Fabrizio e Bettino, due linee che attraversano la storia d’Italia spiegandola e dipanandola, nel bene e nel male, fino ai giorni nostri
Retropensiero liberale: tutto quello che i liberal d’accatto, quelli della convenienza pro domo loro, non avranno mai il coraggio di dire ai media mainstream
Chissà se si incontrarono, Bettino e Faber. Chissà cosa si dissero. Bobo ha raccontato di recente al Magazine del Corriere della sera quelle magiche serate fatte di musica e speranza, quando negli anni settanta Casa Craxi ospitava cantautori promettenti (Dalla, Ron) e star di chiara fede riformista (Vanoni, Paoli). Una volta capitò anche De Andrè. E ci piace pensare che “il bandito e il poeta” si siano conosciuti e apprezzati proprio in quella occasione, per mai più vedersi. Entrambi ignoravano quanto sarebbe loro spettato, i successi e i dolori, quel destino
comune che li ha visti spegnersi a pochi giorni di distanza dieci anni or sono. Consapevoli però di avere in comune qualcosa di profondo. Diversi elementi legano queste due figure simbolo della sinistra dissidente italiana: una lettura attenta delle loro biografie permette di considerarle due vite parallele, tracciare paragoni tutt’altro che arditi, riconoscerle come anime in sintonia anche se i loro percorsi di vita non si sono più incrociati pubblicamente.
PERCHE’ - Entrambi hanno rotto tabù. I loro universi poetico-politici erano popolati da perdenti, malfattori, prostitute, nani, ballerine, imprenditori, zingari, mariuoli e ministri delle partecipazioni statali: tutto un mondo schiacciato dalla pesante cappa del moralismo comunista allora imperante. Le ansie di libertà cantate dal cantautore nei grigi anni sessanta hanno poi trovato risposta nella tenace battaglia contro la mostruosa scala mobile. Certi dischi avevano un valore profetico. Il più politico fu “Storia di un impiegato”, concept album in cui già si vedeva il pubblico impiego come potenziale vivaio per futuri terroristi. E che dire de “La buona novella”? Un discreto shock per gli atei militanti, quelli che hanno osteggiato quel capolavoro di laicità che fu il rinnovo del Concordato. Lo stesso Bettino, laico ma non laicista, diede il nome di “Vangelo socialista” al suo programma neoproudhoniano. Ci sarebbe da scrivere una bella tesi sulla figura di Cristo in De Andrè, Pasolini, Craxi e – perché no? – Capezzone, ma i
nostri giovani studenti sono troppo impegnati a discettare di new wave punk e pellicole dell’orrore. “Il quinto dice non devi rubare / e forse io l’ho rispettato / vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie / di quelli che avevan rubato: / ma io, senza legge, rubai in nome mio, / quegli altri nel nome di Dio.”
GLI ORCHI - Gli anni ottanta sono quelli della svolta: un ponte sul mediterraneo per creare la World Music, recuperando suoni e sapori di diversi continenti, e basi nuovi per creare una politica d’aiuto verso i paesi in via di sviluppo, con mercati finalmente aperti. E sarà proprio al di là del Mediterraneo che rimarrà il grande statista. Tradito dal proprio paese e mandato in esilio forzato, così lontano eppure così vicino all’esperienza che De Andrè attraversò durante il sequestro ordito da un manipolo di banditi sardi… “E poi scuse / accuse e scuse / senza ritorno”.
LA FINE – Quando ci fu il colpo di stato “non si udirono fucilate”, come nella “Domenica delle salme”. Mario Chiesa, il poeta della Baggina, fu solo il primo. Nel giro di pochi mesi venne spazzata via un’intera classe politica, con una precisione e violenza degne di miglior causa. Il flagello di Mani pulite si portò via partiti interi, ammanettando il voto degli italiani. La gioiosa macchina da guerra (di coloro che si credevano assolti, ma erano pur sempre coinvolti) preparava l’assalto finale alle stanze del potere e solo i più lucidi allora si ricordarono di una vecchia canzone di Fabrizio, “Il giudice”: lo spietato ritratto di certa magistratura le cui azioni sono mosse più dal rancore che dall’anelito di giustizia. Ci mancano quelle canzoni come ci manca quella politica: cosa direbbero oggi del coro in sostegno dell’arroganza israeliana l’autore di “Sidun” e l’amico di Arafat? Sempre in direzione ostinata e contraria, senza la paura di prendere quella che viene definita dai più “la cattiva strada”. Bettino e Faber, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.









Ci sarebbe da scrivere una bella tesi sulla figura di Cristo in De Andrè, Pasolini, Craxi e – perché no? – Capezzone
MUAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Intanto mettiamnolo su una croce, poi ne parliamo. Loska, porti tu i chiodi? Io ho già pronto il martello e la spugna con l’aceto.
Fabrizio, il Grande Poeta, ci ha lasciato un vuoto che con le successive (ed a dire il vero anche con le sue contemporanee) generazioni di cantautori non si è e non sarà mai colmato. Lui non era demagogia, era Idea. Lui non era condanna, era Giustizia. Lui non era “pacifista”, odiava La Guerra. Lui non cavalcava il successo, si schermiva e Scriveva. Lui non odiava gli altri, compiangeva l’Essere Umano. Lui non adattava il suo essere, Toccava le Menti.
Di lui è stato scritto di tutto e di più…e ogni politico ha fatto e farebbe carte false per poter dire che Faber era del proprio schieramento. Ma lui non stava da nessuna parte. Stava solo dalla parte di chi è contro l’iniquità, la malafede, l’ingiustizia, la protervia e tutto cio che oggi per paura di perdere consensi, viene definito “politically correct”. Ed è normale che due menti di così profonda intelligenza come la sua e quella di Bettino, una volta incontratesi (anche per casualità) non potessero fare a meno di apprezzarsi.La campagna denigratoria di alcuni sobillatori nell’ombra e non solo ha sgretolato e raso al suolo agli occhi degli italiani l’immagine di uno statista che, anche se a volte con sistemi non totalmente ortodossi, ha risollevato e stava rendendo florida l’economia del nostro Paese.
Peccato che a qualcuno tutto ciò poteva dare fastidio e si sentiva defraudato del potere che il popolo aveva invece dato a Craxi, ed ecco così spuntare all’improvviso dall’ombra un certo Antonio di Pietro, che dopo aver massacrato a colpi d’ascia giustizialiata tutto il sistema (o per lo meno quello che la gente credeva fosse il sistema), seguendo abili direttive oppure anche solo seguendo i fili che lo muovevano, e dopo aver gridato ai quattro venti e aver spergiurato che: “Macchediamine!!! Io in politica? Mai! Non ci penso nemmeno. Io sono un magistrato! Ecchè ci azzecca?!?” si infila il più velocemente possibile tra le fila di uno schieramento (a caso) e poi fonda un partito!!!
E Craxi? In pratica viene costretto all’esilio, dove muore senza aver potuto far capire agli italiani che lo avevano tradito che il marcio non era stato stroncato…era solo stato sostituito da altro marcio di altri colori…
E parafrasando una frase di Faber vorrei azzardarmi a scrivere un epitaffio che potrebbe riunirli per sempre:
“Dormi sepolto in un deserto lontano,
non è la rosa, non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi,
ma sono mille Garofani rossi…”
“uno statista che, anche se a volte con sistemi non totalmente ortodossi, ha risollevato e stava rendendo florida l’economia del nostro Paese.”
Cioè la creazione di due milioni di miliardi di debito pubblico (in team con gli altri componenti del CAF) era la strada per risollevare e rendere florido il nostro paese?
Ah beh, buono a saperlo che ragioni così. Mi presti dei soldi? Ti renderò floridissimo!
ma quella volta che mise gli americani in riga a sigonella, lì si che stavamo godendo.
eravamo una potenza industriale enorme confrontata all’italia di oggi. l’eni era il polo per le energie di tutto il mediterraneo (che sarebbe, oggi, una libia piena di pannelli solari? e malta? coi giacimenti di gas sotto il mare e le pale eoliche offshore?)
anche l’olanda, per essere quella che è, ha dovuto avere la compagnia delle indie olandesi e la royal dutch shell. ecco, se non avessimo mutilato le vittorie di bettino, oggi saremmo in un paese libero e progredito come nel nord europa.
@AG:
Su Capezzone, metto da parte il mio ecumenismo e vengo anch’io!
E anche sulla gestione del patrimonio di The fly 55.
Perchè su Craxi si possono dire molte cose (ne avrei da dire, ma me le tengo per me per il rispetto che si deve comunque a chi se n’è andato per sempre e soprattutto per non “sporcare” un post che – anche se in modo “strano” parla del mio adorato De Andrè), ma certo non che abbia “risollevato e reso florida l’economia del nostro Paese”
@retropensieroliberale:
Il paragone De Andrè-Craxi è molto molto azzardato..Diciamo che lo si può accettare solo come licenza..poetica.
Uno, genovese ruvido al punto di lasciare la troppo mondana (sic!) Genova per la Sardegna selvaggia. L’altro, il pigmalione e “cantore” della disastrosa “Milano da bere” pre tangentopoli?
Ma come può saltare in mente a chicchessia di mettere a confronto De Andrè con Craxi?
De Andrè era l’uomo giusto nel mondo sbagliato, Craxi era l’uomo sbagliato nel partito giusto.
> ecco, se non avessimo mutilato le vittorie di bettino, oggi saremmo in un paese libero e progredito come nel nord europa.
Mica le abbiamo mutilate, siamo penultimi in Europa come paese più corrotto!11!
Ancora ci si ostina a definire Craxi “esule” e non LATITANTE, come andrebbe chiamato!
Craxi ha massacrato il debito pubblico ed ancora ne paghiamo le conseguenze… se non ci fosse stato Craxi, forse adesso saremmo un paese quasi normale… invece siamo un paese mediocre!
Non è neppure politicamente corretto mettere sulla stessa cattiva strada Faber e Craxi. Che ci piaccia o no, Fabrizio, che lo si ritenga un poeta o un cantante borghese che cantava di finte rivoluzioni non è comunque giusto affiancarlo ad un politico corrotto. Tolto il fatto che Fabrizio è il mio cantante preferito, mi pare che l’accostamento sia improponibile. Di lui citerei più “pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo cominciare una chitarra” piuttosto che “è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati” dell’autore del pezzo, di cui pure ho apprezzato la bella prosa.
Il nome di Fabrizio non va neanche nominato vicino a quello di chi ha iniziato il declino che ha condotto al baratro odierno, attuato dal figlio di Craxi, Berlusconi.
Buona lettura/visione http://www.beppegrillo.it/2009/01/passaparola_lun_11/index.html?s=n2009-01-05
\”I loro universi poetico-politici erano popolati da perdenti, malfattori, prostitute, nani, ballerine, imprenditori, zingari, mariuoli\”
ma alla fine ci dite chi è quel gran genio di \”retropensieroliberale\”? per piacere…