“Enel Green Power è un buon cittadino, anche in Brasile”

31/08/2011 - Gerardo Orsini, di Enel, ci risponde a proposito dell’articolo sugli investimenti brasiliani di Enel Green Power di Gerardo Orsini Da Gerardo Orsini, dell’ufficio Relazioni con i Media di Enel, riceviamo e pubblichiamo questo scritto in risposta a questo articolo. Ognuno

     
 

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Gerardo Orsini, di Enel, ci risponde a proposito dell’articolo sugli investimenti brasiliani di Enel Green Power

di Gerardo Orsini

Da Gerardo Orsini, dell’ufficio Relazioni con i Media di Enel, riceviamo e pubblichiamo questo scritto in risposta a questo articolo. Ognuno può trarre le proprie conclusioni.

CHI E’ ENEL GREEN POWER - Innanzitutto ci presentiamo. Egp è oggi tra le società leader al mondo nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2010 ha fatturato 2 miliardi e 271 milioni di euro, occupa circa 3.000 persone, ha un piano di investimenti da qui al 2015 di 6,4 miliardi di euro. Stiamo parlando di una grande realtà industriale che non ha proprio nulla a che vedere con “società” vetrina utili solo all’immagine di cui parla l’articolo. Egp è diventata in pochi anni un leader mondiale in questo campo perché dispone di un mix di generazione che contempla tutte le tecnologie rinnovabili e di una notevole diversificazione geografica. Inoltre, Egp riesce a usare i suoi impianti eolici, idroelettrici, geotermici e fotovoltaici meglio dei concorrenti. Questa capacità viene misurata con quello che in gergo si chiama “load factor”, ovvero fattore di carico medio. E’ una percentuale che esprime il rapporto tra la produzione annua netta e la produzione teorica ottenibile in un anno (che è composto di 8.760 ore) ai MW nominali.

POCHI INCENTIVI - E’ un concetto semplice ma che spesso sfugge anche ad attenti osservatori. La stessa capacità (megawatt, MW), infatti, genera più e meno elettricità (megawattora, MWh) a secondo di quante ore in un anno soffia il vento o splende il sole o corre l’acqua o sale vapore dalle viscere della terra, in un determinato impianto. Il load factor di Egp è di oltre il 44%, grazie alla forte presenza di geotermico e idroelettrico fluente, fonti che lavorano praticamente ininterrottamente giorno e notte tutto l’anno. Per questo, amnche con meno MW installati, riesce a produrre più dei suoi concorrenti, q quindi a generare migliori margini per investire nella crescita. Un’altra caratteristica importante di Egp è la scarsissima dipendenza dei suoi ricavi dagli incentivi (soltanto il 22%). La società infatti vuol crescere a prescindere dalle mutevoli politiche di incentivazione, puntando sulla capacità delle fonti rinnovabili, nel giro di pochi anni, di competere “ad armi pari” con le tecnologie tradizionali. Contrariamente, quindi, a quanto si vuol far supporre nell’articolo, la strategia di EGP è quella di superare la stagione degli incentivi, portando a maturità un settore che deve poter camminare con le proprie gambe.

LA GARA NEW ENERGY - Nel caso specifico del Brasile, il quadro regolatorio e soprattutto la qualità della risorsa eolica del Paese, consentono a questa fonte di competere con le altre, senza particolari incentivi. Il Brasile, che non dimentichiamo è una solida democrazia e uno dei Paesi con il miglio tasso di sviluppo economico e sociale del mondo, offre alle rinnovabili solo alcune condizioni migliorative per l’interconnessione alla rete nazionale. La gara New Energy 2011 è un ottimo esempio di questa politica. Erano ammessi, oltre alle rinnovabili, anche gli impianti termoelettrici a ciclo combinato alimentati a gas naturale. Al termine della gara, sulla base della stessa tariffa offerta, sono stati aggiudicati impianti per circa 1.000 MW alimentati a gas naturale, circa 1.000 MW eolici, 450 MW idroelettrici e circa 200 MW a biomassa.

LE RISORSE DEL BRASILE – In Brasile, infatti, l’eolico ha un load factor ancora migliore di quello medio di Egp, grazie alla quantità e alla qualità del vento. Moltiplicata, nel caso degli impianti che realizzeremo, dalla tecnologia di punta adottata che prevede turbine di nuova concezione particolarmente efficienti. Da notare che i dati di producibilità sono stati confermati da un esperto indipendente, come del resto richiesto dal regolatore brasiliano per poter partecipare alla gara. Inoltre, non esistono in Brasile incentivi per l’investimento estero. E quindi EGP si è trovata a competere soprattutto con imprese locali, forte solo del suo know how e della sua capacità di gestire al meglio le risorse rinnovabili nel rispetto delle comunità che ospitano gli impianti. Una capacità e un’esperienza che sono il portato della lunga storia di Enel e della natura multinazionale di Egp, oggi presente in 16 paesi del mondo. Gli impianti eolici, nei quali Egp investirà oltre 300 milioni di euro, saranno, infatti, realizzati, come prassi della società, su terreni regolarmente affittati e/o comprati dai legittimi proprietari, senza spostamento di persone per liberare spazi (l’eolico non è particolarmente “land intensive”), in aree semiaride e poco abitate, lontane comunque dalla costa.

IDROELETTRICO E BIOMASSE - Ci sono poi nell’articolo alcune affermazioni sugli altri asset detenuti da EGP in Brasile che utilizzano informazioni tratte da un articolo di tanti anni fa. In questo caso, c’è da sottolineare che le centrali idroelettriche di Egp sono ad acqua fluente, caratterizzate cioè da piccoli salti e non dalla costruzione di grandi bacini con dighe. L’idroelettrico, comunque, non esaurisce i corsi d’acqua. E non ne sottrae nemmeno una goccia agli altri usi agricoli e civili. Una volta passata attraverso le turbine, infatti, l’acqua viene restituita pulita e intatta non distante dal punto di captazione. Anche in questo caso Egp usa tecnologie avanzate ed efficienti, ma bene e a lungo sperimentate in tutto il mondo. Per quanto riguarda le biomasse, EGP non è proprio presente nel settore in Brasile. E qualora ritenesse di investirvi, lo farebbe utilizzando anche in quel Paese il criterio guida che applica a questo settore in tutto il mondo. E cioè l’utilizzo della cosiddetta “filiera corta”. Una pratica peraltro usuale in Brasile dove per produrre energia elettrica si usa per lo più lo scarto della lavorazione della canna da zucchero, senza incoraggiare alcuna riconversione delle coltivazioni.

“BUON CITTADINO” - Altra cosa sono le coltivazioni agricole destinate alla produzione di alcool o di bioetanolo, ampiamente e da tempo diffuse nel Paese sulle quali è aperto un acceso dibattito. Un settore, anche questo dei biocombustibili, nel quale Egp non è presente. Più in generale, EGP in Brasile è impegnata a comportarsi come un “buon cittadino”, così come in tutti i 16 Paesi del mondo nei quali è presente. Questo perché non intendiamo certo investire miliardi di euro in operazioni “mordi e fuggi”, ma solo in progetti di lungo periodo che richiedono un profondo radicamento nelle realtà dove decidiamo di stabilire le nostre attività. Per queste ragioni strategiche, come può testimoniare tutta la sua storia, Egp nel progettare i suoi impianti adotta i migliori standard di compatibilità socio-ambientale, specialmente per quanto riguarda l’impatto sulle comunità locali, e predilige i progetti che riducano al minimo l’iso dello spazio e la necessità di spostare popolazione.

DOVERI VERSO GLI INVESTITORI - In ogni caso, prima di partire con la realizzazione degli impianti, cerca sempre il maggior coinvolgimento possibile della comunità locali, mettendo a disposizione tutte le necessarie informazione sulle caratteristiche del progetto e sui costi e i benefici dell’operazione. E una volta avviato l’impianto, partecipa non solo economicamente allo sviluppo sociale del territorio con iniziative sociali e culturali concordate con la popolazione. Vorremo poi aggiungere una fondamentale riflessione. EGP è una società quotata alle Borse di Milano e Madrid dal novembre scorso. Ha il dovere di remunerare i suoi quasi 400 mila azionisti che le hanno dato fiducia affidandole i loro risparmi. Per questo deve investire in progetti solidi e ben accolti come quello in Brasile ma che abbiano al tempo stesso un giusto ritorno economico. Perché siamo convinti che sia possibile coniugare un’equa remunerazione del capitale e adeguate condizioni di lavoro per i nostri collaboratori, con il rispetto di norme e regole, abitudini e tradizioni di Paesi e comunità che ospitano le nostre attività. Un progetto, quello brasiliano, vorremmo infine sottolineare, nato ben prima dell’inasprimento ed estensione alle reti e alle fonti rinnovabili della cosiddetta Robin Tax. E’ un’imposta che senza dubbio, come hanno autorevolmente argomentato l’Autorità per l’energia elettrica e il gas e la Corte dei Conti, se non sarà rivista, rischia senza dubbio di avere un impatto negativo sui grandi investimenti degli operatori del settore energetico nel nostro Paese.

     
 

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