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Economiadi Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
pubblicato il 12 gennaio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’Antitrust nota che nella governance di banche ed imprese italiane compaiono sempre gli stessi nomi. Ovvero, l’annientamento della concorrenza attraverso il familismo. Ma se n’è accorto ora?

Per chi non lo ha letto, a pagina 5 del Sole 24 Ore dell’11/01/09 si possono trovare due interessanti pezzi sulla situazione del capitalismo italiano dal punto di stor 9665884 36180 Ora lo chiamano capitalismo relazionalevista degli intrecci societari. Dopo due anni di lavoro l’Antitrust italiano ha partorito una Indagine conoscitiva sulla governance di banche e assicurazioni, dicendo cose che in buona parte già si sapevano ma che nella loro gravità vengono regolarmente strattonate a seconda degli interessi, quindi mai valutate per quel che sono. Viene fuori che in media il 79% delle società, anche concorrenti, condividono alcuni soggetti nei propri organismi di governo (il resto delle principali controparti europee resta sotto al 50%). La quota supera l’89% se si parla di società quotate. Inoltre più del 60% delle società quotate ha partecipazioni azionarie nei propri concorrenti. Beppe Grillo (verso cui non nutro particolari simpatie) nei suoi spettacoli già da anni mostra la ragnatela di interessi che lega le società quotate. Io chiamerei una cosa del genere semplicemente Mafia, ma qualcuno lo chiama Capitalismo Relazionale.

QUAL E’ IL PROBLEMA – Il rapporto dell’Antitrust si concentra sul problema delle Banche Popolari e delle Fondazioni Bancarie, due soggetti non da oggi al centro di molti interessi perché punti di aggregazione di interessi e risorse; questo focus potrebbe in realtà nascondere una sponda per interessi antagonisti a queste istituzioni, quindi non voglio interessarmene. Quello che mi interessa è anzitutto l’aver definito questa situazione come “Capitalismo Relazionale“, perché sicuramente è costituito da una componente “relazionale”, ma il fatto che si dispieghi attraverso nomine o partecipazioni societarie non giustifica la definizione di “capitalismo”: questa definizione mi pare molto funzionale ad una lettura anti-capitalistica (pro-statalista), perché in realtà un gioco di intrecci che, come dice l’Antitrust stesso, espone a rischi di collusione e deterioramento dei meccanismi di concorrenza è decisamente l’opposto del “capitalismo” in senso proprio. Questi intrecci di potere che rendono tutti collusi e permettono centri di potere tali da “deviare” il mercato un tempo erano definiti Mafia, adesso Capitalismo (relazionale); ma perché non chiamarla Politica Relazionale, allora? Le parole sono pietre, e segnano il pensiero che si vuol far passare.

POSSIBILI RAGIONI E SOLUZIONI - È l’Antitrust a dire che questa situazione è deleteria per il mercato, cioè per i consumatori che non vedono scendere i prezzi per una carenza di concorrenza, nonché per il sistema in sé in quanto esposto ad un effetto domino dell’instabilità, da qualsiasi punto possa partire, ed al rischio di disincentivi alla chiarezza sulle posizioni di rischio. Di rimbalzo l’Ania, l’associazione delle assicurazioni, pare sostenere che è questo sistema che sta proteggendo l’Italia dalla crisi mondiale. Da altre parti inoltre si obietta che non è il momento di “filosofeggiare” quando le azioni sono in caduta libera (cosa che non c’entra nulla con le quote azionarie, ma lasciamo stare) e c’è ben altro di cui preoccuparsi. Be’, o questa crisi mondiale non tocca l’Italia grazie all’attuale Mafia, oppure la stessa crisi tocca l’Italia quindi è il caso di pensare solo a sistemare le cose, una delle due! Casomai si dovrebbe dire che la carenza di concorrenza ha ridotto gli stimoli all’innovazione bancaria,

banche2000 Ora lo chiamano capitalismo relazionale

e non ha fatto sfruttare nuovi strumenti rendendo in qualche modo il sistema bancario “meno colpito” adesso (tutto da dimostrarsi ancora, ma certo non è “salvo”!) ma ha fatto anche perdere occasioni di crescita in passato, per cui l’Italia ha solo accumulato ritardo. Ma “filosofeggiare” è necessario, perché aiuta a capire le situazioni “oltre l’immediata apparenza”, e in ogni caso questa non è filosofia: il morto è sul letto. Poi uno si chiede perché certi beni o servizi hanno un costo maggiore in Italia rispetto ad altri paesi europei…

ECONOMIA E POLITICA - L’Antitrust, a quanto riporta Il Sole 24 Ore, ha auspicato che le società predispongano delle forme di autoregolamentazione per risolvere questi intrecci, sottolineando le problematiche reputazionali di un sistema così “intrecciato”. Chiaramente se il sistema si è evoluto in questa direzione, ci devono essere alla base delle motivazioni razionali e magari “di mercato”. Rispettare la volontà individuale degli operatori del mercato, presupposto fondamentale di chi vede nel mercato stesso la soluzione migliore per i problemi economici, implica rispettare la attuale rete di interessi. In realtà la situazione è alquanto “originale” perché pare comunque strano che un imprenditore possa lasciare che un concorrente entri nella propria società e addirittura possa nominare esponenti aziendali; se lo fa, deve per lo meno fare lo stesso nella società concorrente, e questo per ridurre i rischi di concorrenza… insomma, per spartirsi il mercato.

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