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Corradino Mineo non paga il contributo al Pd “In Rai mi pagavano di più”

Corradino Mineo non intende versare il «contributo di solidarietà» di 25mila euro che il Partito democratico ha chiesto, per regolamento, ai parlamentari che erano stati inseriti in lista in una posizione utile per l’elezione. Già critico contro il governo Renzi sulle riforme, il senatore eletto in Sicilia è entrato in contenzioso con il tesoriere dei democratici isolano, come riporta Emanuele Lauria sul quotidiano “La Repubblica”. «Per accettare la candidatura ho lasciato la Rai e una retribuzione più alta dell’attuale» , ha spiegato Mineo in una lettera inviata all’amministrazione regionale del Pd. Non senza spiegare di aver scoperto la regola contestata soltanto dopo l’annuncio del suo impegno in politica, scelto come capolista in Sicilia in Senato dal passato corso bersaniano.

Corradino Mineo quota Pd

CORRADINO MINEO NON VERSA IL «CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ» AL PD – Nella lettera inviata al tesoriere siciliano, Mineo ha ricordato di aver già affrontato un’altra serie di spese: 14mila euro versati al Pd e altri 24 mila per «l’attività in Sicilia», ha spiegato Repubblica. Ma non solo: l’ex direttore di Rainews 24 ha anche pagato una multa di 900 euro al comune di Valderice per «affissione irregolare di manifesti». E ricordato di dover spendere 800 euro al mese per l’«affitto di un appartamento a Palermo». Nonostante i 13mila euro netti (più 1650 come rimborso spese) guadagnati con l’attività parlamentare, l’arrivo a Palazzo Madama non è stato economicamente conveniente per il senatore dem. Le sue parole sono pesantissime. Parla di mercimonio e di “pizzo”. Accusa il suo partito di fare “assunzioni di comodo”.

«Mineo in Rai aveva una retribuzione più alta: «Ho rinunciato a 60 mila euro – dice il senatore -. E non ho fatto un favore a nessuno: mi hanno pregato per farmi candidare. Poi ho scoperto che dovevo pagare una specie di pizzo per essere messo in posizione utile. Ma scherziamo? Io pago, e volentieri, per progetti visibili, non per finanziare le autoblu del segretario o le assunzioni di comodo nel partito. Se avessi saputo prima di questo marcimonio, avrei rifiutato il posto in lista. Ma avevano già organizzato la conferenza stampa…», si è lamentato il senatore.

Insomma, a sentir lui, Mineo sarebbe in Parlamento perché non ha fatto in tempo ad annullare la conferenza stampa di presentazione. Praticamente in Senato “suo malgrado”.

 

 

LA CRISI FINANZIARIA DEL PD SICILIANO – Sullo sfondo del contenzioso economico tra Corradino Mineo e il tesoriere regionale del Pd siciliano, la crisi finanziaria del partito locale. Con tredici procedure di licenziamento nei confronti di alcuni impiegati già avviate. Anche perché in Sicilia il partito non ha ancora incassato circa 500mila euro dai parlamentari eletti, che si rifiutano di versare le quote. Dopo le critiche di Mineo e il rifiuto del senatore di pagare il «contributo di solidarietà», è stato Giacomo Torrisi a replicare con sarcasmo:

«Il contributo di solidarietà serve anche a pagare il personale che rischia il posto e non si trova nell’angosciante dilemma di poter scegliere tra un lavoro e una candidatura in Parlamento»

Una diatriba che potrebbe essere risolta con l’intervento dei garanti nazionali.