Chi vuole uccidere Cesare Battisti?

12/01/2009 - Lo scenario è quello di Epoca, rivista patinata Mondadori che ha offerto episodi di grande giornalismo e qualche scivolone degno di un periodico monarchico suo concorrente (mi si fa notare nei commenti che trattasi invece dell’Epoca brasileira, edizioni O’Globo: grazie Paolo).

     
 

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Lo scenario è quello di Epoca, rivista patinata Mondadori che ha offerto episodi di grande giornalismo e qualche scivolone degno di un periodico monarchico suo concorrente (mi si fa notare nei commenti che trattasi invece dell’Epoca brasileira, edizioni O’Globo: grazie Paolo). E’ lì che Cesare Battisti ha deciso di far sapere al mondo (l’articolo del Corriere è una reprise), la sua estradizione in Italia metterebbe la sua vita in pericolo. “Sono sicuro che se vado nel mio Paese, sarei assassinato“, ha affermato Battisti. “Spero che il ministro Genro, che ha sofferto la repressione politica quando era militante (sotto la dittatura, ndr) non accetterà le argomentazioni del governo italiano che ricorre a tutti i sotterfugi per falsificare il carattere politico del processo contro di me“, ha detto poi. “L’ex componente dei Proletari armati per il comunismo, 54 anni - ricorda il Corriere - soffre di una grave epatite B, di ulcere gastriche, di problemi di glicemia e di insonnia. Fino ad ora, il Brasile ha sempre respinto le domande di estradizione verso l’Italia per gli ex terroristi italiani, perché rifugiati politici“. 

Ora, sorge spontanea una domanda. Chi vuole uccidere Battisti? Per capirlo forse dovremmo sapere chi ha ammazzato (è stato condannato per quattro omicidi, tre come concorrente nell’esecuzione, uno pianificato da lui ed eseguito da altri). Cominciamo: Battisti ha fatto parte dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Il primo che ha ammazzato è stato un agente di polizia penitenziaria. Praticamente, un ganglio decisivo dell’ingranaggio dello Stato borghese e tuppe tuppe e falpalà, come recitavano quei comunicati che in tutta Italia sembravano vergati dalla stessa persona, un malato di mente sociopatico il quale ha deciso che vuole passare l’esistenza senza far capire una parola di quello che dice. Scoprire, e dover accettare, che invece erano in tanti a pensarla così in quegli anni, è stato un duro colpo per chi crede, nonostante tutto, all’intelligenza umana. Poi è toccato a un altro clamoroso simbolo dell’imprenditoria che affama il proletariato: Lino Sabbadin. Il Sabbadin, subdolo esercente di un negozio di rivendita di carni nonché simbolo del Capitale che affama il Proletariato pretendendo di essere pagato per vendergli la bistecca (avrebbe recitato il pomposo comunicato dell’epoca; in realtà era un semplice macellaio), aveva osato reagire a una rapina sparando e uccidendo un rapinatore, non uno dei PAC. E questi geni, che ti hanno fatto? “Come segno di solidarietà alla piccola malavita che “con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro“, hanno ammazzato il macellaio. Aiutando di fatto la criminalità organizzata. Quando si dice comunisti, eh? Stessa fine (nello stesso giorno, come in un film horror), per il gioielliere Pierluigi Torregiani: è questo l’omicidio per il quale è condannato solo per l’ideazione. Non per altro, è che lui stava ammazzando il macellaio: per questo non ha potuto farsi il gioielliere. E’ come avere due appuntamenti con due donne nella stessa sera. Certo, si può fare con un po’ di capacità d’organizzazione. Eppure sarebbe disdicevole. E lui – Battisti - è uno che ha vissuto vent’anni e più a Parigi, roba da gente di classe: non è tipo da far cose disdicevoli. L’ultimo omicidio, un poliziotto della Digos, Andrea Campagna. Un ufficiale. Ma è il motivo, per capire chi vuole uccidere Battisti, che bisogna conoscere: “Alla Digos Campagna non aveva  alcun incarico operativo, limitandosi alle mansioni di autista,  ma era  apparso in televisione durante un servizio giornalistico riguardante l’arresto di  alcuni terroristi.  Un membro dei P.A.C. abitante nel quartiere della fidanzata lo riconobbe, per averlo visto nella zona. Gli assassini tesero un agguato alla guardia Campagna, mentre si trovava insieme alla fidanzata, sparandogli alle spalle ed uccidendolo“. 

Ora capite perché la domanda sorge così spontanea? Chi vuole darsi pena di uccidere Cesare Battisti? Un miserabile terrorista che pensa che ammazzare un macellaio e un gioielliere per fare un favore alla criminalità sia lottare per il proletariato unito. Uno con il cervello talmente piccolo da partecipare all’omicidio di un autista della Digos. Un autista, non il capo della Digos. Ammazzato mentre sta insieme alla fidanzata, magari a raccontarsi di avere un futuro. E poi fa fuori un agente della polizia penitenziaria, ovvero non uno di quelli che i criminali in galera ce li sbattono, ma uno di quelli che al massimo ce li tengono (o sequestrano i giornali, su ordine del giudice). Uno che appena evaso non è andato a vivere sotto i ponti, come un Jean Valjean quasiasi. No. Lui va a Parigi, mesdames et monsieurs, perché non è mica uno da argent de poche. Non so se rendo l’idea. Ha scritto libri. Uno di questi si chiamaMa Cavale“, e io – non so perché – ho letto per due volte il titolo come “Ma Caviale“. Ma chi volete che dopo tutto questo tempo abbia voglia di sporcarsi le mani a uccidere Cesare Battisti? Chi volete che se ne cali, se non la giustizia italiana e i familiari delle vittime, ai quali magari – tra un libro e l’altro, una fuga avventurosa e l’altra, una frase tipo “Esiliati, dicevano. Il giorno in cui non ci saranno più cani randagi al mondo, concluse Augusto, non ci sarà più vita” e l’altra – magari ancora un pochettino je rode. Sai com’è: quando ti ammazzano un figlio o un marito, pur se gioielliere o autista di polizia – e quindi nemico del proletariato, vero Battisti? – è difficile che te ne dimentichi anche a vent’anni di distanza. Tolti questi, che la giustizia italiana saprà controllare – vista la loro esiguità numerica e magari la capacità di dimenticare e perdonare anche chi non se lo merita – siamo seri: chi volete che se lo inculi, Battisti? 

E allora Battisti rinunci a opporsi alla richiesta di estradizione. Non ha niente da temere dall’Italia, se non il fatto che deve pagare per quanto ha fatto. Nell’unico modo possibile di questo che è rimasto un paese civile nonostante la presenza di gente come lui (“rossi e neri so’ tutti uguali“, diceva uno che ci aveva visto lungo, anche se la lista potrebbe allungarsi a qualche stipendiato statale troppo furbo) per troppo tempo avrebbe potuto fargliene passare la voglia: andando in galera. Come è giusto, per chi ha sbagliato. Senza stare lì a nascondersi dietro un dito, come l’improbabile esistenza di un cecchino pronto ad accoglierlo all’aeroporto – si rassegni: uno che ammazza un autista e un macellaio per la vittoria del Comunismo non è una mente superiore, e quindi non può essere tanto importante. Non è mica quel Grande Vecchio che peraltro non è mai esistito. Poi, è vero: in quel tempo “c’è chi, in Italia, ricorda arresti indiscriminati, campagne di spionaggio, processi allestiti a tempo record, pentiti che, esauriti i ricordi, ricorrevano all’immaginazione, torture in caserma, condanne smisurate“. Nulla da obiettare, gli abusi devono essere severamente puniti, specialmente quelli giudiziari. Ma rimane che il gioielliere, l’autista, l’agente di polizia penitenziaria, il macellaio non li ha ammazzati la Reazione né la Controrivoluzione, né tantomeno la Polizia. Venisse qui, Battisti, a pagare il suo conto con la giustizia, perché se continua ad accampare scuse del tipo “se vengo mi ammazzano” sembra uguale a quei padroni che voleva combattere, per lo meno nelle scuse da dire nei Tribunali. Compia un atto di coerenza, il primo o l’ultimo che sia. Poi parliamo di Parigi, Oh cara e Copacabana.

     
 

18 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    grazie Paolo, ho corretto il testo dell’articolo.

  2. Mariano scrive:

    bel pezzo!

  3. fabrizio z. scrive:

    che schifo!!!!!

    Cesare Battisti: quando i terroristi assassini recitano da perseguitati

  4. pietro scrive:

    Qualcuno mi sa chiarire la giustificazione aggiuntiva data dal governo brasiliano per il rifiuto dell’estradizione:
    “Battisti è stato condannato solo dopo la sua fuga in Francia nel 1981, sulla base di accuse non fondate su prove certe, ma della testimonianza del pentito Pietro Mutti.”

  5. Antonio Conte scrive:

    Certo che il povero, vero eroe del Risorgimento italiano, l’omonimo Cesare Battisti, si starà rivoltando nella tomba.
    E si perchè questi “eroi di cartone” del nostro tempo, oltre ad essere fannulloni e criminali, alla fine finoscono anche alla ribalta della cronaca come “salvatori della Patria” e addirittura
    su qualche scanno del Parlamento.
    Conoscendo le debolezze della nostra repubblichetta,mi sono meravigliato che dalla Farnesina è stato richiesto di convocare l’Ambasciatore del Brasile. Ma che non sia l’ennesima farsa.Perchè non minacciare anche la rottura diplomatica con il Brasile fino a quando quel govarno non si decide a fare marcia indietro, e etichettando certi figuri per quel che sono e non addirittura a farli passare come eroi.
    Prima di occuparci di Bin Laden, o di “esportare deomocrazia”, occupiamoci di fare pulizia in casa.

  6. ricchiuti scrive:

    L’aggiunta brasiliana significa quel che è scritto.
    Cioè, che Battisti è stato condannato in contumacia, e quindi oggettivamente senza difesa, in secondo grado poiché in primo era stato assolto e solo grazie alla testimonianza di un pentito, tal Mutti.
    E’ una lunga storia, si fa prima, ognuno per l’opinione che s’è fatto, a fare il tifo.
    Io personalmente gli auguro una serena permanenza in Brasile, come gli avrei augurato una felice evasione ove avessero ottenuto l’estradizione.
    Ed al dottor Spataro auguro di riuscire finalmente dopo trent’anni ad incassare il colpo.
    Tanto la mancata estradizione significa solo una cosa, che si andrà a prescrizione della pena e tanti saluti a certa giustizia.

  7. gianni scrive:

    Ne ho conosciuto un’altro omonimo di questo figuro, dai libri di storia ma……. quella è tutta un’altra storia; io penso alle famiglie toccate da tale flagello come si poò dimenticare………….! mettete anche lui sui libri di storia se avete il coraggio.

  8. Luigi scrive:

    Buongiorno,
    Ho letto con molto interesse l’articolo “Chi vuole uccidere Cesare Battisti”.
    Concordo pienamente con la sua conclusione che Battisti non e’ altro che un miserabile, pidocchioso delinquente della peggior risma e come tale deve assolutamente pagare il suo debito nei confronti delle vittime, delle famiglie delle vittime e nei confronti della Giustizia Italiana.
    Ovviamente nessun “cane randagio” non va’ di sua spontanea volonta’ al canile (con tutto il rispetto dovuto ai cani randagi).
    Detto questo io mi chiedo: Ma’ e’ cosi difficile “prelevare” il cane randagio dal Brasile usando personale specializzato in queste cose e fare giustizia una volta per tutte?
    Il mio non vuole essere estremismo o rabbia cieca ma vorrebbe essere fare LA COSA GIUSTA.
    Cordialita’

    Luigi

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