La nuova gestione del comparto italiano è un passo avanti importante rispetto al passato, ma ha ancora dei grossi problemi: l’assenza di un vero e proprio mercato future e gli effetti indesiderati del Prezzo Unico su tutte le macroaree.
La Borsa Elettrica è un mercato telematico (dove cioè la domanda e l’offerta si incontrano online) dove si vende e si compra energia elettrica. E’ stato creato il 1 Aprile 2004, e, per tenere fede alla data di nascita, alcuni aspetti della sua implementazioni sono sufficientemente paradossali da far pensare ad un pesce d’Aprile. Non
ostante questo, è comunque un bel passo avanti per il mercato energetico italiano, che fu interamente nazionalizzato dalla Democrazia Cristiana nel 1962. L’atto che ne ha decretato la creazione è il Decreto Bersani DLgs 99/76, in recepimento di alcune normative europee. Lo smembramento dell’ex monopolista pubblico Enel è stato effettuato dividendo in più settori il mercato elettrico, dalla produzione alla distribuzione di energia elettrica. Alcuni stadi sono basati sulla concorrenza, mentre l’infrastruttura di rete è gestita da una sola azienda, Terna, una società quotata in Borsa, e la distribuzione dell’energia elettrica è di fatto per decreto data in concessione ad aziende localmente monopoliste, con tariffe determinate per legge. Qui c’è un sunto. Per chi non compra alla Borsa Elettrica, ad esempio tutte le utenze domestiche, c’è l’Acquirente Unico, una società che compra sulla Borsa e rivende a tutti gli utenti. La Borsa Elettrica è gestita da una società controllata dal Tesoro, la GME (Gestore Mercato Elettrico).
NESSUN MERCATO FUTURE - Il mercato è diviso in due sezioni: nel MGP (Mercato del Giorno Prima), produttori, grossisti e utenti abilitati possono comprare l’energia elettrica per il giorno dopo; nel MA (Mercato di Aggiustamento) si correggono i risultati del MGP precedente. Esiste infine il MSD (Mercato di Servizio di Dispacciamento), che si occupa di equilibrare il carico tra le varie linee di trasmissione
elettrica. La prima stranezza della Borsa Elettrica è che c’è soltanto un mercato a pronti. Non esiste un mercato future dell’energia elettrica: questo significa che se un produttore o un consumatore vuole assicurarsi dal rischio di mercato (variazioni dei prezzi dell’energia elettrica) tra sei mesi, non può farlo comprando un derivato che gli dia il diritto di acquistare o vendere tra sei mesi una quantità prefissata di energia ad un prezzo prefissato. Ciò riduce l’efficienza del mercato energetico. Sembrerebbe comunque che questa situazione sia destinata a cambiare (si veda la Relazione 2007 della GME), con la parziale introduzione di strumenti a termine, anche se parrebbe che lo sviluppo di un vero e proprio mercato future si farà attendere.
LE MACROAREE - La Borsa Elettrica divide l’Italia in sette macroaree: NordOvest, NordEst, CentroNord, CentroSud, Sud, Sicilia, Sardegna. In ogni macroarea si determina un prezzo di vendita dell’energia elettrica. Dopodiché, invece, il prezzo di acquisto è unico, il PUN (Prezzo Unico Nazionale). Supponiamo che un MWh costi 75€ in Lombardia e 95€ in Sicilia: se la media pesata dei prezzi di vendita nazionali è 80€, i consumatori del Nord e della Sicilia pagheranno 80€. La differenziazione di prezzo ha una sua logica: se in Sicilia si richiedono 95€ per un MWh, vuol dire che gli impianti sono sottodimensionati, e quindi l’energia elettrica è scarsa e c’è bisogno di maggiori investi
menti: chi vorrà investire in Sicilia, almeno al lordo del pizzo, guadagnerà 20€ in più al MWh rispetto a chi investe in Lombardia.




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