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Internidi Donato De Sena
pubblicato il 8 gennaio 2009 alle 14:00 dallo stesso autore - torna alla home

Tremonti ha previsto di ridurre il rapporto deficit/Pil al 92% circa in 5 anni. Gli altri Paesi ce l’han fatta, e subito. Gli italiani son 15 anni ormai che aspettano una svolta. E, guardando agli altri paesi, vince chi cresce

UN MACIGNO – In termini di finanza pubblica il principale bersaglio da colpire per la politica economica italiana è sempre lo stesso: portare il debito pubblico italiano al di sotto della fatidica soglia del 60% del prodotto interno lordo impostaci dal Trattato di Maastricht. Il debito pubblico oltre il 100% del Pil è il più grande macigno che grava sulle spalle dei contribuenti italiani, un mostro che ci costa circa 70 miliardi di euro solo per gli interessi, tra i paesi industrializzati secondo solo a quello del Giappone. Negli ultimi decenni euro Buon 2013, Giulio!puntualmente ogni governo italiano prevede di portarlo entro tre anni sotto il muro del 100% del prodotto interno lordo. Nel 2000 Vincenzo Visco e Ottaviano Del Turco, nelle vesti rispettivamente di Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica e di Ministro delle Finanze, avevano previsto che sarebbe sceso sotto quella soglia nel 2003, l’anno dopo Giulio Tremonti aveva rinviato al 2004 l’appuntamento. A fine legislatura, nel 2005 il sostituto di Tremonti, Domenico Siniscalco, lo aveva addirittura rinviato al 2010 (prevedendo una discesa del debito al 100,9% del Pil nel 2009). Tommaso Padoa Schioppa, cogliendo i frutti degli extragettiti fiscali dovuti alla lotta all’evasione fiscale e avvantaggiato dalla leggera ripresa economica era riuscito a riportare i conti pubblici sul binario giusto, mettendo nel 2007 nero su bianco previsioni addirittura migliori di quelle di dodici mesi prima, il muro del 100% abbattuto non più nel 2011, ma nel 2010. La nota di aggiornamento al Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013, pubblicata a fine settembre scorso, invece, rinvia di nuovo la questione.

ITALIA IN MEDIA – Da una osservazione veloce dei dati disponibile balzerebbe agli occhi un maggiore rigore finanziario da parte dei governi di centrosinistra, col debito ridotto sensibilmente dall’oltre 120% al 108% circa durante l’esperienza dei governi Prodi-D’Alema-Amato. La realtà è diversa. Innanzitutto le ingenti privatizzazioni degli anni ’90 (Eni, Iri, Ina, Enel, Autostrade) hanno consentito all’Italia di far cassa e fronteggiare un assurdo deficit prima fuori controllo e frutto delle politiche scellerate degli anni ’80. Secondo: l’andamento del debito pubblico è stato molto vicino alla media dell’Europa a 15. Dal ’96 al 2002 il debito in Europa si è ridotto secondo i dati della Banca d’Italia dal 71,08 al 61,56% del Pil, diminuendo del 13% circa; in Italia nello stesso periodo il debito si è ridotto dal 120,6 al 105,6% del Pil, in pratica diminuendo di poco più del 12%. Si poteva fare di più. Anche nei 4/5 anni successivi il livello del debito è stato in perfetta sintonia con la media dell’Europa dei 15, restando pressochè stabile rispetto alla ricchezza creata.

VINCE CHI CRESCE – Chi ètremonti Buon 2013, Giulio! che vola in termini di riduzione del debito pubblico in Europa è l’Irlanda, passata dal 93% circa del Pil fino a poco più del 20% negli ultimi 15 anni senza sosta alcuna (nel 1987 il rapporto debito/Pil in Irlanda era del 117 %!). Dopo la firma del Trattato di Maastricht anche la Danimarca ha ridotto sensibilmente il debito, dal 78% del Pil fino al 30%. Nello stesso periodo il Belgio ha ottenuto risultati più che soddisfacenti, balzando dall’oltre 134% del Pil al di sotto della soglia del 90%. Ottimi anche i dati relativi alla Spagna (scesa dal 67 al 40% in dieci anni), ai Paesi Bassi (dal 76% del ’95 a meno del 50% del Pil oggi) e alla Finlandia (dal 58% del ’94 al di sotto del muro del 40% di recente). L’impressione è che da sola la lotta all’evasione fiscale non possa essere uno strumento sufficiente per contrastare il problema dell’elevato debito pubblico. Le performance citate hanno un evidente comune denominatore: la crescita economica superiore alla media degli altri Paesi. Irlanda, Spagna, Finlandia e Grecia, che ha ridotto il debito dal 105 al 95% del Pil in 10 anni, hanno costantemente registrato un tasso di crescita superiore a quello degli altri Paesi europei. L’Irlanda nel peggiore dei casi ha registrato un +4,3%, la Grecia un +3,4%, la Spagna un +2,7%. Danimarca, Paesi Bassi e Belgio, dal ’97 ad oggi anno per anno hanno avuto un tasso superiore alla media europea nella maggior parte dei casi.

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