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di Leonardo Daverio Patrizi (IHC)
pubblicato il 9 gennaio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

La Fed ha fatto quel che ha fatto, qualunque sia l’interpretazione che ne viene data. La BCE ora che farà? Si accoderà? Può accodarsi? Deve accodarsi? Ha altre soluzioni davanti? E qualunque sia la sua direzione, farà bene o farà male? La poltrona di Trichet scotta più che mai… o forse scotta quanto prima? Parliamone.

La BCE ha ancora la possibilità di abbassare d’imperio i tassi di interesse. In effetti un Refi al 2,5% permette nei prossimi mesi tagli anche oltre il punto percentuale lasciando ancora spazio per ulteriori interventi, fatto che alleggerirebbe ulteriormente il costo dell’indebitamento (indebitamento di chi negli anni passati, magari sconsideratamente, si è vincolato ad un mutuo pluridecennale, non di chi bce01g E ora, monsieur Trichet, che si fa?vorrebbe in piena coscienza dei propri mezzi indebitarsi adesso e deve invece scontrarsi con la diffidenza delle banche e spread troppo elevati) apparentemente rendendo la situazione attuale “sostenibile”.

LA BCE RIDURRA’ I TASSI -Lo stato di “crisi” si è esteso dagli USA all’Europa, fatto abbastanza scontato dato che siamo tutti sullo stesso pianeta e ci scambiamo merci capitali e scommesse senza confini; il fatto che la revisione ciclica dell’economia sia partita dagli USA (non a caso epicentro dell’inflazionismo che ha dato materiale per “costruire” la falsa piramide creditizia che adesso va franando), implica che il resto del mondo ne verrà investito con un qualche “ritardo”. Questo è uno dei motivi che permette alla BCE, fautrice di una politica solo apparentemente meno lassista di quella della Fed (la BCE è già molto prodiga di “facilitazioni” verso il sistema finanziario in modo da fornirlo di liquidità a pioggia oltre che di possibilità di concambio di asset per rendere gli attivi bancari più “sani” e più facilmente liquidabili), di avere ancora i propri tassi di riferimento oltre il 2% (salvando l’apparenza del suo mandato anti-inflazionistico) mentre la Fed ha tirato giù i suoi praticamente a zero. L’ultimo trimestre 2008 ha rivelato come Trichet sia pronto a seguire i dettami del boss Bernanke, quindi mi aspetto che i prossimi mesi vedranno il Refi calare fino al sostanziale annullamento del gap con i Fed Funds; basta attendere. Allo stesso modo mi aspetto che la BCE faccia propri tutti gli strumenti americani di finanziamento all’economia reale (imprese, soprattutto di grandi dimensioni, e debitori incalliti).

TRICHET AL SALVATAGGIO DEL DEBITO PUBBLICO EUROPEO – Nel precedente articolo ho ipotizzato una politica nascosta dietro le ultime dichiarazioni ufficiali, fatta di una Banca Centrale che in qualche modo finanzia l’economia reale sollevando da questo compito il sistema trichet0 E ora, monsieur Trichet, che si fa?bancario, cui verrà demandato il finanziamento del settore statale. Le precedenti mosse di Bernanke volte ad incrementare il rendimento dei depositi bancari presso la stessa Fed potrebbero in tal senso aver funzionato un po’ come “esca” (se non come “premio”) per l’accumulo di capitali da direzionare successivamente sul mercato primario dei titoli di Stato. Credo che la BCE potrà seguire questa stessa politica, infatti con gli ultimi tagli è stato ridotto lo spread da tasso di finanziamento e tasso di deposito (il differenziale Refi-Deposito, come quello tra tasso di rifinanziamento marginale e Refi, è stato ridotto da 100bp a 50bp) in modo tale per cui uno dei tagli di 50bp del Refi ha comportato la riduzione di 100bp del tasso di rifinanziamento marginale e l’invarianza del tasso di deposito (si dia un occhio qui per i dettagli), effettivamente stimolando le banche private alla raccolta di liquidità presso la BCE per poi accantonarla presso la Banca Centrale stessa, senza quindi farla circolare sull’interbancario. Forse si tratta dello stesso tipo di “esca” utilizzato da Bernanke? Con l’ultimo taglio del Refi è stato annunciato dalla BCE che dal 21 gennaio 2009 il corridoio intorno al Refi verrà riallargato, quindi il tasso di deposito tornerà ad essere di 100bp inferiore al Refi, quindi riducendo molto l’appetibilità di questo parcheggio di liquidità: il tasso di rifinanziamento marginale è ora al 3%, il Refi al 2,5% e il tasso di deposito al 2%; dal 21 gennaio il rifinanziamento marginale sarà al 3,5% e il tasso di deposito all’1,5%. Se poi accadesse, come le ultime dichiarazioni dei vari esponenti della BCE e la ragionevole aspettativa di una politica monetaria europea al seguito di quella americana mi fanno supporre, che il Refi possa venir ridotto al 2% (-50bp) entro i primi di febbraio (ammesso e non concesso che a gennaio non venga fatto nulla, e salvo accelerazioni nella politica di stimolo), il tasso di rifinanziamento tornerebbe al 3% (come è adesso) e il tasso di deposito cadrebbe all’1%. Questi numeri significano che non peggioreranno (anzi, potrebbero migliorare) le possibilità di rifinanziamento per le banche, ma si ridurrà la loro convenienza al “parcheggio” costringendole alla ricerca di impieghi diversi ma verosimilmente poco rischiosi… come potrebbero esserlo i titoli di Stato europei di cui ci si attende la massiva emissione nel 2009! Insomma, non solo Trichet potrebbe aver usato una “esca” simile a quella di Bernanke, ma potrebbe anche aver annunciato il passaggio alla fase successiva di “salvataggio” del debito pubblico europeo, unico strumento rimasto per far arrivare “denaro” all’economia reale.

IMPRODUTTIVI CASTELLI DI CARTE ? – La fallacia di questa furba mossa di aggifed rate 070918 ms E ora, monsieur Trichet, che si fa?ramento dei vincoli europei (le Banche Centrali europee non possono finanziare il debito pubblico… almeno non direttamente) sta tutta nel fine della spesa pubblica: se si tratterà di rifinanziare banche, certe decotte imprese, od alimentare ad ogni costo i consumi nazionali, il risultato sarà solo il permanere degli squilibri fondamentali attuali aggiungendo spinte inflative, senza risolvere la fase discendente del ciclo ma magari in definitiva aggravandola e accompagnandola ad indebite redistribuzioni reddituali; se un’illuminazione governativa facesse sì che la spesa fosse rivolta solo ad alleviare alcune conseguenze della fase ciclica, offrendo meri “ammortizzatori sociali” ben mirati sui lavoratori, e lasciasse che la crisi smantelli improduttivi castelli di carte liberando i capitali a favore di imprenditori degni di questo nome (coloro che creeranno la successiva domanda di lavoro), il giudizio sui policy maker sarebbe molto migliore (inflazione a parte). Ma siccome la seconda possibilità crea vantaggi politici solo a distanza di anni, mentre quel che si cerca è rapido consenso e protezione della attuale mappa di potere (a vantaggio di certi “aggregatori” di consenso quali certune imprese e organizzazioni)… avremo il solito gattopardesco andazzo.