Ma come ? S’è chiuso il processo Gea e l’accusa più grave di tutte, l’associazione a delinquere, è caduta. Non c’è mai stato un sistema delinquenziale, né un gruppo di amici che se volevano prende la Capitale, né una Cupola, né un braccio armato o meno e né tanto meno una mente. E nessuno che lo noti, che scriva signori ci siamo sbagliati. Nel 2006 abbiamo quasi mandato all’aria la sesta o settima industria nazionale salvandoci solo grazie a quelli che volevamo condannare mentre impazzavano le questioni morali e i Forza Ghana, per nulla. Non c’era alcun sistema. Niente di niente. Soldi in fumo, vite inaridite in sterili ed annose difese che se ti va bene resti comunque un ambiguo Girolimoni, carriere troncate: tutto questo per nulla. Perché c’era solo violenza privata su Blasi, Amoruso, Budiansky, Zetulayev. Siamo in Italia, d’altronde. Hanno fatto il colpo coi soliti ignoti.























Ma ora l’Inter lo ridà indietro lo scudetto degli onesti?
scordatelo!:-)
Come si restituisce ciò che non si possiede ?
Ehi, Ricchiuti, ma il processo di Napoli, quello delle schede di telefonia svizzere regalate agli arbitri, delle designazioni arbitrali al telefono, delle conversazioni \”mandami quello, si, ho detto quello\”, te ne sei scordato? Quello deve ancora andare a sentenza. Aspetta almeno quello, prima di suonare la fanfara reale!
Sempre con affetto!
vdp
Aspetto con fiducia tanto un processo penale basato su intercettazioni penalmente archiviate da Guariniello, schede senza tabulati di conversazioni e Giulia Bongiorno in difesa, non può che finire meglio di questo qui dove s’è stabilito che rifiutare un aumento d’ingaggio costituisce violenza privata.
Ma non è solo il primo grado questo? E poi era a giudizio la GEA, mica (se non sbaglio, altrimenti correggetemi) era il processo penale per la frode sportiva.
In tutti i casi giustizia ordinaria e sportiva viaggiano su binari diversi. Ricordatevi solo una retrocessione in serie C2 del Catanzaro circa una decina di anni fa con prove (meglio “conclusioni) che non sarebbero accettate in nessun tribunale ordinario (e a dire il vero nemmeno in quello sportivo di primo grado).
In sintesi: se civilmente-penalmente si può arrivare ad assoluzioni-condanne, non è detto che automaticamente dal punto di vista sportivo si sia arrivati, legittimamente, alla stessa conclusione.
Vabbe’ che con Moggi ed i suoi vari cloni durante Calciopoli ho visto partorire ogni genere di difesa che ignorava sistematicamente ogni fondamento del diritto commerciale o del buon senso, e fare bellamente confusione a proprio vantaggio. D’altronde in un sistema in cui bastava che Moggi s’inventasse che Ibrahimovic s’era preso tre giornate per la prova tv per la cravatta a Cordoba, e tutti i giornalisti a ripetere “tre giornate tre” ancora oggi non mi stupisco più di niente…
Si, viaggiano su due binari differenti. E’ per questo che aveva ragione Kossiga quando proponeva l’abolizione dell’autonomia dello sport. Società quotate devono avere la possibilità di tutelarsi in un ambito che preveda il diritto alla difesa. Non giustiziate in seno ad arbitrati alla Forum di un quarto d’ora, senza poter confutare le prove dell’accusa, cui mancavano solo i fagioli della Carrà e le telefonate da casa.
La sentenza di Roma smonta la Cupola perché la Gea era il terminale armato del presunto sistema. Non esistendo associazione a delinquere, è rimasto niente.E a Napoli non si va a processo perché hanno anche meno di quanto avessero quelli di Roma.
Rassegnatevi, chiamatela come i dannunziani la vittoria mutilata tanto come a Fiume Calciopoli era tutto frutto della vostra volontà.
Avete fatto la Repubblica del Carnaro, facendo la figura di quelli che prendono sul serio le barzellette.
Non sono assolutamente d’accordo: perché alcune società dovrebbero essere giudicate in ambito sportivo in maniera diversa dalle altre solo perché quotate in Borsa? Facciamo come quel genio che pretendeva che alcuni club dovessero rimanere in serie A per sempre?
Occhio che a fare questi discorsi stiamo rischiando che si completi quanto solo sfiorato colla sentenza Meca – Medina (fra l’altro citati, ovviamente a sproposito, da Moggi ed i suoi cloni come difesa in Calciopoli). Ed allora presumo che sarete tutti contenti.
No, io sono per l’abolizione di ogni arbitrato interno ad associazioni in cui vi siano interessi legittimi di terzi, cioè dove il tutto non si risolva come un affare privato.
Il calcio, dal momento in cui riceve attenzione dallo Stato per ciò che concerne il dovere di non frodare competizioni sulle quali v’è l’interesse di scommettitori, deve poter essere tutelato a tutto tondo, anche dai danni cagionabili da se stesso.
Credo che la proposta del non far retrocedere mai determinate squadre rientri in un disegno di sistemazione professionistico all’amerikana.
Il bello è che il criterio dell’utenza da privilegiare in realtà è stato seguito in questi anni ma lo si è fatto alla maniera calcistika, ossia arbitraria. Cioè quando un solo uomo, Franco Carraro, quello che muoveva i fili dei ripescaggi e degli affondamenti, decideva secondo il suo uzzolo.
Scusami, ma gli arbitrati ci sono anche per le società “normali” (le famose clausole compromissorie – non quella calcistica – solitamente riposte all’ultimo articolo degli statuti). A meno che non intendi dire di affidare i processi sportivi alla giustizia ordinaria, ma nel qual caso ci sarebbero due incovenienti:
1) tempi lunghi. Come ricordato più sopra il processo di Napoli deve ancora aprirsi. In questo frattempo che cosa si doveva fare? Sospendere il campionato, con conseguente non partecipazione delle squadre italiane alle Coppe Europee? Far andare avanti lo stesso come se nulla fosse e poi dopo anni eventualmente dire: “Oh, eravate colpevoli! Tutto quello che avete vinto finora non vale più, grazie lo stesso vi ritiriamo tutto” (e, di nuovo, colle coppe come la mettiamo? e chi avrebbe potuto andare in serie A e non ha potuto farlo?). E pensiamo non solo a roba tipo Calciopoli ma ad un qualsiasi caso di illecito sportivo “normale”
2) la FIGC si porrebbe immediatamente fuori da UEFA e FIFA. Quindi tanti saluti a Mondiali, Europei, Champions League e Europa League.
Il genio delle “non retrocessioni” intendeva proprio quello: creare un gruppo di squadre “intoccabili” per definizione, a cui la serie A sarebbe stata garantita a prescindere. Ovviamente facile identificare quali fossero: Milan, Juventus, Inter, Roma, Lazio, Fiorentina, Torino, Napoli e Genoa. Ovvero chi garantisce i maggiori “bacini d’utenza pay tv”.
Altra cosa sarebbe una serie pro tipo NBA, dove non si può parlare di retrocessioni giacché…è una serie unica. Ipotesi su cui si può ragionare, ma che in Italia dubito prenda piede cogli stessi crismi di serietà USA.
Il processo a Napoli non si apre perché non hanno niente. Nè confessioni, nè nulla. Le sole intercettazioni non bastano: furono già archiviate da Guariniello a Torino e non ne caveranno nulla.
Gli arbitrati vanno bene per i circoli del bridge. Quando investono un fenomeno di business ed ordine pubblico come il calcio, o hanno un senso oppure non hanno alcuna ragione d’esistere. Mi sta anche bene confermare la clausola compromissoria a patto che i Santi Licheri siano posti in condizione di non giocare sul serio coi destini, quattrini, diritti e verità degli associati.
La giustizia sportiva non può adottare strumenti come quelli della giustizia ordinaria, le intercettazioni, ed al tempo stesso pretendere di usarli in modo illegittimo. Altrimenti si arriva al paradosso per cui se la giustizia ordinaria si occupa di un personaggio del calcio lasciandone fuori gli altri, si creerà un mostro di disparità di trattamento chiamata giustizia.
Deve rassegnarsi all’inanità. Altrimenti, si fa come negli altri settori.
Per concludere.
La mia idea di base è che debba essere tutelato in primis il risultato acquisito sul campo. Tenerlo per dato, fermo e confermato salvo improbabilissimi e scoraggiati ribaltoni. Ribaltoni causati da rarissimi casi acclarati nei modi più accurati previsti dal diritto positivo.
In soldoni, non succeda che la giustizia sportiva si muova in un quarto d’ora dando per acclarato qualsiasi dato non definitivo e lavorato le venga fornito(intercettazioni, lettere anonime, brogliacci). Al contrario.
La giustizia sportiva possa tenere conto soltanto delle risultanze definitive di verdetti passati in giudicato di processi svoltisi regolarmente nelle sedi ordinarie dove principi basilari del progresso giuridico come il formarsi di una prova in sede di contraddittorio, la terzietà del giudicante, la legittimità del giudizio, la legittimità del mezzo probatorio etcetera siano quantomeno formalmente rispettati.
Non si tratta perciò di fermare i campionati in attesa di. O peggio ancora fare presto presto fingendo legittime velinacce buone solo per porcherie alla Sacco e Vanzetti e questo solo perché bisogna iscrivere le squadre in Cempions. Ma di continuare a giocare, dando per buono sempre il campo e quindi iscrivendo alla Cempions 2006 la prima classificata sul campo, recependo poi un verdetto emesso nelle sedi ove sia possibile ottenerlo in condizioni regolari e che valga per il futuro (retrocessioni) e passato(revoche).
Parliamoci chiaro, la Juve ha subito il massimo della pena per un illecito sportivo determinato non dall’aver alterato partite ma dall’aver beneficiato di una Cupola atta all’alterazione sistemica. Senza Cupola, niente aggravanti altrimenti le telefonate agli arbitri di Moggi sarebbero state rubricate con la fattispecie meno grave del comportamento antisportivo che non costituisce illecito e che porta sanzioni pecuniarie e non sportive(fu questo infatti il parere in merito di Corrado De Biase il quale accusò Borrelli di introdurre nel codice sportivo un reato ambientale che il codice sportivo stesso non contemplava, tanto è vero che il pm Palazzi dovette riscrivere ai sensi della legge sportiva, tra mille acrobazie per quadrare il cerchio del concetto alterare tutto senza alterare niente, di quello la requisitoria).
Se anzichè avere fretta e voler fare giustizia sportiva usando acriticamente delle sbobinature senza beneficio d’inventario, si fosse seguito il criterio di prudenza e presunzione d’innocenza del risultato sul campo salvo il giusto processo, oggi visto che la Cupola non c’era la Juve avrebbe i suoi 30 scudetti (perché in A con Capello avrebbe vinto il 3° consecutivo anzichè farlo vincere, il 30°, sempre con Capello, nel 2007 proprio al Real Madrid).