Cultura

High School Musikal (Vis grata puellae)

14 gennaio 2009

Il dialogo è sopravvalutato: metà del cervello è acqua, mentre l’altra metà annega

UNO – Era il Giugno, l’inizio Giugno, poco prima del termine dell’anno scolastico, delle gite di classe. La nostra, di noi sedici e diciassette anni del terzo anno, sarebbe durata appena tre giorni e sarebbe stata bellissima, ne ero certo. Ci sarebbe stata anche lei, Laura. La mia fidanzatina. Appuntamento alle sette di mattina in piazza, accanto al pullman. Io in anticipo di mezz’ora, tutto agghindato, per la mia età, m’ero svegliato praticamente all’alba ed ero, con la mia camicia nuova e alla moda ed il gel che grondava dai capelli, concentrato ed emozionato come mai. Quella era la nostra prima uscita pubblica come coppia. Ed in quei tre giorni avrei fatto, finalmente, l’amore per la prima volta con il primo grande amore della mia vita. Tutto sembrava bellissimo, in quella mattinata che si preannunciava piena di sole. E quando lei arrivò, dandomi un bacetto sulla guancia, e prendendomi subito la mano, mi sembrò che il mondo non dovesse finire mai più.

DUE – Bellissima, mi guardava con un sorriso dolce e mi prendeva in giro per il tentativo, “buffo”, di farmi bello per lei. Man mano che arrivavano gli altri, tutti si soffermavano a guardarci e a bisbigliare, specie le ragazze. Ne ero inorgoglito, una volta tanto ero io che non stavo a guardare. Le cose andarono avanti così sino all’orario di partenza, io e lei mano nella mano a salutare chi s’affrettava. Mancava poco alla partenza, anzi saremmo già andati via, non fossero mancati all’appello i soliti due, Marco e Giovanni. I due caporioni della classe, due ragazzacci cresciuti e casinari. Apparentemente simpatici quando il bersaglio dei loro strali e scherzi, però, era un altro. Sino a quella mattina, non mi era mai capitato. Quella mattina, se il pullman fosse partito in orario, la mia vita non sarebbe cambiata.

TRE – Arrivarono con ben venti minuti di ritardo. Io, sempre mano nella mano con la mia Laura, commentai ironicamente il fatto e mal me ne incolse. Giovanni, che dei due era il più grosso, mi si avvicinò con aria dura e all’improvviso cominciò ad annusarmi schernendo il troppo profumo che avevo addosso. L’altro, Marco, con un sorrisino ironico, e sotto gli occhi della prof, mi guardò come fosse stata la prima volta che lo faceva. Come si squadra una merda, per intendersi. Vide che la tenevo per mano e diede un pugno, non forte, ma svelto e inaspettato, sulla stretta per farci separare. Sarebbe stata, e io non lo sapevo ancora, l’ultima volta che l’avrei toccata. Dopodiché, con una violenza psicologica (prima ancora che fisica) inusitata, mi strinse le palle con una morsa della mano sinistra, prendendo al contempo l’orecchio con la destra e torcendolo. “Che cazzo sei, tu ? Uno stronzo ? Attento a come rispondi eh “, tirando la testa tramite l’orecchio verso il basso e stringendo la morsa dei genitali. Tutto sotto gli occhi della mia ragazza, allibita, della prof, che imbarazzata girava la testa altrove, aspettando con comodo che il bullo, oltre al ritardo, si prendesse tutto il tempo che voleva per “regolarmi”. Il suo amico intanto continuava a sghignazzare dicendo “che puzza, che puzza”. Non so, avrei potuto reagire, avevo le mani libere, era grosso come me, ma non potevo. Risposi di si in automatico, cedendo come un vile, anzi ebbi quasi la sensazione di essermi cagato addosso. “E si, che sei uno stronzo, solo uno stronzo puzza così, questa chi è ? la tua donna ? le donne sono tutte puttane, vero ? “, lì mi fece un male boia e quasi piangevo mentre ripetevo il si di prima, mentre la prof imbarazzata, senza neanche pensarci di prendere le mie difese, quasi sussurrava un “ragazzi, andiamo che è tardi”. “Bene, attento ora che viene il difficile, attento, se tutte le donne sono troie, anche lei, la tua ragazza, è una mignotta vero ?”. Si, per favore lasciami, ti prego. Queste furono le ultime parole da fidanzato di Laura. Il suo volto era rabbuiato, schifato, la classe intanto che aveva assistito dal finestrino o da vicino era ammutolita, Marco, che aveva avuto di recente una delusione amorosa (lo seppi poi), sembrava soddisfatto e Giovanni rompeva il silenzio prendendomi bonariamente a calci nel culo. “Infatti, e ora te lo dimostro”, e la baciò sulla bocca afferrandole la faccia con entrambe le mani. In un bacio velocissimo e feroce. Laura si pulì le labbra col dorso della mano e mi guardava in attesa di una mia reazione. Che non avvenne. Allora fu lei a baciare Marco con odio e poi a salire sul pullman senza più degnarmi di uno sguardo. Dopo di lei, Marco, Giovanni, la prof e poi io, che ancora intontito da quanto stava accadendo mi beccai pure il cazziatone dell’autista. “Professoressa, ma che dobbiamo aspettare oltre ?”, “Lei ha ragione, solo che c’era un problema con un ragazzo e allora…”, “Ehi tu, stronzo, dobbiamo aspettarti ancora mentre fai i cazzi tuoi ah ?”. E mentre cercavo di spiegare all’autista che il ragazzo di cui parlava la prof (nel frattempo, vigliaccamente sedutasi in silenzio) era Marco e non io, vidi Laura che proseguiva oltre i posti assegnati a noi due. La chiamai, e cercai di raggiungerla ma rispose Giovanni che io puzzavo e che dovevo stare al posto mio. Mentre Laura si sistemava accanto al finestrino, guardando fuori, appena la fila avanti quella dove si era sbracato, ruttando e sfottendo tutti, Marco, più che mai sicuro di sé e privilegiato dall’acquiescenza altrui, io presi posto avanti, dove avrei dovuto tener per mano la mia ragazza. E al suo posto, Giovanni venne a mettere tutti i giubboni, compensandomi di un buffetto sul cranio. Era cominciata.

 

35 commenti a High School Musikal (Vis grata puellae)

  1. cordapazza

    uhm, essendo una dicreta conoscitrice della variantistica ricchiutiana, direi che il pezzo in questione potrebbe appartenere alla produzione giovanile, ancora grezza e in cerca di suoi definitivi e rigorosi strumenti espressivi, ma vieppiù orientata verso peculiari tematiche quali la passività, la stolidità di una certa tipologia femminile, emblema di forte connotazione simbolica che avrebbe poi trovato duratura fortuna e significativi esiti poetici negli anni della raggiunta maturità artistica…
    :-)

  2. stupefatto

    credo che nella storia degli ultimi duemila anni mai sia capitato ad un homo amante una jella più jella di questa

    probabilmente mi sarei chiuso in convento o sarei partito per la Legione Straniera

    di certo avrei odiato per sempre le donne, me stesso e gli stronzi prepotenti

    non avrei mai più amato una donna, apprezzato me stesso e perdonato uno stronzone…..

    ……..fino alla prossima donna

  3. cordapazza

    credo che nella storia degli ultimi duemila anni mai sia capitato ad un homo amante una jella più jella di questa

    manco a una donna: chissà se si è mai ripresa, e come, specie dalla scena della triturazione testicolare (dal sapore fantozziano)

  4. stupefatto

    si è ripresa, si è ripresa la birrrrrricccchina

    si è sbaciucchiata col responsabile della triturazione…….che da homo triturantes si è tramutato in homo poetante…lo stronzo

  5. cordapazza

    il bacio è per vendetta!
    io vedo invece una inquietante complicità (psicologica) della vittima nei confronti del bullo: ci gode, a essere trattato così male, e il bullo è quindi una specie di benefattore, forse il vero eroe positivo, a-moralmente positivo, almeno in quanto detentore della vitalità, della vis!

  6. ricchiuti

    E’ un western.
    Lo stile è in voluta discontinuità dal precedente episodio della rubrica.

  7. ricchiuti

    C’è un invito ad evitare il dialogo e la comprensione in favore della forza, presente nel sottotitolo. Nel titolo, in parentesi, viene spiegato cinicamente anche meglio.
    Mettiamola così: non c’è pietà nè speranza né giustificazione o comprensione per i semplici.

  8. stupefatto

    sarà, ma se lo fa per vendetta allora è una stronza, mentre io le avevo affibiato semplicemente i gradi di zoccola……probabilmente sono stato troppo avaro

  9. cordapazza

    beh, fa parte della poetica di john ford: “il cinema migliore è quello in cui l’azione è lunga e i dialoghi brevi; piani semplici, belli e attivi: allora sì che è cinema!”:-)

  10. cordapazza

    stupefatto, tra la troia, la zoccola e la puttana ci sono infinite sfumature; la stronzaggine, ovvio, complica tutto!

  11. ricchiuti

    E’ la forza che crea il diritto, la forza che dà la ragione.
    La ragazza non è una zoccola, perché non cede alla libidine. Nè particolarmente stronza.
    E’ un essere umano convinto dal più forte a guardare nella propria direzione. Dove fatalmente, perché l’umanità sia dei buoni che dei cattivi resta quella, incontrerà qualcosa dalla quale sceglierà di farsi conquistare. Che tutto avvenga in modo rapido, lo rende anche più romantico. Volendo, questo è il pezzo più romantico che abbia mai scritto, la bella damigella rapita. La classica storia di una fortuna principiata su un crimine.
    Tanto le poesie d’amore sono quattro banalità in croce e l’acqua del cervello sempre quella.
    Conta chi le dice e il contesto.
    E nei western italiani, quelli cioè dove la Ferrovia non la costruisci per la felicità e il progresso ma per il danaro e fottere il tuo prossimo, l’uomo col fucile vince sempre sull’uomo delle sue, ex sue, poesie.

    Nb
    Non è una storia miserabile sul bullismo, nel cui titolo riecheggiare l’High School Musical coevo ma come in un incubo alla rovescia, della fase giovanilistica.
    Non fosse altro perché non sono mai stato giovane.

  12. ricchiuti

    Ps
    La “follia” riconosciuta come tale di Nietzche aveva nel pezzo precedente uno stile flamboyant. A saltelli. Per non farsi acchiappare.
    La “follia” socialmente accettata di questo ha uno stile agli antipodi, quasi diaristico liceale, da scrittura sana, da editor libresco e da scuole serali. Soggetto, predicato verbale, complemento oggetto. In primis come sfida stilistica, a me stesso e l’uditorio.
    Che lo si voglia interpretare come una fissità alla Psycho o meno, il sottoscritto s’è preso inoltre una bella rivincita sui parrucconi della semplicità come mezzo portatore sano.
    Questo pezzo è Ricchiuti che batte Pleasantville con il linguaggio di Pleasantville.

  13. cordapazza

    Questo pezzo è Ricchiuti che batte Pleasantville con il linguaggio di Pleasantville.

    hai rovinato tutta la leggerezza che io e stupefatto avevamo creato, tzè.

  14. ricchiuti

    Leggerezza ? Vieni a parlare di corda dall’impiccato.
    Le cose leggere non lasciano tracce. La memoria ricorda, e senza neanche la giustizia di ricordarli con dolore, i lividi, ma non per cattiveria. Perché diventa cieca e usando le mani trova solo i solchi.

    E poi sono una farfallina da 120 kg, le migliori.

  15. cordapazza

    se non fossi così autoreferenziale, ricchiuti, saresti un mostro esplosivo di simpatia, tutto qui!

  16. AG

    Si dice segaiolo, non autoreferenziale. Si vede che la stretta ai maroni non ha portato danni permanenti se non all’ego.

  17. ricchiuti

    Se fossi un mostro di simpatia, in mezzo a tutti questi mostri che differenza vuoi che farebbe.

  18. cordapazza

    Entriamo nel merito. Tu presenti un pezzo, secondo me oggettivamente modesto rispetto ad altre cose tue “In primis come sfida stilistica, a me stesso e l’uditorio.
    Che lo si voglia interpretare come una fissità alla Psycho o meno, il sottoscritto s’è preso inoltre una bella rivincita sui parrucconi della semplicità come mezzo portatore sano”
    Non ti sembra francamente esagerato?
    Soggetto, predicato verbale, complemento oggetto. In primis come sfida stilistica, a me stesso e l’uditorio”
    Cazzo, tutte ‘ste cose qui era il pezzo? Allora è vero che gli autori sono i peggiori critici e commentatori di sè stessi? O si tratta, molto più pedestremente, di banale disonestà intellettuale nel presentare come rivoluzionario COMUNQUE qualcosa che lascia piuttosto perplessi? Cioè, se è un altro a mettere in fila soggettopredicatocomplemento allora scrive da cani; se lo fai tu, allora
    è “Ricchiuti che batte Pleasantville con il linguaggio di Pleasantville”? Questo, sì che è mostruoso.

  19. ricchiuti

    “Non ti sembra francamente esagerato?”
    No, perché.
    Le rivincite sono personali, la loro qualità o incidenza esterna non hanno alcuna importanza.
    “Cazzo, tutte ’ste cose qui era il pezzo? Allora è vero che gli autori sono i peggiori critici e commentatori di sè stessi? ”
    Era anche una sfida ma questo lo si può dire di tutti i pezzi: il carattere di sfida è come la direzione del vettore, c’è ma questo non toglie e non mette all’esistenza e forma della punta.
    Non saprei se il pezzo è davvero modesto. Lo vedo come un riuscito esempio di film dell’orrore, credo che un adolescente insicuro possa sentirlo come molto potente.
    E’ vero comunque che gli autori sono critici particolari: pur tuttavia conosci la lezione di Beckett, in fondo ciò che pensa colui che scrive di ciò che ha scritto è del tutto irrilevante e vale come il parere degli altri in quanto ciò che ha scritto è del tutto autonomo da egli.
    Poi non è mica detto che non menta.
    “O si tratta, molto più pedestremente, di banale disonestà intellettuale nel presentare come rivoluzionario COMUNQUE qualcosa che lascia piuttosto perplessi? ”
    Mai scritto rivoluzionario. Di nessun pezzo mio. Non posso fare la rivoluzione, devo farmi pubblicare.
    “se è un altro a mettere in fila soggettopredicatocomplemento allora scrive da cani; se lo fai tu, allora
    è “Ricchiuti che batte Pleasantville con il linguaggio di Pleasantville”? ”
    Non penso male in genere dei cani, importante che mi stiano alla larga.
    No, la mia era una legittima difesa donde la rivincita a uso e consumo privato, la mia scrittura a metà tra Arnold Layne e Bernardo Provenzano, il surrealismo e la volgarità con il citazionismo pop come olio o vasellina per i ripetuti richiami infratestuali, è stata sempre tacciata dai miei denigratori di masturbazione spesso sgrammaticata, e comparata ad un ideale modello di scrittura che io chiamo da scuola serale in quanto richiamantesi ad un linguaggio piano e senza allusioni.
    Ora, scrivendo come loro, ho dimostrato anzitutto di poterlo fare volendo e che dunque la scuola serale non è che la loro condanna.
    E che in secondo luogo proprio adoperando un linguaggio ed un periodare perbene si può arrivare alla vera masturbazione.
    Quella di sperma vero.

  20. cordapazza

    Se era una rivincita personale, a tuo esclusivo e privato uso e consumo, alzo le mani; continuo, nel mio picccolo, a ritenere il pezzo non significativo (aggettivo che sostituisco al precedente e improvvdo “rivoluzionario”): un esercizio di scrittura ancora immaturo. E ora mi faccio da parte perché le tue cateratte di parole un po’ mi spaventano, e affaticano.
    Cosa commento a fare chi non considera nemmeno le critiche o i dubbi delle persone che hanno avuto la pazienza e la gentilezza di leggerlo?

  21. ricchiuti

    Non capisco il termine immaturo rapportato a un pezzo scritto da un io narrante che va al liceo.
    Poi pazienza, gentilezza di leggermi: cosa vuoi, il grazie ?

  22. cordapazza

    O mio dio, ma mai ti metti in discussione, tu?
    Hai ragione, quella che io percepisco come immaturità è solo una tua strategica scelta, vista anche l’età del protagonista. Essendo tonta, confondo le cose. Pure quando leggo “Agostino” o “Il giovane Holden”, mi capita.
    Ma sì,hai ragione: è un capolavoro, il tuo masterpiece.
    Il fatto è che tu sei impermeabile alle critiche perché ti ritieni già perfetto, lettarariamente intendo. saluti e buon lavoro.

  23. cordapazza

    p.s. so che nella tua megalomania ti sembrerà strano e sai anche che io non cerco il grazie di nessuno (anzi, mi imbarazza): ma ci sono persone che scrivono su questo sito che con spontaneità, a volte con un moto di sorpresa, ringraziano, incredibile dictu, chi li ha letti, commentati e pure criticati (uno per tutti: marblestone).

  24. ricchiuti

    Facciamo che quando Castaldi comincerà a ringraziare, dirò grazie anch’io.
    Poi mi paragoni a Marmo, che c’entra Marmo, nel mondo di Marmo le donne son tutte belle e la colpa sempre degli uomini, è per questo che sono racconti di fantasia e trovandosi fantasticando su cose irreali dell’altro mondo e che non capitano mai ringrazia pure, quel grazie è coerente con l’impostazione della rubrica.
    Qui invece siamo in cucina, il meglio che ti può capitare è che il cuoco tenga la bocca chiusa vicino al piatto che serve.

  25. cordapazza

    Io non ti ho paragonato a Marmo relativamente ai suoi personaggi e al suo modo di scrivere, sia chiaro e non farmi dire quello che non ho detto né pensato(ma veramente sembro così tonta da non saper distinguere? grazie!).
    Ho sottolineato un modo di essere, di rapportarsi tra AUTORE E LETTORE che, a quanto mi sembra di capire, ti è estraneo. Non c’entra proprio il TESTO, e neanche il “grazie” esplicito e scritto, ovvio.
    Mi rendo sempre più conto che parlare, spesso, è inutile: non è questione di capirsi o ritrovarsi sulle cose: non è questo. E’ che dopo poche battute si perde la pertinenza, il problema.
    ciao, perfetto!

  26. cordapazza

    marmo. tu non dici grazie perché sei gentile, ma perché è in linea con l’impostazione della rubrica, ha detto l’onnisciente.prendi e porta a casa!

  27. ricchiuti

    Va bene, canto anch’io.
    Perché Marmo è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar !

  28. cordapazza

    uh, te la canto pure io
    ricchiuti non dice grazie finché non lo dice pure malvino!

    gnè gnè (location: asilo nido)
    sempre formidabile, ricchiuti, a prendere strade laterali rispetto al discorso, ma che te lo dico a fare?

  29. ricchiuti

    Laterali ? Rispetto al post o alla mia gentilezza d’animo ?

  30. cordapazza

    tu che dici? quello che dovevo dire è scritto sopra, ma dio mi guardi bene dallo sfidare di nuovo la tua autocrazia sul testo!
    ripeto: non ha senso. tu, a priori, non metti mai in discussione quello che scrivi; è tutto perfetto, indiscutibile e inappellabile, anche un soggettopredicatocomplementoggetto diventano

    “il surrealismo e la volgarità con il citazionismo pop come olio o vasellina per i ripetuti richiami infratestuali, è stata sempre tacciata dai miei denigratori di masturbazione spesso sgrammaticata, e comparata ad un ideale modello di scrittura che io chiamo da scuola serale in quanto richiamantesi ad un linguaggio piano e senza allusioni”
    e la chudo qui.

  31. ricchiuti

    Inappellabile ? E’ solo il mio punto di vista.
    Perché lo recepisci come senza scampo, dovevo incacagliare per fare simpatia ?

  32. cordapazza

    Davvero singolare (e stucchevole) che il tuo esprimere il tuo punto divista coincida sempre e comunque con l’autoesaltazione dei tuoi scritti, della loro originalità a prescindere, della loro profondità allusiva: anche quando il testo, onestamente, non lo autorizzerebbe.
    Ma continua così, è divertente: specie quando infili la filosofia nicciana persino in una banale strizzata di coglioni, elusivo ricchiuti.

  33. ricchiuti

    Ho capito. Devo stroncarmi di tanto in tanto così mi faccio degli amici.

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