In occasione della morte del card. Laghi i giornali italiani non hanno brillato per efficienza: l’aspetto forse più controverso della lunga carriera del porporato è rimasto del tutto all’oscuro.
Si sa, il coraggio non è esattamente la dote più evidente dei nostri quotidiani nazionali. Né si può dire che lo sia l’indipendenza, o la professionalità; in effetti, a pensarci bene, la dote più evidente dei nostri quotidiani nazionali non è facile da identificare. Ci si aspetterebbe, però, un certo livello – se non addirittura di approfondimento – quantomeno di completezza dell’informazione e di rispetto dell’altrui intelligenza. Insomma, ci sono alcuni principi basilari del giornalismo che anche i peggiori giornali dovrebbero rispettare, del tipo: se muore un cardinale famosamente sospettato di connivenza con una dittatura sudamericana degli anni ’70, scrivilo.
LE ACCUSE - Prendiamone uno a caso: Pio Laghi. Com’era ovvio, tutti i giornali hanno riportato la notizia della sua scomparsa (perlopiù copincollando un paio di agenzie, ma vabbè): com’era un po’ meno ovvio, praticamente nessuno ha citato anche solo di striscio il piccolissimo particolare delle accuse rivolte dalle Madri di Plaza de Mayo al porporato, nunzio apostolico in Argentina dal 1976 al 1980, ai tempi della dittatura; accuse gravi, di omertà, di connivenza, perfino di appoggio al regime. Accuse accompagnate da numerose testimonianze, e da non meno numerose polemiche.
CHI NE PARLA - In questo panorama, le uniche testate che hanno dato un qualche risalto alla cosa sono state l’Unità (“E’ morto Pio Laghi, il cardinale amico della dittatura argentina”), che prende ugualmente una nota di demerito per aver semplicemente copiato l’articolo da Wikipedia, e La Stampa, in due pezzi distinti. Per il resto, il vuoto spinto. La Reuters non ne fa menzione. L’Adnkronos passa tranquillamente oltre. Il Corriere liquida la faccenda con “dal ’76 all’ ’80 è stato nunzio in Argentina”. La Repubblica titola “Morto il card. Laghi, tentò di fermare la guerra in Iraq”, presumibilmente a mani nude, per cui vi lascio immaginare. Il Tempo parla solo del suo grande ruolo diplomatico in Israele e negli Stati Uniti, per il Resto del Carlino “è noto, tra l’altro, perché Papa Giovanni paolo II lo invio’ nel marzo 2003 da George W. Bush per tentare di dissuaderlo dalla decisione di intervenire militarmente in Iraq” e poco più (il giorno dopo titola “Pio Laghi, addio al cardinale della pace”). Nemmeno Tgcom sembra saperne nulla, e bisogna dire che un po’ ce lo si poteva aspettare.
DIMENTICANZE - Per un rapido confronto, si può dare un’occhiata a quello che sull’argomento hanno scritto i giornali argentini. Non si può certo pretendere che i media italiani diano tutti lo stesso risalto e lo stesso credito alle accuse rivolte contro il cardinale (eh, figuriamoci), ma sarebbe stato almeno dignitoso non fingere di non averle mai neppure intraviste.




poesse che dopo 29 anni si sia pentito
come la Maddalena che da zoccola e puttana divenne monaca santa
Io avevo letto il titolo di Repubblica e avevo creduto ad un cardinale pacifista. Al tempo dell’Iraq non si può dire che il papa non si sia schierato con forza contro la guerra (a differenza di ora…)
bel pezzo
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