Economia

Poteva andare peggio

8 gennaio 2009

In tempi grami, chi si contenta gode. Così capita di dover gioire non per i fatturati in crescita, ma per essere riusciti a limitare i danni. E’ quello che accade ad uno dei settori che più stanno patendo il cataclisma economico globale e che, negli Stati Uniti, desta le maggiori preoccupazioni. Non stiamo parlando delle solite banche, ma delle nostre adorate automobili. Perchè il mese scorso, nonostante tutto, è andata ancora bene. O forse no.

MALE O MALINO? – I dati di vendita del settore auto di dicembre hanno mostrato un calo rispetto all’anno scorso pari al 13% , minore quindi del -29% di novembre che si temeva potesse ripetersi anche a fine anno. Se a prima vista sembra una buona notizia, vale la pena andare a vedere quali sono i fattori che l’hanno generata e se essi possono far sperare per l’anno appena iniziato. Come spiegato da “Il sole 24 ore“,  i fattori principali di questo limitato calo sono stati le grandi promozioni offerte da molte case automobilistiche e lo sfruttamento dell’ultimo mese di validità degli eco-incentivi statali che sono scaduti, senza trovare la solita proroga natalizia,  a fine dicembre. Entrambi questi fattori però sono destinati a pesare negativamente sull’anno prossimo: la fine degli incentivi ha probabilmente convinto alcuni dei potenziali acquirenti di gennaio o febbraio ad affrettare il loro acquisto per ottenere lo sconto. Aggiungiamoci pure il fenomeno della disponibilità di numerose offerte a chilometri zero, ma si tratta di un fattore stagionale tipico della fine d’anno. La tenuta” delle vendite, quindi, è dovuta in buona parte ad un anticipo nelle scelte di acquisto ed è chiaro che questa circostanza  non potrà che portare ad un calo ancora più deciso nei prossimi mesi. Ma il ricorso alle promozioni per sostenere un mercato in grande crisi è quello che dovrebbe preoccupare di più: in un periodo infatti in cui tutte le case automobilistiche sono in grande difficoltà economiche, contrarre i profitti significa peggiorare ancora di più la propria situazione e quindi giocare più pesantemente sulla linea del fallimento. E’ il caso della Ford che anche a dicembre ha visto negli Stati Uniti un calo delle vendite del 32%, ma che ha deciso di continuare una vendita promozionale proponendo la stessa formula degli incentivi statali alla rottamazione, ma limandoli dai propri ricavi. E’ ovvio quindi che queste promozioni non possano durare troppo e andranno corrette dalle aziende con diminuzioni strutturali di spesa (meno voli privati per i manager, certo, ma soprattutto licenziamenti e spostamenti nel terzo mondo delle unità produttive).

MIRACOLO A TORINO – Anche esaminando la situazione del gruppo FIAT, a differenza di tanti giornali che hanno sottolineato l’ottimo dato annuale e la Borsa che ha dato fiducia al titolo, non si può essere votati all’ottimismo. Infatti a dicembre si completa quella inversione di tendenza osservata da alcuni mesi di una contrazione delle vendite FIAT maggiore della contrazione del mercato complessivo; per questo a dicembre la quota di mercato rispetto all’anno scorso cala per effetto di una diminuzione delle vendite del 15%. Anche questo primo periodo di crisi della gestione Marchionne non sembra destinato ad esaurirsi presto perché, guardando la struttura del mercato, si capisce che ciò è dovuto ad uno spostamento delle preferenze nella scelta di gamma verso le utilitarie più economiche, in cui la FIAT si trova incredibilmente (vista la sua storia) scoperta. La Panda. e ancora di più la 500 e la Alfa Mito, seppure auto di notevole qualità, cominciano ad essere penalizzate perché più costose di tante proposte economiche di altre case. D’altra parte nessuno può biasimare la scelta di puntare su un target più ricco e a più alti margini (quello della 500 e la MiTo per l’appunto) che ha permesso comunque al gruppo di avere delle ottime performance finanziarie prima ancora che di mercato. L’alleanza con i serbi e l’introduzione della Topolino a basso costo dovrebbero riempire (ma solo dal 2010) questo spazio. Quindi anche il settore auto, che nonostante gli incentivi ha visto nel 2008 il livello di vendite più basso degli ultimi dodici anni, indica la grave crisi che stiamo attraversando e che sembra non tendere ad esaurirsi nei prossimi mesi.

4 commenti a Poteva andare peggio

  1. Come sarà il 2009? Non c’è nessuno – ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi – che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall’ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme – federalismo e giustizia – se si faranno, sarà in modo così… all’italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta “la casta”, e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una “comoda” tutela della privacy al prezzo di un’ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se “la casta” la priverà del “fastidioso” strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l’emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d’europa. L’opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche – libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà – riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell’ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e “noi”- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare – rischiamo di farci fottere. Buon Anno!

  2. marblestone

    Complimenti,
    un commento che completa il post, non c’è che dire

  3. icy

    Per correttezza andrebbero valutate le prestazioni delle vendite con uno storico un po’ più rilevante del 2008, mediando i 5 anni precedenti la “caduta” delle vendite è meno marcata (come lo stesso sole 24 ore ribadisce confrontando i dati anche solo con il 2007), ma sicuramente si stanno pagando più fattori contemporaneamente (almeno per il mercato italia) come il fatto che il mercato va avanti a incentivi statali ed è stato tenuto artificialmente sopra le sue esigenze naturali per una decina d’anni.
    Il 2009 sarà una bella sfida, forse la case automobilistiche “finalmente” si decideranno ad una gestione dei costi un po’ più efficiente ed aggressiva senza dormire sugli allori di posizioni di mercato da mantenere e basta.

  4. marblestone

    L’articolo del Sole evidenzia che la riduzione rispetto al 2007 è del 7%. A parte il fatto che non è poco (e comunque come si evince dal link il risultato è il peggiore non solo degli ultimi 5 anni ma dei 12 in cui si sono alternati periodi di incentivi ad altri senza) quello che preoccupa è come esso si sia manifestato con il crollo degli ultimi mesi che non si potrà che estendere anche al 2009. Io non sono convinto che le case abbiano dormito sugli allori (se molte sono in perdita di quali allori parli?) e che adesso svegliandosi possano fare chissà cosa se non ridurre i già magri margini o le spese (cioè licenziamenti in Italia/Europa Occidentale ed investimenti nelle zone più povere del mondo)

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