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Esteridi Alfio Caruso
pubblicato il 7 gennaio 2009 alle 14:32 dallo stesso autore - torna alla home

Esiste ancora il diritto alla difesa? Qual è la risposta equa a un missile che cade sulla testa? In attesa di saperlo, accettiamo che le nostre piazze ospitino manifestazioni inneggianti alla distruzione di uno Stato e dei suoi abitanti

9788806194161g Israele e la giusta reazioneAlfio Caruso, giornalista e scrittore, che terrà la rubrica settimanale “Se lo sapesse Indro..”. Il suo ultimo libro è “Willy Melodia”

Può esistere il manuale Cencelli della reazione a un attacco bellico? Quale è la risposta giusta a un missile che cade sulla testa? E se diventano 10, 100? E se ammazzano un bambino oppure un adulto o un vecchio? E se impediscono l’esistenza quotidiana di un’intera città? Il diritto di difendere se stessi, la propria famiglia, la comunità cui si appartiene è valido in ogni Continente e in ogni situazione o dipende dalla religione, dal sistema politico, dalla cattiva coscienza di ciascuno di noi?

GAZA E LO STATO EBRAICO – Alle corte: si può tranquillamente parteggiare per i palestinesi, sposare in toto la loro causa, ma non trasformare tale propensione in metro unico di giudizio. Quanti sono scesi in piazza per manifestare contro la “bieca aggressione israeliana” e in difesa della popolazione di Gaza, mai in questi anni hanno speso una parola contro i razzi lanciati su Sderot e su altre località dello Stato ebraico. Né si sono preoccupati quando il vertice di Hamas ha annunciato l’interruzione unilaterale della tregua, la ripresa delle operazioni di guerra pur essendo ormai chiaro che il governo di Tel Aviv sarebbe intervenuto.Anche agli occhi di noi sprovveduti osservatori, che da oltre mezzo secolo ignoriamo che cosa significhi trovarsi in mezzo ai combattimenti o dover piangere la morte di un figlio, appare lampante che torti e ragioni stiano da entrambe le parti. Tuttavia la cronaca degli ultimi decenni pone una domanda: siamo sicuri che l’odio riversato contro Israele unito alla simpatia aprioristica riservata alla Palestina contribuisca alla causa della pace? Dal giorno dell’intervista data a Oriana Fallaci, l’astuto Arafat venne considerato la soluzione del problema. Oggi sappiamo che ne era la causa. Malgrado il i4 a4 1b Israele e la giusta reazionerituale di baci, di abbracci, di finta commozione, Arafat predicò per anni l’identico proposito estremistico di Hamas, ne anticipò l’applicazione integrale di una religione intollerante come l’Islam: cancellazione di Israele dalla carta del pianeta, asservimento o eliminazione fisica di ogni ebreo.

PARI E IMPARI – Quanti accettano la politica del vincere o morire di Hamas aiutano le giuste aspirazioni degli abitanti di Gaza e della Cisgiordania, considerando, tra l’altro, che almeno per i prossimi trent’anni Hamas non pare in condizioni di vincere militarmente? E’ davvero normale, civile, segno di tolleranza che lo spiazzo davanti la Basilica di San Petronio a Bologna o piazza Duomo a Milano accolgano la preghiera di migliaia di musulmani inneggianti alla guerra santa, le bandiere israeliane bruciate, le svastiche naziste a deturpare il vessillo con la Stella di David? Lasciamo stare l’inutile domanda di quale fine sarebbe riservata agli occidentali che pretendessero di riservare simile trattamento ad Hamas in una metropoli araba, quello che ci dobbiamo chiedere è quali reazioni e commenti susciterebbero simpatizzanti d’Israele che usassero piazza Duomo per definire nipotini di Hitler i capi di Hamas. Nel nome della tolleranza, bene supremo della convivenza civile, Voltaire suggeriva di difendere a spada tratta il diritto del proprio nemico a esporre le tesi più urticanti, non ad accettarle passivamente.

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