L’exit strategy di Silvio dalla politica?
12/09/2011 - Confalonieri e Letta gli avrebbero chiesto di pensarci. Ma lui… Il retroscena è succoso, ma purtroppo non c’è alcuna possibilità che venga confermato. Anzi: a breve la presidenza del Consiglio probabilmente detterà l’ennesima smentita. Eppure che, come racconta Claudio Tito
Confalonieri e Letta gli avrebbero chiesto di pensarci. Ma lui…
Il retroscena è succoso, ma purtroppo non c’è alcuna possibilità che venga confermato. Anzi: a breve la presidenza del Consiglio probabilmente detterà l’ennesima smentita. Eppure che, come racconta Claudio Tito su Repubblica, Fedele Confalonieri e Gianni Letta abbiano chiesto a Silvio Berlusconi di considerare l’ipotesi di prendere cappello è un aneddoto gustoso già in partenza:
Sia il sottosegretario alla presidenza del consiglio, sia il presidente di Mediaset hanno rotto gli indugi la scorsa settimana. E non è un caso che Confalonieri abbia esposto le sue riflessioni all’“amico Silvio” mercoledì scorso. Dopo un lungo faccia a faccia con il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Nessuno nella coalizione governativa si era spinto a tanto negli ultimi giorni. Il passo di “Gianni e Fedele” rientra nei suggerimenti “amichevoli” e non in quelli “politici”. Sta di fatto, però, che il tema dell’“exit strategy” per la prima volta ha spalancato le porte di Palazzo Chigi. Nella consapevolezza che sul tavolo del confronto possono arrivare provvedimenti come quello sulle intercettazioni o il processo breve. Norme che, in un quadro politico nuovo, godrebbero di una corsia preferenziale.
Ma intanto il tabù si è infranto definitivamente:
In tutta la maggioranza — a c o m i n c i a r e proprio dal Pdl — non c’è un solo ministro o deputato che ormai non inserisca nel novero delle cose “necessarie” o “possibili” il passo indietro di Berlusconi. Sebbene nessuno abbia avuto fin qui il coraggio di esplicitare l’invito. A parte il presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu. «Qualcuno glielo deve dire», è la frase di cui un po’ tutti abusano tra i banchi della maggioranza. Per una volta il capo del governo ha ascoltato le motivazioni di Letta e Confalonieri. Sa che dietro le loro parole non si cela un doppio gioco. «L’unica cosa che posso rimproverare a Gianni — è la frase che il premier ripete ogni volta che deve difendere il suo sottosegretario — è l’aria condizionata. La tiene troppo alta ». Ma, per il momento, non si è lasciato convincere dal discorso degli «amici di sempre». «Io non mollo — ha ripetuto — . Voi dite che l’assedio si dissolverà. Io invece penso che mi porterebbero direttamente in galera». Insomma la parola d’ordine a Palazzo Grazioli rsta per ora una sola: «resistere».
Resistere, resistere, resistere, direbbe Borrelli:
Anche il viaggio di domani a Bruxelles e Strasburgo è stato organizzato in quest’ottica. «Quella testimonianza può essere rinviata — ripete con una certa dose d’ira — perché ho già spiegato che non sono vittima di un’estorsione. E perché c’è un problema di competenza. Non è la procura di Napoli a dover indagare. Comunque a Bruxelles ci vado per riparare al danno provocato dall’opposizione e dai giornali che sputtanano la manovra. Devo spiegare che le nostre misure sono credibili ». Insomma il refrain berlusconiano non cambia. Nonostante gli “amichevoli” suggerimenti. Ma il tema dell’exit strategy — al di là della volontà del Cavaliere — rappresenta ormai la cornice entro la quale quasi tutti si stanno muovendo. Anche nel centrodestra. Basti pensare alle dichiarazioni pubbliche di uomini come Gianni Alemanno. La flotta dei “malpancisti” non dichiarati va via via ingrossandosi: con tanto di ministri e capigruppo. Per non parlare della Lega. Che si ritrova con una base ormai in rivolta. Con la componente guidata da Roberto Maroni sempre più innervosita e con Umberto Bossi sempre più incapace di orientare il malessere.
Ma, appunto, ormai il “piano d’uscita” sta diventando il cuore dei contatti informali tra alcuni dei big della maggioranza e i leader dell’opposizione:
E nell’orizzonte di un esecutivo tecnico o di larghe intese molti inseriscono nella trattativa provvedimenti come le intercettazioni o il processo breve. Sapendo, inoltre, che il caso Mills si prescrive tra breve, a febbraio prossimo. Un’opzione però — spiegano i diretti interessati — che non potrà mai diventare pubblica. «Si può concordare con Berlusconi — spiega Pier Ferdinando Casini senza entrare nello specifico — un’agenda delle cose da fare da qui alla fine della legislatura». E in molti nel Partito democratico ricordano l’operazione compiuta 15 anni fa da Massimo D’Alema. Il 4 aprile 1996 — alla vigilia della vittoria di Romano Prodi — andò in visita nella sede di Mediaset e rassicurò: «Non ci sarà alcun day after. State tranquilli: non ci saranno liste di proscrizione. Avremo la serenità sufficiente per trovare intese». Del resto, nei pensieri del Cavaliere il futuro delle sue aziende è una costante. E lo stesso segretario del Pd, Pierluigi Bersani, da giorni va ripetendo ai suoi: «E’ chiaro che non sarà alcuna ritorsione. Cosa c’entra un’azienda con la politica?». «Ma — puntualizza il vicesegretario Enrico Letta — non accetteremo baratti». Ma le precisazioni contemplano e non escludono quelle possibilità.
Di come tutto ciò sia un affare per l’Italia è un mistero.












Altro che exit-strategy…..vada a fora da i ball (come dicono dalle sue parti )
cari cumunistucci allo sbando. E’ dalla caduta del muro che avete perso la vostra guida spirituale e, diciamolo, anche material-foraggiera. Non è un segreto che il kgb vi foraggiava per fare sottomettere l’italia alla sfera blasfema e genocida del comunismo sovietico. E’ dal 1988che non vi date pace! Dite: berlusconi se ne deve andare, ma non vi rendete conto che la maggioranza degli italiani è con Lui. Chi non si è accorto in italia e all’estero che tra voi cumunisti italiani la fa da padrone la punta del pugnale!
Ora anche il compagno della ex di gaucci padre e figlio, imita la gran testa di. . .bersani!
E addirittura, cosa inauditissima, il genero del palazzinaro caltagirone,casini, garantisce [sic!] un salvacondotto giudiziario a Silvio se si mette da parte. E nessun pm indaga per conoscere il potere di casini che fa di queste proposte alla totò riina.
E’ il caso di rinnovare il detto: che italia di merda!
Silvio, pertanto, è destinato, per volere del popolo, a rimanere al potere nonoastante lo schieramento fazioso del plotone d’esecuzione milanese e del leporotto napoletano emergente ['ngoppa a] dalla mondezza.
Hai fatto male i calcoli; Silvio è destinato a soccombere. Se non sarà costretto a dimettersi prima a causa della sua incapacità, comunque noi italiani ci penseremo alle urne nel 2013 a dargli quello che si merita. Lascia che venga a tiro di voto, poi vedremo se la maggioranza degli italiani è davvero con lui; non è che siano tutti dei rincoglioniti.
Spesso mi chiedo dove fossero certi italioti quando il buon dio, dall’alto dei cieli, elargiva neuroni e buon senso…….adesso lo so……..!!!
Fuori da quel posto, sarà processato e non potrà più farsi leggi ad personam, resta inchiodato lì non per il bene dell’Italia, ma per il suo; se non avesse problemi giudiziari da cui difendersi, da mò che sarebbe andato via da li, se non avesse avuto guai giudiziari da cui difendersi non sarebbe nemmeno entrato in politica!!!
A volte il popolo cambia idea (e anche in fretta)! Quattro mesi prima di finire a piazzale Loreto (in quel modo così crudo e turpe), i milanesi accolsero Mussolini, al Lirico e per le vie della città, con esaltazione “isterica”!