Non e’ questione di destra o sinistra, la greppia pubblica attira e attizza. A maggior ragione in tempi di crisi. Non se ne esce affidandosi in toto alla Magistrautra salvifica e tutelante come vorrebbe DiPietro, ma tagliando il problema alla radice: meno stato, meno ruberie.
Controcorrente è la rubrica periodica – piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr( http://ne0quidnimis.blogspot.com ). Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergia, sonnolenza e dare assuefazione.
Tanto per cambiare oggi retrocediamo su un tema che in genere poco mi appassiona, l’attuale fase della politica in Italia e i guai giudiziari che hanno investito nei giorni scorsi gli amministratori locali in quota PD. L’interessamento quasi entomologico per questa fase, deriva dall’osservazione di fenomeni che potrebbero avere conseguenze durature nella poleis italica: forse stiamo assistendo al completamento, in altre forme e dimensioni per carita’, della la stagione
di Tangentopoli rimasta monca per quindici anni, che anche allora parti’ dalla periferia per investire poi il centro. Nulla di cui andar fieri comunque, potrebbe esserlo solo un inquisitore burostatalista agli antipodi dal sano “Law & Order” individualista amerikano come di fatto e’ DiPietro. Se n’e’ reso conto anche nonno Napolitano, il suo appello a far qualcosa sul fronte del chiarimento dei rapporti e dei ruoli tra politica e magistratura e’ miele per le orecchie della maggioranza e forse al punto in cui siamo arrivati anche per gran parte della minoranza parlamentare. Ci pare poco opinabile che gli eventi in questione non siano casuali: come missili lanciati su Sderot, segnalano una nuova offensiva “mirata” da parte di una corporazione istituzionale volta alla tutela della propria rendita di posizione; ma di questo non vorremmo occuparci per carita’ di patria: del resto se i politici non rubassero i magistrati avrebbeor poco da lanciare offensive; ci focalizzeremo sui risvolti piu’ prettamente generali, nemmeno partitici, della questione.
PARTITI E PERSONE – Chiariamo subito una cosa: lungi da noi gioire come un qualsiasi tifoso assiepato in Curva Nord dei guai giudiziari di molti amministratori locali eredi del “Partito della Questione Morale”, lungi da noi alzare irridenti ditini. Prima di tutto perche’ il clima autoassolutorio stile “siamo tutti uguali, rubiamo tutti, assolviamoci tutti” e’ un rischio concreto. Secodariamente, per una questione di garantismo; tradotto, significa pensare che la responsabilita’ civile o penale, lungi dall’essere “politica” come alcuni in queste lande ideologicizzate credono, debba essere sempre e solo individuale. Cio’ e’ ancora piu’ vero nella misura in cui ci si rende conto che viviamo in un mondo politico agli antipodi dalla cosiddetta Prima Repubblica. Se a quei tempi tutto originava e tutto finiva nei Partiti (un clima invero opprimente), oggi da una parte le regole elettorali, dall’altra il Partito di Plastica e quello della Fusione Fredda han consegnato le Amministrazioni locali a una serie di cacicchi, forti della loro legittimazione popolare diretta. Un tempo i governi si dimettevano per una alzata di sopracciglio del segretario di un partito minore, oggi una Jervolino qualsiasi si puo’ permettersi di sfanculare il segretario del suo partito. Lei e tutti gli altri si legittimano in quanto eletti, non in quanto tesserati o parte di una certa corrente, quelli so’ al limite problemi da peones parlamentari centrali o da consiglieri comunali. Il che in se’ non sarebbe scorretto, sarebbe pure costituzionale; ma allora dato il contesto, checcentra il Partito?
MORAL ISSUES - Tutta colpa di Veltroni, come si legge da tempo in molti blog? Aldila’ delle alleanze sbagliate, presunti scudi che si sono trasformati in sanguisughe, in una situazione del genere paradossalmente solo il carisma e la “padronanza” alla Berlusconi potrebbero fornire un minimo di controllo sul Partito. Forse l’avversione generalizzata per il meccanismo delle preferenze trova una spiegazione nel tentativo di frenare sul nascere questa
deriva feudale: vassalli valvassori e valvassini sempre pronti a ritagliarsi e allargarsi i loro spazi. Sempre stato del tutto contrario al centralismo democratico per carita, ma ora stiamo esagerando.con questa interpretazione del tutto autarchica e auto referenziale del federalismo. Povero Veltroni che deve fa’? Gia’ ai tempi dello scandalo Del Turco non ha scritto, non ha telefonato, non ha dato il minimo di solidarieta’ al compagno presidente della regione degli Abruzzi carcerato, lasciandolo in pasto alla magistratura e ai giornali, si disse perche’ socialista, in realta’ per non offrire ulteriori destri a DiPietro; ora a fronte della nuova bufera policentrica afferma che “faremo subito pulizia”. Pulizia adesso? Il punto e’ che non puo’ fingere, bendett’uomo, di essere alla guida di un partito “normale“: molti dei suoi elettori lo vivono ancora come uno specchio in cui rimirare la loro “antropologica superiorita’“, un Partito unito (contro Berlusconi e il suo modello antropologico) come una Chiesa alle Crociate contro l’Infedele, “Puro” come sono loro, da bravi italiani afflitti da “sindrome delle corna“, che sono quella cosa che tutti vedono, con l’eccezione delle proprie (tanto che la recente vicenda che ha colpito suo figlio, ha rivelato che hanno addirittura “superato il maestro”, quanto a intransigenza). E’ questo il gigantesco “qui pro quo” italico generato dalla famosa “questione morale” evocata ai tempi da Berlinguer. Fu una scelta intelligente anche se priva di sbocchi concreti gia’ allora: l’uomo era avanti, s’era reso conto in anticipo che i modelli ideologici allora in uso – l’Urss, la rivoluzione etc. – non reggevano piu’. Urgeva identificare altre ragioni per respingere le scorciatoie di piazza mantenendo al contempo l’atteggiamento messianico nei confronti della politica. Purtroppo quel proclamare la loro “purezza” non porto’ alla pulizia della politica ma si autoconfino’ alla criminalizzazione degli avversari; invece di comprendere che politica e’ legittimo conflitto di interessi alla luce del sole, tale visione ha trasformato la lotta democratica in un conflitto mediorientale tra bene e male, tra chi ha ragione e chi vuol fermare il trionfo della Verita’ per sordidi interessi privati. Ne viviamo ancora oggi le conseguenze. Nonostante tutto qualcuno insiste: d’Alema minimizzava, si tratterebbe secondo lui di “sette casi isolati, li ho contati”. Grazie per lo sforzo computazionale, ma pochi o tanti che siano non cambia, non e’ che se fossero diciassette invece di sette allora l’intero partito sarebbe composto di ladri (come del resto riusci’ bene a loro e alla stampa beota coi socialisti e la dicci’); si tratta di prendere atto che non esistono diversita’ morali, soprattutto in un paese amorale e umorale come la nostra Italia dei Livori.



oggi questo termine da noi neoborbonici è considerato come una sfida, una sfida a noi stessi di impegno sociale e come una speranza, speranza di ritorno orgoglioso ad una grandeur meridionale che vide napoli capitale di un regno partecipante alla politica europea con pari dignità di grandi nazioni come la francia e l’ inghilterra
i nostri re erano dotati di “spirito di servizio”, forse troppo, tanto da consentire agli amministratori di “distrarsi” rispetto a questo spirito, tanto la differenza sarebbe stata colmata dal sovrano
oggi l’ italia moderna non ha nè amministratori, nè Re dotati di spirito di servizio……….
non e4siste un organo che compensi col proprio sacrificio la mancanza di questo sentimento negli altri poteri
forse dovremo tornare alla monarchia con Re allevati tutta una vita nello “spirito di sevizio” ?
non necessariamente quei “pasticcioni” dei Savoia
sarebbe bella una gara tra monarchi ed amministratori per chi più eccelle in “spirito di servizio”……un rincorrersi a vicenda
invece di rincorresrsi a vicenda per far vedere chi è più “figlio di sfaccimmo”
non sarebbero meglio oggi in Italia i Borboni piuttosto che questi “figli di sfaccimma” ?
“Con una radicale semplificazione legislativa il Paese…” SAREBBE IN MANO AI FIGLI DI SFACCIMMA PIÙ di quanto è oggi.
assenza di regole per questi saltimbanchi significa fottere ancora di più.
Il ricambio è necessario in un quadro di regole certe dove il politico non è affarista, ha dei paletti che devono tutelare la collettività e fa quello che gli dice l’elettore. SE NO…
VA A FARSI FOTTERE!!!
Purtroppo attualmente la classe politica non vale una sega interrotta.
CHI DOVREBBE RIFORMARE LO STATO?
D’ALEMA,
BERLUSCONI,
VELTRONI,
CALDEROLI…???
E IL RICAMBIO CHI LO FA?
CAPEZZONE,
CARFAGNA,
FASSINO E MOGLIE…???
E’ vero, destra e sinistra centrano poco; è solo una questione di persone con un’indole comune, nessun senso della collettività.
Se fossimo amministrati per dieci anni dagli svedesi staremmo in uno stato efficiente ed in un paese libero.
@rincoln:
Si informi meglio, per certi aspetti i borboni non erano poi così peggio dei piemontesi.
MALGOVERNO NELLA P:A:in quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio(consiglio comunale del 12/13-1-2008).Dal febbraio 2002 l’amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall’ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del contribuente.(Vedere sentenza di condanna del comune immediatamente esecutiva ex art 282 cpc,in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO)