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Le cinque “follie” che ha detto Beppe Grillo a SkyTg24

«Io sono un comico messo davanti a lei, davanti a milioni di spettatori, a spiegare che cosa è l’Italia e che cosa è l’Europa. A spiegare quello che succede oggi in uno stadio. A spiegare Genny’A Carogna. A guardare con un occhio che io non riesco neanche a capire». In piena campagna elettorale per le Europee Beppe Grillo rilascia la sua lunga intervista a SkyTg24. Stavolta il capo del MoVimento 5 Stelle ha rilasciato le sue dichiarazioni davanti ai microfoni di Sky. Eppure, un anno fa (il 17 febbraio 2013) l’intervista per la stessa emittente saltò. Al tempo il leader spiego il suo no con un video intitolato “La differenza”: «Ci sono due modi per fare campagna elettorale. Il primo è serviti e riveriti nei salotti tv magari con trasmissioni “cucite addosso”. Noi preferiamo il secondo nelle piazze, tra la gente. Perchè la politica è della gente». Adesso il leader cambia idea ma alcune cose dette dal comico genovese non quadrano tanto con la realtà.

IL PIL E IL FISCAL COMPACT – «Il fiscal compact significa strozzare questo Paese. Vuol dire fare dei tagli un ventesimo per vent’anni… 50 miliardi l’anno per 20 anni. Il Pil non cresce. Noi abbiamo una decrescita dell’1,9 fino al 2013», ha detto Beppe Grillo. Occorre fare una precisazione in merito, volgendo lo sguardo al 2014. Nel 2013 la caduta del Pil è stata stimata dall’Istat di circa l’1,9 per cento. Nel terzo trimestre del 2013 il Pil segnava una variazione negativa (-0,1%), ma  l’istituto di statistica ha rivisto il dato precedente che aveva rilevato una crescita zero. Non solo: nel quarto trimestre 2013 l’indice è tornato positivo, scendendo dello 0,9% rispetto all’anno precedente. In questo articolo precissammo il punto esatto dell’eurocrisi a marzo. Come rimarca un’analisi del quotidiano svizzero TagesAnzeiger, sono in aumento i consigli di acquistare bond dell’eurozona del Sud. E sempre a marzo la Commissione ha pubblicato le sue stime sulla crescita nel 2014, che mostrano dati in miglioramento. Può esser utile le stime dei principali enti economici per l’Italia nel 2013 e 2014 in questa infografica di Centimetri: CRISI E sul fiscal compact? Come già ci raccontò Alessandro Guerani su Giornalettismo, probabilmente sarà una questione che affronteremo più avanti. Il “fiscal compact”, avviato con il trattato Two-Pack, ufficialmente Trattato sulla stabilità sottoscritto il 2 marzo 2012 da 25 Stati dell’Unione Europea, gestisce la cosidetta “regola del debito”, ovvero la riduzione di 1/20 annuo del debito pubblico eccedente il 60 per cento del PIL. All’articolo 2 del modificato regolamento (CE) N. 1467/97 stabilisce: «Per uno Stato membro soggetto a una procedura per i disavanzi eccessivi all’8 novembre 2011 e per un triennio a decorrere dalla correzione del disavanzo eccessivo, il requisito del criterio del debito è considerato soddisfatto se lo Stato membro interessato compie progressi sufficienti verso l’osservanza come da valutazione contenuta nel parere adottato dal Consiglio sul suo programma di stabilità o di convergenza». L’Italia, alla data indicata nel suddetto articolo, era sottoposta a procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, condizione da cui ne è uscita il 29 maggio 2013. Ecco perché tale parte del Fiscal Compact non è ancora operativa in Italia.

STORIA DI UN REFERENDUM IMPOSSIBILE – «Se non accetteranno tutte queste cose noi faremo un referendum sull’euro… che sia costituzionale o no, non ce ne frega niente. Lo faremo consultivo». E’ possibile o no un referendum sull’euro? L’articolo 75 della Costituzione prevede che: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilanci, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali». E se si puntasse sul referendum consultivo? L’articolo 132 della Costituzione prevede che i referendum consultivi riguardino solo le modifiche ai territori regionali, escludendo di fatto quelli riguandanti la politica monetaria. L’euro fu introdotto grazie al trattato di Maastricht firmato nel 1992 dagli allora stati membri della Comunità economica europea, tra cui l’Italia. A rincarare la dose ci pensò qualche settimana fa  il senatore Vito Crimi, intervenuto a Radio24. «Italia fuori dall’euro? E’ qualcosa sulla quale dobbiamo lavorare – disse – Perché non è così scontato. E non è neanche così scontato che si debba ragionare su euro sì euro no, ma ci sono varie possibilità, come la possibilità di euro a due velocità». Tuttavia Crimi specificò  che «un referendum purtroppo per il nostro ordinamento non è possibile. Magari fosse introdotta anche la possibilità di fare referendum propositivi o consultivi e non solo abrogativi».

IL MISTERO DEL LAVORO – Renzi dice che il reddito di cittadinanza non crea posti di lavoro. Su questo punto Beppe Grillo parla di reddito universale impossibile ora “per il nostro Paese”. Inizialmente svia parlando di “incapacità di riconoscere emozioni nelle persone” verso chi critica uno dei cavalli di battaglia del Movimento. «Stanno distruggendo il paese in modo moderato, queste persone vanno eliminate come il cibo aviarato. Io i soldi li trovo». A quel punto il cronista lo incalza: «Mi dice una proposta per il lavoro?». E lui: «Ma per proposta sul alvoro cosa intende?». Giusto per dre qualche delucidazione, qui sono indicati tutti i problemi realtivi all’introduzione del reddito di cittatinanza in Svizzera con forti rischi sull’economia locale (e sui specifici posti di lavoro). L’Italia non è certo la Svizzera, a chiarire qualcosa in più può esser un post di Mario Seminerio che spiega come l’impresa (oggi come oggi) è perlopiù impossibile: «Per favore, non veniteci a dire che le risorse verrebbero da imposte pigouviane su consumi e produzioni anti-ambientali, oppure da tagli dei costi della politica o dalla “lotta alla corruzione”. I numeri non ci sono, punto».

 

NAPOLITANO E LA LEGGE ELETTORALE DIMENTICATA – «Noi andremo da Napolitano fuori e vogliamo che Napolitano se ne vada. Poi andiamo andiamo alle elezioni. Noi vogliamo le elezioni col Porcellum modificato dalla Consulta». Addio quindi alla legge votata sul portale dagli utenti, al bel disegno creato dal deputato Toninelli. Si può andare, secondo il leader, direttamente al voto con l’attuale legge elettorale, anche adesso. Il mandato del Presidente della Repubblica può cessare solo su: dimissioni volontarie, morte, impedimento permanente (dovuto a gravi malattie), destituzione, nel caso di giudizio di colpevolezza sulla messa in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione e infine se manca uno dei requisiti di eleggibilità. La richiesta dei 5 Stelle messa così dal leader su Sky sa di “golpe”. C’è un caso di dimissioni esemplare nella Storia della Repubblica Italiana che potrebbe dare spunto alla situazione attuale. Il 15 giugno del 1978, si dimise Giovanni Leone. Si trattò delle prime dimissioni volontarie di un Presidente della Repubblica, arrivate dopo insinuazioni e attacchi mediatici da parte del Partito Radicale. Accuse che in granparte si rivelarono poi infondate. Nel 1998 Marco Pannella ed Emma Bonino chiesero ufficialmente scusa alla figura di Giovanni Leone. Lui morì tre anni dopo, nel 2001. SUlla questione poi della sentenza della COnsulta in merito alla legittimità o meno del Parlamento ne abbiamo già parlato qui. Una bufala: basta leggere la sentenza in merito.

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LE STAMPANTI 3D – Abolizione Irap, Iva che si “paga quando si incassa”, garanzie del Made in Italy, una legge che Grillo garantisce «c’è già». Troppe sigle per la “gente”: «La politica è l’arte della complessità non è vero». Uno dei punti che ha scatenato l’ironia su Twitter è l’uso delle stampanti 3D: «Fanno le case di 150 metri quadri con le stampanti», ha dichiarato il leader. “Cinquantamila dollari di stampanti” presenti nei municipi americani che secondo il capo genovese sono la rivoluzione:

 

 

«Dalla canoa alla dentiera, fanno le cose con le stampanti. Non servono grandi cantieri, grandi industrie. Non ci saranno più quei lavori lì», ha affermato in chiusura il leader del MoVimento 5 Stelle. Insomma carpentieri, preparatevi: siete circondati.