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Rassegna stampadi Pino Nicotri
pubblicato il 15 gennaio 2009 alle 09:22 dallo stesso autore - torna alla home

Fino a ieri il rullo di tamburi annunciava per il timone della un po’ ammaccata corazzata “la Repubblica” la partenza di Ezio Mauro e l’arrivo al suo posto di Giulio Anselmi, attuale direttore de “La Stampa“, quotidiano diventato sotto la sua direzione più interessante di prima. Una bella soddisfazione per il 64enne ex condirettore del Corriere della Sera mettersi a fare concorrenza diretta e in grande stile all’attuale direttore di ormai lungo corso della corazzata di via Solferino, SqHZoTWKZioqmn4rQEKn37zBo1 500 Repubblica, arriva il cambio di direzione?quel Paolo Mieli tanto gentile quanto deciso a non farsi pestare i piedi né fare ombra da manovratori di Palazzo. Quando Anselmi dichiarò pubblicamente di sentirsi “ingessato” da Mieli, all’epoca della sua prima direzione del giornale, questi gli rispose rilasciando un’altra dichiarazione che suonava più o meno così: “Se qualcuno si sente non pienamente utilizzato, può sempre cambiare testata. In Italia esiste infatti l’istituto delle dimissioni“. Intelligenti pauca. Una bella soddisfazione per Anselmi le indiscrezioni sull’imminente trasloco da Torino a Roma, ma un toccarsi le palle da parte dei giornalisti di Repubblica (le donne toccano ferro) . Vari colleghi ricordano infatti di avere letto da qualche parte come il loro editore, l’Ingegnere per antonomasia, avesse definito a suo tempo affettuosamente soprannominato il quasi divino Giulio “the silent killer”, per la sua soave capacità di diminuire il numero dei giornalisti nelle testate dove veniva catapultato come direttore. E dove quasi nessuno ricorda di averlo mai visto sorridere, cosa che invece gioverebbe assai alle sue guance, tanto immobili da diventare non tanto marmoree quanto un po’ cascanti, adatte all’aria sorniona da felpato cagnone da salotto.

A Repubblica però hanno smesso di colpo di fare gli scongiuri. Ora infatti i tamburi annunciano l’arrivo di Federico Rampini in divisa di direttore-pensatore e Mario Calabresi in divisa di condirettore-realizzatore, insomma una specie di Fontana del Corsera. La soddisfazione a Repubblica è doppia, e si diramerà a L’espresso e nel resto del gruppo: la dipartita dell’ombra di Anselmi e l’arrivo di una accoppiata tutta interna alla casa e alla ditta, molto nel cuore di Carlo De Benedetti, vengono interpretati come un segno del fatto che l’Ingegnere non intende cedere il passo. Non intende cioè disinteressarsi del suo impero di carta, se non di sinistra, e magari cederlo a Murdoch o al miglior offerente come invece in molti giurano non veda l’ora di fare suo figlio Rodolfo. Il quale ha capito anche lui che la lunga partita editoriale-politica-finanziaria, o se si preferisce finanziaria-politica-editoriale, con Berlusconi è ormai bella che persa. Era iniziata long time ago con l’Ingegnere che “compra un terzo del Belgio“, molto infelice titolo cortigiano di Repubblica, era esplosa con la “guerra di Segrate” e ora finisce con l’arrivo forse di Rampini e Calabresi alla Repubblica intesa come giornale e di Berlusconi alla Repubblica intesa come Quirinale. E’ l’Italia, bellezza!

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Stampa Rassegnata non dà torto a D’Alema riguardo il Corriere? “Leggerlo su questi temi dà sempre quel lieve imbarazzo che ti coglie quando capisci che ti stanno fregando e non capisci perché. Non sono solo i commenti, magari fossero soltanto quelli. E’ l’impostazione complessiva. Il punto di vista. Le interviste a israeliani ed ebrei nostrani. La scomparsa dei palestinesi. Di quelli morti, perché le foto non vengono pubblicate, con la scusa (altre volte non usata) di non stampare immagine macabre. E di quelli vivi, che vengono ignorati. E’ il modo migliore per far sparire le ragioni, e anche i torti. Non parlarne, non mostrarli. Nelle pagine del Corriere, ma anche in quelle di molti altri quotidiani, compresa talvolta Repubblica, non si sente l’odore acre della morte. Non si vedono le mosche ronzare intorno ai cadaveri putrefatti. E’ tutto sterilizzato, inquadrato in un ragionamento di pro e contro, di trattative e dialogo, di concessioni e riconoscimenti, di obiettivi e infrastrutture. E’ tutto un bel gioco di parole, una girandola di opinioni. Quando il commento diventa prevalente, il fatto sparisce. Restano i morti, ma sono solo una statistica“. Come dar torto a Stampa Rassegnata?

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Interessante anche questo post pubblicato su Uguale per tutti ; il titolo dice molto: “Il Csm da garante a carnefice dell’indipendenza dei magistrati”. E, a proposito delle vicende di Catanzaro e Salerno, si scrive: “L’autorità amministrativa, infatti, (il C.S.M., appunto) condiziona il corso di un procedimento penale, arbitrandosi contro la legge di valutarne negativamente il merito”.

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