Se l’11-9 fosse accaduto oggi
di Emanuele Rossi
“Accendi la televisione. E’ successo qualcosa di grosso in America”. Me le ricordo perfettamente le parole di mia madre al telefono. Lei era al lavoro, e l’aveva sentito alla radio: man ancora non si sapeva niente di certo. Io ero a casa. A studiare la maledetta chimica: la chimica è una materia passionale, affascinante, conturbante, violenta.
Prima si fa corteggiare, a lungo, non si concede: poi ti esplode dentro e tu dentro di lei. Un turbine erotico che ti lascia sconvolto. Ma quell’anno, quel rapporto, era ancora difficile. Era il 2001. La testa ancora sconvolta dall’incidente che aveva straziato mio cugino e dalle immagini inaudite del G8 di Genova. L’accesi la televisione. Anche perché di quella chimica, non ne potevo più. Tutto il giorno dietro ai suoi capricci stechiometrici.
Accesi e vidi un’edizione straordinaria di quello che ancora su Rai1, potevamo definire un telegiornale. Rimasi sconvolto. Come tutti. Mia nonna – novantanni compiuti ieri – come tante altre persone, aveva quelle immagini l’aveva viste, ma senza attenzione, mentre riassettava la cucina. Con l’occhio della casalinga da una vita, l’aveva battezzate sotto la tag “film di ammazzamenti americani”. Tasto off, ché “certa roba non mi piace”.
Invece io, curioso e svogliato – causa la chimica, ricordo – rimasi a guardare. La televisione. Perché ai tempi, si faceva così. Si guardava la tele, per sapere che c’era di nuovo, per essere informati. Mi sono chiesto in questi giorni, in cui tutti – dalle migliori firme giornalistiche, ai peggiori blogger di provincia – hanno tormentato le proprie tastiere, per scrivere un pezzo in memoria dell’11 settembre; mi sono chiesto, dunque, che cosa farei, se tutto quello succedesse oggi.
Me lo sono chiesto, cercando di accantonare l’emotività e l’emozione. Cercando di analizzare oggettivamente, soltanto come mi approccerei alla notizia data da mia madre al telefono. A come mi procurerei le informazioni, e chiedendomi se adesso sarebbe proprio lei, e con quelle parole, a farmelo sapere. Sono passati dieci anni. Il mio rapporto con l’Informazione è cambiato notevolmente.
Non credo, onestamente, che la questione sia soggettiva e legata semplicemente al mio contesto socio-culturale. C’entra poco il paesino – travestito da città – in cui vivo. C’entra poco anche il fatto, che adesso mi do arie da blogger (non è mica vero. ndEm): da uno di quelli che spulcia la rete, e le notizie le trova, le analizza e le diffonde. Di uno di quelli che sta a metà strada tra il produttore ed il consumatore.
C’entra, invece, il fatto che il mondo è cambiato. Si potrebbe dire, anche in seguito al fattaccio di NYC, ma questo sarebbe un altro discorso. Dieci anni fa, non c’era Facebook, ancora Zuckerberg non si era nemmeno iscritto all’università. L’uso dei social network, almeno qui in Italia, era limitatissimo. Internet serviva per leggere le email, per avviare ricerche all’interno delle quali finivi sempre per perderti, o per vedere qualche tetta in più.
Allora, alla luce di questo: cosa farei oggi? Probabilmente, la notizia non me la darebbe mia madre. Sarebbe lo streaming di G+, o forse meglio, Twitter. Magari tramite uno dei quotidiani internazionali che seguo, o magari sarebbe qualche giornalista italiano “amaricanista”: @riotta?…A questo punto, appreso nei 140 caratteri del twit che qualcosa di grosso sta succedendo, aprirei una nuova pagina di internet.
Andrei diritto verso uno dei principali quotidiani online nazionali, qualsiasi, tanto sarebbero già tutti sulla notizia. Leggerei le notizie flash velocemente, prima di spostarmi, in multitasking, verso notizie dal posto. Aprirei il sito del NYT, del WSJ…leggerei ancora velocemente. Appreso che tutto è in divenire, e che si sta raccontando passo passo quello che succede, tornerei a Twitter. Lì si svolge il flusso dell’informazione.
Troverei già un’hashtag pronta per essere cavalcata e apprenderei dal liveblogging della caduta dell’altra torre. Solo adesso accenderei la tv. Con un po’ di scetticismo verso la freschezza delle notizie, sperando che i squallidi programmi pomeridiani, siano sostituiti da qualcosa tipo live news. Lo farei solo per la curiosità di vedere le immagini, con un dettaglio migliore di quelle postate con i twitpcs delle persone sul posto. Seguendo chi sta a NY, i “@mattewprice” dell’attentato.
Avrei informazioni istantanee, emozioni vissute da chi vive là. Sensazioni dirette. Sarebbe questo, in sostanza, il modo, forse evoluto, sicuramente diverso, con cui personalmente mi approccerei al disastro. Ne sono sicuro: così è stato per Fukushima e il terremoto di Tokyo, così per la Libia, per l’Uragano Irene, etc. Non sarei solo io il diverso. Il mondo intero sceglierebbe metodi differenti per comunicare.
Obama, o il suo staff, rilascerebbe messaggi istantanei. Tutti correrebbero a cercare di contattare i propri cari su Facebook. Magari tutto avverrebbe attraverso uno smartphone, mentre ci si mette in salvo o ci si sposta semplicemente da un posto all’altro. Sarebbe diverso anche il postevento. Non leggerei semplicemente i giornali, non guarderei i “Porta a Porta” di turno, ma andrei a cercare i blog.
Da quelli famosi, quelli delle personalità, a quelli semplici, scritti di solito per passione o per raccogliere i commenti alle foto di famiglia. Anzi leggerei soprattutto i blog. Da lì troverei sensazioni, senza sensazionalismi. Riflessione a distanza di dieci anni. Sono cambiato io, ma è cambiato e molto il mondo intorno a me.
Certamente, attiverei un protocollo informativo personale differente, se l’attentato avvenisse oggi – questo è indubbio. Ma ancora più sicuro, è che nessun mezzo, riuscirebbe comunque, anche dopo cento anni, a togliermi dalla mente, le immagini di quelle persone che si gettavano dalle finestre del WTC. Che scelgono una morte, al posto di un’altra.












ricordiamo il golpe cileno 11/09/1978 che causò molte più vittime ,e la vittima più importante :la democrazia. Obama in questo giorno chieda scusa per l’ispirazione ed il sostegno al proggetto golpista data dall’amministrazione USA.
Ti sei scordato di chiedere “per favore” :/
Una domanda:
ma per i milioni di morti in Iraq e in Afghanistan per guerre basate su pretesti poi rivelatasi fasulli,
chi paga?
E un altra:
il signor Bush e il signor Cheney per chi lavorano ora?
A quei tempi ero sui forum a parlare dell’avvenimento. Internet non era limitata alla posta, per miente.
Hai ragione perfettamente, lo so benissimo (era un parossismo). Ma è innegabile che in questi dieci anni le cose siano cambiate e che le persone come te – o me -siano aumentate. Dieci anni fa c’erano molte più persone – e mi riferisco all’Italia – che seguivano quello che succedeva sui forum o in televisione?…non che adesso sia molto diverso, ma un po’ forse quella differenza si sta assottigliando…
Beh, penso che il concetto evidenziato in questo articolo sia che prima la televisione era una fonte d’informazioni quantomeno affidabile, alla quale si faceva riferimento per prima – voglio dire, chi andava a leggere le notizie su Internet? Purtroppo questo ora non è più possibile perché non c’è più un telegiornale, escluso forse quello di La7, che si possa definire tale. Viviamo in una sorta di isolamento conoscitivo, chi vuole saperne di più deve provvedere da solo ad informarsi. Ed infatti sono molto d’accordo con il senso dell’articolo stesso.
e del MILIONE E MEZZO di morti in Iraq e del MEZZO MILIONE di morti in Afghanistan, (tutta gente che non centrava nulla con l’11 settembre) ?
Perchè quelli non li commemora mai nessuno?
Gradirei sapere perchè i miei messaggi non vengono pubblicati..
Avete dei problemi tecnici?