelto d’azzerarmi (magari x proteggermi!) facendomi passar x matto; il 2°, x non ammetter la sua pavidità e omertà. Capisco l’insinuazione: se dicessi che Stato, mafia, polizia, giudici, sindacati e psichiatri ce l’han con me, sarei sì afflitto da mania di persecuzione. Invece:
1- io ho pestato i piedi a un mammasantissima DENTRO lo Stato, e poiché il Ministero non sa far fuori lui (divenuto prefetto e quant’altro), annichilisce me;
2- che quel sedicente costruttore si sia poi rivelato un mafioso lo dice la Procura di Savona; così come il caso di Teardo (pres.regione Liguria anni ‘80 inquisito x racket e mafia) e della scalata mafiosa al Casinò di Sanremo (sindaco Vento) fan parte della cronaca; idem x massoneria-P2 in provincia-IM (v.giornali del ‘93, coll’elenco degli iscritti); che fosse mafia lo disse perfino il Vescovo Verardo, e il suo funerale fu disertato dalle autorità; il Dc Scajola era sindaco-IM: fu arrestato e…+tardi diventò ministro forzitaliota dell’Interno;
3- se loggia era (mafia era: chiamiamo le cose col loro nome), secondo te chi doveva intervenire? Intorno a me c’eran istituzioni e sindacalisti: possibile che il solo neo-impiegato Buscaglia si sia accorto che qualcosa non andava? Ti par possibile che tutti gli altri fossero ignari o imbecilli? Chi doveva intervenire, le dame di S.Vincenzo?
4- non dubito che ci siano poliziotti onesti (se derubano mia madre, chiamo la polizia, come faresti tu) ma: a) c’è lo spirito di corpo, spesso interpretato in modo distorto;
b) c’è l’indifferenza pilatesca e l’opportunismo (mettersi dalla mia parte è rischioso se attendi trasferimento al paisiello); c) c’è la paura (essi sapevano contro cosa si sarebbero messi, io no); c) col discredito, si può dissuader chiunque; basta dir che “quello ce l’ha con la Ps”, va dallo psicanalista, non ha la ragazza (mi son sposato nell’85, ho 2 figli) etc.; d) infine, si può dire che “lo facciamo x il suo bene”! E questo taglia la testa al toro. Un flash sull’ambiente? “Non è giusto che Voi abbiate dossier su di me e non io su di Voi!”, disse il colonnello P. agli altri Capi della questura; nell’86, i carabinieri arrestarono il Capo della Mobile-IM x spaccio di droga (scrivimi, se vuoi il nome);
5) la mia protesta al marchio psichiatrico fu dapprima perbene (sindacati, avvocati, garanti, difensori civici), poi sempre+ disperata (volantini, cartello in ufficio); fai presto a andar sul piano penale. I giudici si son trovati il caso e han punito l’epifenomeno, ignorando (o fingendo d’ignorar) le cause: perché avrebbero dovuto creder a me e non a cotanti autorevoli tutori dell’ordine? Le ASL e gli psichiatri han eseguito, senza chiedersi se quelle visite non fossero troppe: neppure Donato Bilancia (17 omicidi) o Maurizio Minghella (7-8delitti) son stati chiamati a tante perizie! Se mia madre vede uno in tv condannato a 20anni, esclama: “Se gli han da:c ['c' dolce] 20ani, cuccòs a l’avrà fa:c! Se la Pulisea gli ha fa:c ‘na dunzenna ‘d perìsie, tant a post a l’è nenta!”. Centellinando le responsabilità, nessuno è responsabile. Però,una cos è certa: a quelle visite non mi son chiamato da solo!
Grazie per l’opportunità che m’hai dato. X saperne di più: postagraf@gmail.com
La società non premia il Coraggio, ma l’opportunismo! Sul fatto che, nel caso di Buscaglia, si debba parlare di Coraggio o di incoscienza, ingenuità etc. si potrebbe discutere.
Ma di certo non si può parlare di Coraggio a proposito degli operatori attorno a lui, sindacalisti o poliziotti che fossero…
Una viltà di allora che “costringe” al silenzio ancor ora; omertà oggi per coprire l’omertà di ieri. E infine: chissenefrega! so’ c**i suoi! Non è nemmeno detto che oggi questa storia interessi a qualcuno…
Eppure, attraverso essa, è possibile ripercorrere la storia dell’Italia dagli anni ‘80 a oggi, a cavallo - insomma - fra la Prima e la Seconda Repubblica. Ingredienti: lo Stato vigliacco, la polizia, la mafia, il Sindacato ipocrita, vile e omertoso; le mille associazioni antimafia, anti-mobbing; i giornalisti…
Possibile che a nessuno psichiatra tutte quelle perizie non siano sembrate troppe, non essendoci alcun crimine all’origine delle stesse? Possibile che a nessun giornalista alessandrino sia venuto un dubbio?