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La vera storia della falsa foto di #BringBackOurGirls

Sono milioni da tutto il mondo i tweet a sostegno di #BringBackOurGirls, la campagna globale a favore della liberazione delle 276 studentesse nigeriane rapite dal gruppo jihadista di Boko Haram, intenzionato a venderle come schiave. Utenti da tutto il mondo si sono mobilitati scattandosi «selfie» o condividendo foto e informazioni. Ma, una di queste foto, già diventata un simbolo delle ragazze rapite, si è rivelata essere un falso. Una foto, che immortala lo sguardo triste e penetrante di una ragazza, che è stata retwittata migliaia di volte, persino da BBC, ma che non ritrae una ragazza nigeriana.

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QUELLA RAGAZZA NON È NIGERIANA – È James Estrin ha raccontare la storia di questa foto sul New York Times: la ragazza immortalata in questo scatto che ha fatto il giro del mondo si chiama Jenabu Balde e vive Guinea Bissau, stato africano che con la Nigeria non è nemmeno confinante, e che non ha niente a che fare con i rapimenti e le stragi perpetrate dai miliziani di Boko Haram negli ultimi giorni. La foto di Jenabu, tra l’altro, risale al 2000 ed è stata scattata dalla fotografa Ami Vitale, una fotorepoter americana. Ed è proprio la Vitale a spiegare che questo scatto, insieme ad altri due, sarebbero stati presi di peso dal suo portfolio online e usati per la campagna #BringBackOurGirls. Immagini intense, ma per nulla connesse al dramma delle studentesse nigeriane.

Ci sono tre foto che sono state prese dal mio sito o da quello di Alexia Foundation e qualcuno le ha fatte diventare i volti di questa campagna. Ma queste  foto non hanno niente a che fare con le ragazze che sono state rapite e vendute nel mercato del sesso. […] Io stessa supporto questa campagna e farei qualsiasi cosa per fare in modo di attirare ancora di più l’attenzione internazionale sulla questione. È una campagna bellissima che dimostra il potere dei social media. Ma è un’altra cosa. Qui si tratta di una rappresentazione fuorviante.

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UNA FOTO CHE RISALE A 14 ANNI FA – Ami Vitale racconta che quelle foto fanno parte di un progetto fotografico cui ha partecipato tra il 1993 e il 2011 con Alexa Foundation. In tutto, la Vitale ha soggiornato in Guinea Bissau per oltre sei mesi, imparando la lingua e vivendo a contatto con gli abitanti dei villaggi. A Estrin, la fotografa ha raccontato di ricordare perfettamente le ragazze di quelle foto:

Lo scatto della ragazza fuori dalla scuola è quello che viene usato più spesso. Quella ragazza si chiama Janabu Balde ed è imparentata con la famiglia che mi ospitava. Sua madre si chiama Umou Balde ed è una mia cara amica. Quando sono andata a trovarle, nel 2011, la ragazza stava frequentando la scuola e la loro vita stava migliorando.

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La foto originale di Jenabu Balde, scattata da Ami Vitale nel 2000 (Photocredit: Ami Vitale)

STEREOTIPI – Scattando quelle foto, Ami Vitale avrebbe voluto raccontare una storia diversa, una storia di speranza, per ribaltare l’idea che, spesso, l’Occidente ha dei paesi africani:

Generalmente i media descrivono l’Africa come luogo di guerra, carestie e rapimenti. Oppure si la si rappresenta come una terra di spazi sconfinati, di safari e animali esotici. Questa rappresentazione ignora tutto quello che sta in mezzo a questi due estremi. Ed è per questo che sono così arrabbiata, perché io stavo cercando di non farle passare come vittime. Perché descriverle come vittime significa non dire la verità.

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«ORMAI SONO SU TWITTER…» – Nonostante Ami Vitale abbia annunciato che quegli scatti sono stati usati senza autorizzazione e abbia cercato di risalire all’autore dei manifesti della campagna realizzati con le sue foto, queste immagini continuano ad essere diffuse senza tregua.La fotografa agisce non soltanto spinta da un principio deontologico che la spinge a raccontare e a far raccontare la verità, ma anche per salvaguardare la privacy delle ragazze delle foto, che conosce perfettamente e con le quali è tutt’ora in contatto. Ma sa perfettamente che, ora che sono diventate virali, non sarà facile far emergere la verità su queste immagini.

Ho chiesto a tutte le persone che le avevano retwittate di rimuoverle. Alla BBC inizialmente si sono rifiutati di farlo perché erano già nella twittersfera ma dopo un lungo colloquio si sono decisi a toglierle.