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Ask.fm: il social sotto accusa per i suicidi dei minori

Si è tolta la vita a 14 anni, gettandosi dal sesto piano di un palazzo a Venaria, nel torinese, dopo una serie di insulti ricevuti tre mesi prima su Ask.fm. Un social network basato sul meccanismo di domande e risposte, con più di 60 milioni di utenti (soprattutto tra gli under 18), già criticato in passato, in occasione di altri suicidi di minori. Sia nel nostro Paese (dopo che una 14enne si è tolta la vita nel padovano) che all’estero (per la vicenda della giovane britannica Hannah Smith), dove non sono mancati i casi di cronaca legati al cyberbullismo. E più volte Ask.fm è finito sotto accusa. Secondo i dati del Laboratorio di Ricerca Socio Economica della Link Campus University, nel nostro Paese la metà dei giovani italiani dai 17 ai 19 anni ritiene Ask.fm un social «pericoloso», ma circa il 14% dei ragazzi lo utilizza comunque. Non solo: il 10% di questi lo usa per offendere qualcuno.

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Photocredit: La Repubblica

VENARIA: LA RAGAZZA SUICIDA DOPO GLI INSULTI SUL WEB – Domenica scorsa è stata una 14enne di Venaria, che già soffriva per una patologia cardiaca,  a non reggere il peso delle offese subite dai coetanei e dei complessi adolescenziali. Fino alla scelta disperata di farla finita, lanciandosi dal sesto piano. Secondo Repubblica, diversi commenti offensivi inviati sulla sua pagina su Ask potrebbero aver aggravato il suo disagio. Si legge:

«Sei bruttissima, ma quanti anni hai? Ne dimostri 10», scriveva per esempio sul suo profilo Ask.fm un anonimo. La ragazza, che viveva a Venaria, nel Torinese, con la sorella maggiore e i genitori, non si era mai sentita bella, ma quei commenti crudeli e gratuiti potrebbero aver affossato ancora di più la sua autostima, fino a convincerla ieri notte a saltare nel vuoto senza nemmeno un grido. Si è vestita con gli abiti di sempre: scarpe da ginnastica, jeans e felpa mentre in casa tutti dormivano. Anche il cagnolino che lei adorava. È salita dal terzo al sesto piano ed è saltata giù dalla finestra delle scale. L’ha trovata un vicino che ieri mattina era uscito presto per andare a lavorare. Nessun biglietto, nessun messaggio esplicito spiega il gesto dell’adolescente: solo un messaggio su Facebook che risale a due giorni fa: «Quella voglia di andare via e non tornare più».

Le forze dell’ordine hanno sequestrato computer e telefonino della ragazza, in modo da poter far analizzare da un perito i messaggi. Come alcuni messaggi riportati dal Corriere della Sera: «Sei una cozza bruttissima», «Faccia ovale impara a scrivere». E poi: «Mi fai vomitare», con tanto di insulti a sfondo sessuale. Commenti che risalgono però a circa tre mesi fa. Di recente, invece, non sembra essere emerso ancora «nulla di serio», secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri di Torino riportate sul quotidiano di via Solferino. Sarà adesso la Procura dei minori a cercare di raccogliere maggiori elementi, per cercare di capire cosa abbia spinto la ragazza al suicidio.

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GLI ALTRI CASI E LE CRITICHE – Alcuni mesi fa era stata un’altra coetanea a togliersi la vita in modo simile. Anche in quel caso, la ragazza era stata oggetto di insulti su Ask.fm nei giorni precedenti al suicidio. Si era confidata con alcuni coetanei sul noto social network, mostrando il suo disagio esistenziale, ma aveva ricevuto soltanto incomprensione e offese. Si era così parlato di cyberbullismo, dietro la sua morte. Eppure, come ha ricordato il Corriere del Veneto, un mese e mezzo dopo l’apertura di un fascicolo per istigazione al suicidio da parte del sostituto procuratore di Padova Roberto D’Angelo, gli inquirenti hanno spiegato come «dall’analisi dei dati non fossero emersi messaggi dal tenore offensivo, minaccioso o molesto», ma soltanto «collegamenti con pagine Facebook inerenti a pratiche di autolesionismo». Si è spiegato come la ragazza soffrisse da tempo: «Per ora, salvo colpi di scena che potrebbero arrivare soltanto dai dati chiesti al social network, le prove portano in un’unica direzione: il vero nemico di quella ragazzina non va cercato su internet, ma nel suo animo tormentato e fragile», continuò il giornale.  Dopo alcuni casi all’estero, più volte Ask.fm fu poi accusato di essere “ostaggio” del bullismo in rete. Basta ricordare il caso di Hannah Smith, la ragazzina britannica (sempre di 14 anni) di Lutterworth, nel Leicestershire, che si era impiccata dopo aver ricevuto insulti e minacce. Non mancarono nemmeno le petizioni lanciate on line per chiedere la chiusura del social, accusato di favorire l’anonimato (l’identificazione di chi scrive è però possibile, sebbene chi offende sul social si illuda di potersi nascondere dietro un nickname, ndr).  Altri ricordarono come, in realtà, più che contestare il mezzo, servirebbe una maggiore cultura digitale. Con tanto di campagne di sensibilizzazione sull’uso responsabile della rete e dei social network. A partire dalle scuole. Un progetto è stato portato avanti dal ministero dell’Istruzione, che negli scorsi mesi aveva annunciato “Una vita da social”, un esperimento condotto insieme alla polizia negli istituti scolastici di cento capoluoghi di provincia italiani. Con l’obiettivo non solo di “aiutare” circa sessantamila studenti a navigare in rete in piena sicurezza, gestendo con consapevolezza e controllo i dati condivisi online. Ma anche di contrastare il cyber-bullismo, dopo i diversi casi denunciati anche in Italia.

I DATI DI LINK LAB – In base ai risultati di alcune ricerche condotte su un campione di 2500 ragazzi (iscritti agli ultimi due anni delle scuole secondarie di secondo grado di Roma, Napoli, Genova, Torino, Catania, Latina e Gela, ndr) è stato però Link Lab a spiegare come la metà dei giovani italiani dai 17 ai 19 anni ritenga Ask.fm pericoloso. Circa il 14% dei ragazzi continua comunque a utilizzarlo. Quasi quanto Twitter (19,7%). Nel 10% dei casi proprio per offendere qualcuno. Per il Laboratorio di Ricerca Socio Economica della Link Campus University, che domani presenterà a Roma l’indagine completa “Generazione Proteo. Giovani italiani: solisti fuoriclasse”, la ricerca è uno spaccato che racconta i nuovi giovani e la loro visione su web, politica, affetti, paure e lavoro.«La percentuale sull’uso di Ask.fm, che ormai tallona Twitter, desta preoccupazione data la pericolosità e i rischi di questo social network, al quale sono legati diversi casi di cronaca degli ultimi mesi. Non ultimo quello della giovane ragazza di Torino, suicida a 14 anni, che tre mesi fa avrebbe ricevuto insulti a causa del suo aspetto fisico proprio su Ask.fm»,  ha spiegato il sociologo e direttore di Link Lab, Nicola Ferrigni. Il 10,5% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di aver subito offese anonime sul social, hanno spiegato da Link Lab, anticipando alcuni dati della ricerca.