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Kepler-186F: la scoperta del «cugino della Terra»

Lo hanno ribattezzato come «il cugino della Terra», “scovato” grazie al telescopio spaziale della Nasa Kepler, lanciato nel marzo del 2009 a caccia di “sosia” del nostro pianeta. La scoperta di «Kepler-186F», il  “gemello” del nostro corpo celeste, fuori dal Sistema solare e in orbita intorno a una stella nana nell’area considerata “abitabile” –  la fascia di distanza da una stella considerata compatibile con la presenza di acqua liquida sulla superficie di un pianeta orbitante, ndr – è destinata ad alimentare il dibattito sulla possibilità della vita oltre la Terra.

Kepler-186f pianeta gemello 2
Photocredit: Nasa

LA SCOPERTA DEL PIANETA KEPLER-186F – «La scoperta di Kepler-186F è un passo significativo verso la ricerca di mondi come il nostro pianeta», ha dichiarato Paul Hertz , direttore della divisione Astrofisica della Nasa a Washington. Il corpo celeste fa parte di un sistema di cinque pianeti che orbitano attorno alla stella nana Kepler-186, più fredda rispetto al Sole e grande circa la metà, per dimensioni e massa. Secondo quanto spiegato dall’agenzia spaziale americana, le dimensioni del pianeta – il più esterno dei cinque – sono quindi confrontabili a quelle del nostro mondo. Ha una superficie rocciosa e si trova a circa 500 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Cigno. Secondo i calcoli della Nasa, Kepler-186f completa la sua orbita in 130 giorni: facendo un paragone, la distanza che lo separa dalla sua stella è pari a quella che esiste tra il Sole e Mercurio. C’è speranza che nel corpo celeste sia possibile ritrovare acqua liquida in superficie, una condizione fondamentale per la vita. Se fosse stato più grande di 1,5 volte rispetto al nostro pianeta, Kepler 186-F avrebbe avuto un’atmosfera inospitale, costituita da uno spesso strato di idrogeno ed elio, simile a quella dei giganti gassosi del nostro Sistema solare, ovvero Giove e Saturno.

I PRECEDENTI – Kepler-186F è considerato un caso unico fra i pochi pianeti finora scoperti nella “zona abitabile”. Non sono infatti molti i corpi celesti che presentano queste condizioni, rispetto agli oltre 17000 finora individuati dal telescopio spaziale Kepler all’esterno del Sistema solare. Lanciato dalla Nasa nel 2009, Kepler ha raccolto immagini e dati su oltre 150mila stelle: nel 2013 è stato però costretto a ridimensionare la sua attività, a causa di un guasto che ha rischiato di interrompere la sua “avventura” nello spazio. Prima della scoperta di Kepler-186F erano quatto i pianeti noti più simili alla Terra. Avevano però dimensioni di circa 2,5 volte rispetto a quelle della Terra. Eppure, in base a queste osservazioni, gli astronomi si erano convinti della possibilità di individuare sosia e “gemelli” della Terra nella Via Lattea. Secondo le stime, il 22% delle stelle simili al Sole potrebbero ospitare un mondo simile al nostro.


Videocredit: Nasa

PLATO, il NUOVO «CACCIATORE DI SOSIA» DELLA TERRA NELLO SPAZIO – Dopo Kepler, è in arrivo anche un nuovo “cacciatore” di sosia nello spazio. Un progetto europeo che prende il nome di Plato, che dovrebbe essere lanciato entro il 2014. A bordo ci saranno ben 34 piccoli telescopi che per sei anni scandaglieranno l’universo, osservando circa un milione di stelle ed i relativi pianeti che ruotano intorno ad esse. Alla missione partecipa anche l’Italia, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. Come ha spiegato il Corriere della Sera, un’altra speranza è affidata al successore del telescopio spaziale Hubble, sempre della Nasa, che partirà nel 2018. «Affinché non sia disturbato nelle sue ardue osservazioni raccogliendo radiazioni infrarosse sarà sistemato lontano dalla Terra addirittura un milione e mezzo di chilometri», ha spiegato il quotidiano di via Solferino.