Chi salverà la Siria dalle armi chimiche?
29/08/2011 - La caduta di Bashar Al-Assad potrebbe portarsi dietro effetti collaterali imprevisti Tutti i manifestanti siriani ne sono più o meno sicuri: il tempo rimasto a Bashar Al Assad, l’autocrate alla guida del paese, è più o meno segnato: entro ottobre
La caduta di Bashar Al-Assad potrebbe portarsi dietro effetti collaterali imprevisti
Tutti i manifestanti siriani ne sono più o meno sicuri: il tempo rimasto a Bashar Al Assad, l’autocrate alla guida del paese, è più o meno segnato: entro ottobre di quest’anno sarebbe garantita una sua uscita dallo scenario internazionale, una sua sconfitta, insomma: la presa di Damasco. Niente più carri armati ad imperversare nel paese, niente più vittime civili, una Siria diversa, forse migliore. Eppure c’è un rischio, che i manifestanti del paese mediorientale forse non hanno considerato nella sua integrale pericolosità. E ce ne parla oggi il Washington Post.
ARMI CHIMICHE – La Siria è uno dei paesi più imbottiti di armi chimiche del mondo. E nonper modo di dire, come quelle, pur pericolose, disseminate per la Libia. Parliamo di un vero e proprio arsenale nelle disponibilità dell’attuale regime e che, una volta decapitata la leadership di Assad, potrebbe finire nelle mani sbagliate o, peggio, fuori controllo.
L’arma preferita dalla Siria non è l’iprite ma il Sarin, un gas nervino che ha ucciso 13 persone e ne ha colpite altre 1000 durante un attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo nel 1995. Il Sarin, che è letale se inalato anche in minime quantità, può essere utilizzato per contaminare acqua e cibo. Anche se molti analisti dubitano che Assad possa deliberatamente condividere bombe chimiche con i terroristi, non è impensabile che le armi possano scomparire nel caos di una rivolta che distrugga il servizio di sicurezza siriano, che controlla le munizioni.
Il “regime change” in Siria, dunque, dovrebbe tener conto di questi problemi. Come evitare che la fine di un era, quella di Bashar Al-Assad, si porti dietro la perdita della sorveglianza sull’arsenale chimico siriano, esponendo la popolazione agli attacchi di qualche matto pronto ad utilizzare il gas nervino per stragi ed altre amenità? “Se le cose andassero male”, spiega un ufficiale americano assegnato al monitoraggio della situazione siriana, “questo scenario sarebbe possibile”.
UN PERICOLO IN CRESCITA – L’arsenale siriano, spiega il Washington Post, rischia di essere il più grande del mondo.
La CIA ha stabilito che la Siria possieda un largo arsenale di testate a base di gas Sarin e che stia lavorando sullo sviluppo di VX, un agente ancora più terribile che resiste alla diffusione nell’ambiente. Precedentemente nell’ultimo decennio, alcuni esperti di armi hanno definito l’arsenale siriano come “probabilmente il più grande al mondo”, consistente in decine di tonnellate di agenti chimici altamente letali e centinaia di missili Scud come d’altronde razzi meno pesanti, munizioni di artiglieria e granate per la diffusione del veleno.
Le preoccupazioni del governo americano sull’arsenale siriano erano state messe in evidenza da un rilascio di un cable diplomatico americano, ovviamente messo in rete da Wikileaks, in cui si faceva presente che una società indiana si stava preparando a vendere componenti alla Siria, utili per rinforzare il programma chimico. Qui il cable, e il Washington Post continua: il problema non è solo la Siria. Infatti sono molti i paesi mediorientali in possesso di arsenali “sporchi”: e un peggioramento della situazione nel paese di Assad potrebbe destabilizzare anche molti altri contesti limitrofi.
Molti paesi del medio oriente possiedono un gran numero di armi convenzionali, come anche reattori nucleari il combustibile dei quali potrebbe essere usato per costruire una “bomba sporca”. Non ci sono prove del fatto che munizioni avanzate siano state rubate. Ma le autorità americane riconoscono che l’insicurezza riguardo il controllo delle armi in questi paesi sta salendo, grazie al prolungato periodo di rivolte.











